Simona Da Pozzo

Caracas 1977

Vive a Milano e a Napoli

Studio visit di Chiara Pirozzi

Napoli, 13 maggio 2022

Simona Da Pozzo è interessata, nella sua pratica artistica, all’utilizzo di media differenti – performance, video, disegno, fotografia –mescolati e sovrapposti per la produzione di lavori installativi e context specific. La pratica di Da Pozzo si struttura sia con progetti associativi e collettivi – attraverso i quali si occupa di curatela di progetti culturali, blog che diventano spazi di condivisone con altri autori – sia nella dimensione artistica individuale, nella quale però è sempre presente l’attitudine alla collaborazione e al coinvolgimento di specialisti e pubblico. La sua pratica ha una dimensione marcatamente teorica e d’approfondimento che l’ha condotta, negli ultimi anni, a concentrarsi sull’interconnessione di tematiche urgenti, capaci di collegare il suo lavoro a indagini coeve realizzate in ambito italiano e internazionale e sostenute anche da una forte dimensione critica. Nello specifico, Simona Da Pozzo ha avviato un’indagine sulla destrutturazione del valore identitario e di potere connesso all’idea di “monumento”, che l’artista ribalta e ridefinisce, proponendone visioni e simbologie laterali, multiple e alternative. L’indagine sull’eredità narrativa dei monumenti si manifesta in interventi su e attorno specifiche sculture celebrative, individuate in diverse parti del mondo. L’artista interviene pubblicamente sul monumento attraverso azioni semi-clandestine, oppure agisce con le forme mediate del video, del disegno e della fotografia, utilizzate, spesso, come vere e proprie estensioni, o innesti, al portato contenutistico ed estetico del monumento in analisi. Siano esse azioni live o produzioni installative, i progetti di Simona Da Pozzo sono, in ogni caso, delle forme di ‘hackeraggio’ che sovvertono inaspettatamente i significati e i valori di partenza, scardinando i meccanismi storici che hanno definito l’idea di monumento secondo logiche antropocentriche e parziali. Tale indagine si apre verso ulteriori ricerche che ampliano il punto di vista d’osservazione intrecciandosi a questioni queer, femministe, antispeciste, decoloniali ed ecologiche.

A Napoli, Simona Da Pozzo ha avviato dal 2019 un progetto in progress dal titolo Atlas dei corpi, nell’ambito del quale ha svolto una ricerca storica e antropologica intorno alla statua del dio Nilo, anche detto “Il corpo di Napoli”, collocato nel centro storico della città. A partire dalla ricostruzione e dall’interpretazione di fonti bibliografiche e d’archivio, l’artista fa riemergere mitologie classiche e culti contemporanei, ritualità astronomiche e processi interrotti o dimenticati. Parte di tale progetto è stato presentato di recente negli spazi di Palazzo Fondi e presso la biblioteca della Società napoletana di storia patria. Per Palazzo Fondi, Da Pozzo ha elaborato una videoinstallazione nella quale, in forma ironica e paradossale, due schermi mostrano una videochiamata fra il monumento napoletano e il Maasgod di Rotterdam, avvenuta all’alba dell’equinozio di primavera del 2020, durante il lockdown, e dove al dialogo muto fra le due statue si sostituiscono i rumori di città non più popolate dall’uomo. Negli spazi della biblioteca civica sono lasciati in consultazione documenti d’archivio e libri antichi che ricostruiscono la storia, spesso sconosciuta, del monumento al Nilo, e nel video I’ll Hold Your Gaze,l’indagine sul monumento si fa autopsia di particolari e di parti mancanti, come alcune sculture di putti su cui l’artista ha scelto di intervenire per uno sviluppo ulteriore del progetto.

La maturità della ricerca messa in atto da Simona Da Pozzo si arricchisce della capacità di immergere lo spettatore negli aspetti più speculativi e complessi del suo lavoro, sia attraverso l’incontro in studio sia nella resa formale e installativa delle opere.