Emanuele Caprioli

Milano 1993

Vive e lavora a Milano

Studio visit di Elisa Carollo

La ricerca di Emanuele Caprioli si sviluppa attorno al concetto di trasparenza, esplorando diversi ambiti legati alla scienza dell’ottica, spaziando dalla proto-fotografia e dal proto-cinema fino all’olografia contemporanea. La sua pratica muove da una fascinazione per la proiezione luminosa, intesa come possibile materia pittorica, seppur intangibile, presente in uno spazio fisico. Per questo Caprioli crea, manipola, ibrida strumenti ottici e tecniche di proiezione: manipolare la luce, infatti, è un modo per manipolare le immagini ed espandere le possibilità di visione.

L’interesse è quello di creare un nuovo immaginario senza l’uso del colore, ed esplorare una nuova permeabilità dell’immagine, affrontando così anche l’impossibilità di una sua staticità e di lettura univoca, come poi di un suo isolamento assoluto dal contesto di percezione/fruizione. Per questo i suoi dipinti acromatici, realizzati su vetri e lenti ottiche, si mimetizzano fino a integrarsi in qualsiasi contesto-immagine, diventando diaframmi che manipolano la luce ma, al contempo, rimangono neutri e permeabili rispetto all’ambiente circostante.

Questo è evidente nelle sue più recenti proiezioni analogiche come La fiera di San Donato a Cascina Creativa, Milano, o Reminiscenze, al festival LIBERITUTTI, Milano, con cui fantasmagorie di animali simbolici animano lo spazio.

Questo tipo di lavoro fa seguito alle prime sfere in vetro soffiato dipinte a mano che, legate più a un mondo magico tra immaginazione e reminiscenze dell’infanzia e ispirate ai cineorami e alle lanterne magiche, creavano immersive narrazioni chimeriche di luce e colori.

Più di recente, anche questo tipo di lavori è diventato più site specific, relazionandosi in modo più profondo a una ricerca sulla fauna e sulla vegetazione dei luoghi dove opera e con le narrazioni ad essi legate, come nel caso di Stormi (2022) a Fucine Vulcano, Milano, o dell’opera Toc, per Dolomiti contemporanee, dove la pittura incolore diventa permeabile, accogliendo le textures del paesaggio circostante e creando un rapporto diretto e reciproco tra artificio e natura, interno ed esterno, particolare e generale.

Al momento del nostro incontro, Caprioli stava lavorando a una serie di opere per la sua personale all’Orto botanico di Palermo: risultato della residenza svolta al suo interno, l’artista ha creato una diateca vegetale tramite una serie di microfotografie su vetro e pellicole, che rivelano le qualità estetiche delle epidermidi di piante qui presenti, rivelando trame e pattern altrimenti invisibile al nostro occhio. Caprioli ne ha documentato lo strato sottile trasparente/traslucido, che ne permette la fotosintesi fungendo da filtro naturale tra il mondo esterno e quello interno. L’idea è quella di esplorare nuovi possibili legami artistico-scientifici per trasmettere una tradizione botanica che è sempre in divenire, e sviluppare così anche una diversa coscienza biologica/ecologica.

Sulla stessa linea anche il progetto Flora marina siciliana, sviluppato in parallelo sempre a Palermo, per la Fondazione Pietro Barbaro: un erbario trasparente e una serie di bassorilievi e fregi su vetro celebrano l’alga Posidonia, fra le specie che produce più ossigeno al mondo. Caprioli sta inoltre lavorando anche a una serie di progetti che intersecano zootica, laboratori sensoriali ed estetica relazionale.

L’atteggiamento di Caprioli è quello di un inesauribile ricercatore, che mette alla prova i fenomeni per svelarne le inedite potenzialità estetiche. Così la sua pratica pittorica e fotografica si integra indissolubilmente con l’ottica, portando all’attenzione i fenomeni che sono alla base di qualunque esperienza estetica, ma anche rilevandone la relatività e l’impossibile universalità nell’esperienza di visione.

La capacità di studio approfondita di tali fenomeni, da un lato, condanna spesso la sua pratica a uno status di ‘esperimento’ che fatica a trovare una forma estetica conclusa. Dall’altro, però, tale atteggiamento consente all’artista di intersecare un’ampia sfera di saperi, rivelando le potenzialità non solo estetiche ma anche relazionali, filosofiche e socio-politiche di una pratica artistica che collabora con la scienza, per portarci a una maggiore consapevolezza dei fenomeni che ci circondano.

Foto Filippo M. Nicoletti

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