




Fantastica racconta l’arte in Italia dei primi venticinque anni del XXI secolo. Lo fa attraverso le opere di cinquantaquattro artiste e artisti nati tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta, invitati a seguire cinque percorsi d’indagine individuati dalle curatrici e dai curatori Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi, Alessandra Troncone.
Nella sezione di Barbero lo spunto tematico è l’autoritratto, ovvero la possibilità di scegliere come rappresentarci o da cosa farci rappresentare. L’interesse non è tanto per il mito di Narciso, quanto per l’Orfeo di Jean Cocteau, dove lo specchio non è più un oggetto fisico che restituisce un’immagine, bensì una soglia tra due mondi comunicanti.
Per Bonami i concetti di indipendenza e autonomia sono i più connotanti della generazione presa in considerazione. Ciascun artista è legato a una propria identità in connessione con molteplici altre, senza però la necessità di appartenenza a gruppi o tendenze. Una stanza per sé, dal saggio di Virginia Woolf, è a un tempo manifesto e soluzione allestitiva della sua sezione.
Mazzonis si focalizza sulla fotografia e sull’uso che ne viene fatto nell’arte contemporanea. Il filo conduttore è la consapevolezza che questo mezzo non è più rappresentazione del reale, ma rivelazione. Il valore e il senso del fotografare mutano di continuo verso nuove e ingegnose possibilità di espressione.
Stocchi dà vita a una prospettiva di autarchia procedurale collettiva, ripristinando la centralità dell’artista, non solo nella creazione dell’opera, ma anche nel processo di progettazione dello spazio espositivo pensato per accogliere e affabulare il pubblico.
Troncone invita a un confronto sulle possibili narrazioni contemporanee del corpo umano e non umano, guardando al mito, alla scienza, alle trasformazioni sociali e scegliendo opere che nutrono visioni composite, stratificate.
Elemento unificante della mostra è l’allestimento progettato dallo studio BRH+/Barbara Brondi & Marco Rainò: un sistema di dispositivi architettonici definiscono gli spazi, accolgono le opere e orientano i visitatori, con la presenza di velari che sembrano voler mettere in rapporto osmotico, più che separare, le cinque sezioni. L’identità visiva creata dallo Studio Sonnoli di Leonardo Sonnoli e Irene Bacchi trae ispirazione dall’universo fantastico surrealista, sintetizzato nella grande “F” che fa da logo a questa Quadriennale d’arte.
Torniamo al titolo, dunque, Fantastica, nella sua doppia accezione di aggettivo qualificativo e di verbo imperativo. Perché l’arte si rivolge a tutte e a tutti, ma, da sempre, parla a una persona alla volta.
a cura di Luca Massimo Barbero
L’autoritratto è qui un pretesto e un enigma. L’autore si mostra in ciò che fa, ma resta fuori da sé. Tredici artisti, di tre generazioni, disegnano un percorso che si muove tra recto e verso, come nei pannelli bifronti che aprono la mostra, ispirati a un’opera rara e privata di Lucio Fontana. «Io sono un santo», dice il fronte; «Io sono una carogna», il retro.
La prima sala apre il percorso con un confronto diretto tra gesto e identità, frontalità e retroscena, avviando una riflessione sull’opera come spazio in cui l’artista prende posizione o si sottrae. Da qui si snoda una sequenza di lavori, in gran parte inediti, che presentano la pittura di oggi in Italia nelle sue diversità e contrasti attraversando la loquacità del linguaggio pittorico e le sue ambiguità, fino a oltrepassare ─ senza dichiararla ─ la soglia dell’opera da cui l’artista si fa rappresentare. La sala intermedia, ci espone al mistero del concetto e della composizione musicale. Prima della chiusura, un passaggio inatteso apre una “crepa” e prepara a un’ultima visione dove il tempo si sospende e lo sguardo si fa lungo, silenzioso e continuo. Un dialogo sottile tra soggettività talvolta polimorfe, opposte o contraddittorie, che condividono con il pubblico una visione della propria opera che si definisce nel tempo, tra differenze di gesto, materia e pensiero. È un fare artistico che attraversa i territori mobili della rappresentazione e dell’identità. In fondo, in queste sale, non si cerca un riflesso, ma un respiro più quieto, la possibilità di vedere davvero, anche oltre sé stessi.
Gli artisti partecipanti:
Paolo Bini, Gianni Caravaggio, Siro Cugusi, Roberto de Pinto, Donato Dozzy, Matteo Fato, Emilio Gola, Luisa Lambri, Luca Marignoni, Roberta Orio, Runo B, Marta Spagnoli, Vedovamazzei.
a cura di Francesco Bonami
Non ho voluto pensare a un tema che unificasse gli artisti da me selezionati se non quello della propria indipendenza e autonomia. Al pubblico il piacere e il compito, non l’obbligo, di trovare connessioni, reali o immaginarie, fra i vari artisti, o magari non trovarne alcuna, confermando l’autonomia o magari l’insularità di ognuno di loro. Ho scelto artisti con cui non ho mai lavorato prima, artisti che non avessero mai partecipato alla Quadriennale, artisti che avessero meno di cinquant’anni, artisti vivi. Non esiste tra loro alcun filo rosso o affinità elettiva apparente, eppure in tutti si fa avanti una necessità di definire proprio quello che Virginia Woolf cercava, una stanza invisibile ma tutta per sé. Un mondo dentro altri innumerevoli mondi. Una storia intrecciata con altre innumerevoli storie. Tutti cercano in qualche modo di disconnettersi dalla realtà perennemente connessa, eternamente informata, costantemente svuotata dell’intimità necessaria a costruire o scomporre la propria identità presente. Ognuno di loro, a modo suo, dice o prova a dire: «qui ci sto Io». Dove ‘Io’ non rappresenta una forma di prevaricazione, ma la sintesi di tutto, al di là di generi, etnie, nazionalità e classi sociali. «Io, come voi, sono Io». Così, riconoscendosi come semplici e autonomi ‘Io’, siamo in grado di rispettare tutti gli ‘Io’ che sono gli altri. Ubuntu! Che in lingua Bantù significa «Io sono perché tu sei».
Gli artisti partecipanti:
Friedrich Andreoni, Lupo Borgonovo, Roberto Cattivelli, Giulia Cenci, Cecilia De Nisco, Luca Gioacchino Di Bernardo, Chiara Enzo, Emiliano Furia, Jem Perucchini, Beatrice Scaccia, Lorenzo Vitturi, Shafei Xia.
a cura di Emanuela Mazzonis di Pralafera
Come reagisce l’arte di fronte all’inondazione di foto, selfie, meme, screenshot, gif, reel, stories che sommergono la nostra vista? La sezione presenta un focus sul ruolo delle immagini e sull’evoluzione della fotografia in Italia dal 2000 al 2025: undici artisti di generazioni differenti dimostrano la versatilità del mezzo fotografico e indagano quale sia il valore e la responsabilità delle immagini. Fino a che punto possiamo fidarci di ciò che guardiamo? Per quale ragione siamo così dipendenti dalle immagini che oggi sono sempre meno da guardare e sempre più da vivere e condividere come gesto “social”? La mostra propone una pausa da questo flusso incontrollabile: qui le opere più che riprodurre cercano di rivelare. La fotografia si discosta dalla sua liturgia rappresentativa e arriva a dialogare con altri linguaggi, oltrepassando i confini della cornice per svelare il suo significato più vero e nascosto al nostro sguardo. La mostra analizza il potere che la fotografia ancora possiede nel rendere visibile l’invisibile e nel portarci a riflettere su cosa si nasconde dietro le immagini, anziché limitarsi ad osservarle.
Gli artisti partecipanti:
Eleonora Agostini, Jacopo Benassi, Andrea Camiolo, Irene Fenara, Linda Fregni Nagler, Teresa Giannico, Massimo Grimaldi, Francesco Jodice, Giovanni Ozzola, Giulia Parlato, Davide Tranchina.
a cura di Francesco Stocchi
L’Exposition Internationale du Surréalisme, avviata a Parigi cento anni fa nel 1925, raggiunse il suo apice nel 1938 con una spettacolare mostra guidata da André Breton e Paul Éluard. Marcel Duchamp fu ideatore e mediatore, affiancato da Max Ernst e Salvador Dalí come consulenti tecnici, Man Ray per l’illuminazione e Wolfgang Paalen per l’allestimento. Contestando l’opera tradizionale e portando l’arte nel mondo concreto, i surrealisti trasformarono lo spazio espositivo in un’esperienza immersiva che anticipava l’installazione contemporanea, segnando una tappa decisiva nella storia dell’exhibition making. In un momento di riflessione generale sulla forma e sulle responsabilità che le istituzioni culturali sono chiamate ad assumere, emerge l’esigenza di rivedere i paradigmi consolidati negli ultimi decenni, attraverso una mostra dal carattere tautologico, che si costituisce nel suo farsi. Una mostra senza titolo, dichiaratamente priva della tematica che identifica le esposizioni collettive, in cui lo scopo non è tanto quello di illustrare o di elaborare un concetto, quanto configurarsi come atto creativo collettivo.
Radunatisi a varie riprese, gli artisti e il curatore, si sono confrontati in un processo inedito: immaginare, sviluppare e seguire ogni fase della mostra.
Così, come l’Exposition Internationale du Surréalisme del 1938 rappresentò la possibilità di ripensare radicalmente il rapporto tra arte, spazio e pubblico, Senza Titolo si offre come laboratorio sperimentale per nuove modalità di produzione, di scambio e di fruizione artistica. Recuperare l’operatività dell’artista e riaffermare il suo ruolo di costruttore di mondi, la centralità dell’immaginazione, dell’autonomia e della responsabilità creativa.
Gli artisti partecipanti:
Micol Assaël, Luca Bertolo, Adelaide Cioni, Martino Gamper, Valerio Nicolai, Lulù Nuti, Pietro Roccasalva, Arcangelo Sassolino, Alessandro Sciarroni.
a cura di Alessandra Troncone
La mostra presenta artiste e artisti che si confrontano con le possibili narrazioni del corpo contemporaneo, in un’accezione estesa che include umano e non umano. Conteso tra una dimensione “incarnata”, materiale e tangibile, e il suo essere “codice”, il corpo si presenta come soggetto in continua trasformazione: il titolo richiama quindi il concetto di incompiutezza come uno stadio di perenne passaggio, piuttosto che di imperfezione, enfatizzando un’idea di apertura e permeabilità che lascia intravedere nuovi modi di relazionarsi con l’altro e con le alterità.
Assumendo come punto di partenza ideale il progressivo avanzamento delle ricerche in ambito genetico negli ultimi decenni, con un’attenzione a fenomeni di mutazione e ibridazione, Il corpo incompiuto si chiede quanto l’eredità biologica definisca effettivamente ciò che siamo, intrecciando miti del passato e visioni futuristiche, e aprendo il campo alla potenza immaginifica dell’arte nel fantasticare su ciò che potremmo diventare attraverso lo sguardo di artiste e artisti alla loro prima partecipazione alla Quadriennale d’arte.
Gli artisti partecipanti:
Camilla Alberti, Diego Cibelli, Antonio Della Guardia, Federica Di Pietrantonio, Valentina Furian, Iva Lulashi, Roberto Pugliese, Agnes Questionmark, Emilio Vavarella.
Dal martedì al giovedì 10-20
Venerdì 10-22
Sabato 10-20
Domenica 10-20
Ingresso consentito fino a un’ora prima della chiusura
Lunedì chiuso
Il biglietto di Fantastica. 18a Quadriennale d’arte consente l’ingresso anche a I giovani e i maestri: la Quadriennale del 1935
Tariffe
Intero € 12,50
Ridotto € 10,00
Ragazzi dai 7 ai 18 anni € 6,00
Visite guidate in lingua italiana a cura di Coopculture € 4,00
Biglietto ridotto valido per
• giovani fino a 26 anni
• adulti oltre i 65 anni
• insegnanti in attività su presentazione di dichiarazione dell’istituto di provenienza, esclusi professori universitari
• gruppi con prenotazione obbligatoria (min 10 max 25 persone)
• convenzioni
• forze dell’ordine e militari con tessera di riconoscimento
Biglietto gratuito valido per
• bambini fino a 6 anni
• 1 accompagnatore per ogni gruppo prenotato
• 1 accompagnatore ogni 10 studenti
• disabile e accompagnatore
• invalido e accompagnatore
• guide turistiche
• accompagnatori turistici
• interpreti che accompagnano le guide
• possessori tessera ICOM e ICROM
• possessori PER Card Palazzo Esposizioni
Gruppi e scuole
• dal martedì al venerdì scuole € 4,00 per studente
• dal martedì al venerdì gruppi € 10,00 per persona
• sabato domenica e festivi gruppi € 12,50 per persona
• prenotazione obbligatoria per gruppi € 30,00 email: edu@coopculture.it
• prenotazione obbligatoria scuole € 20,00 (min 10 max 25 persone) email: edu@coopculture.it
• visite guidate per gruppi e scuole con prenotazione obbligatoria
• gruppi € 100.00 (minimo 10 — massimo 25 persone) email: tour@coopculture.it
• scuole € 80.00 (minimo 10 — massimo 25 studenti) email: edu@coopculture.it
• SCUOLA SECONDARIA. Attività a cura di Coopculture
Scuole € 80,00 per gruppo classe + ingresso mostra € 4,00
Offerta scuole € 70,00 per le classi che prenotano entro il primo mese di mostra o partecipano a due attività servizio didattico a cura di CoopCulture, email: edu@coopculture.it
Ridotto stampa
€ 7,00
Giornalisti con regolare licenza dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, giornalisti). Per i giornalisti che richiedono l’accredito per motivi di servizio l’ammissione è gratuita ed è necessario inviare una richiesta a: ufficio.stampa@palaexpo.it
Accompagnatore abbonato
€ 9,00
Studenti, ricercatori e dottorandi degli atenei romani
Solo presso la biglietteria del Palazzo delle Esposizioni il venerdì e il sabato, dalle ore 17.00 fino alla chiusura € 4,00
Primo mercoledì del mese
Gratuito per gli under 30, dalle 14.00 a chiusura
Enti convenzionati (consulta qui l’intera lista)
• Scontistica riservata del 10% su acquisti di merchandising e cataloghi della Mostra presso il bookshop per tutti i soci Ali – Associazione Lavoratori Intesa Sanpaolo che presentino il tesserino ALI;
• scontistica riservata sull’acquisto di visite guidate alla Mostra per tutti i soci Ali – Associazione Lavoratori Intesa Sanpaolo che presentino il tesserino ALI;
• tariffa d’ingresso ridotta ai visitatori che presentino presso la biglietteria della Mostra il biglietto d’ingresso, relativo all’anno in corso, di una delle sedi delle Gallerie d’Italia.