Nausica Barletta

Siderno 1991

Vive e lavora a Reggio Calabria e a Milano

Studio visit di Marcello Francolini

La ricerca di Nausica Barletta si concretizza a partire dal ciclo delle “case” che sviluppa tra il 2017 e il 2020. Esso si manifesta in un lento e graduale processo di definizione oggettuale del proprio spazio memoriale. In effetti a poterle guardare tutte insieme, al di là delle diverse situazioni in cui sono presentate: alcune in alto come fossero una meta da guadagnare dopo una lunga scalata; alcune in trasparenza come un miraggio di cristallo; alcune dentro porzioni d’acqua di mare o fiume come fossero zone di morbido abbandono, sembrano condividere una forma minima di presentazione che è in tutto e per tutto a proposito di quella sintesi tipica del disegno infantile, che è poi, direttamente, “la prima casa”. Questo segno tiene insieme il concetto di casa come spazio-formale e il concetto di casa come luogo-mentale proprio e intimo. Il suo spazio è originato dalla possibilità di indurre ad atti dell’esperienza sensibile a partire dalla concrescenza di diverse materie. Il suo procedimento formale trova ancoraggio nelle asserzioni dell’universo poverista che, a sua volta, trova un naturale congiungimento geografico in quel polimaterismo boccioniano in cui si sente ridondare quella, già presente e antica, consapevolezza bizantina verso la “cosa”. La cosa, o le cose intese come le materie sagomate da Barletta, è intesa in un significato che non si riduce alla sua forma fenomenica, ma si estende per gran tratto nell’aldilà: aliquid stat pro aliquo (Sant’Agostino, De Doctrina Christiana). Qui lo spazio diviene luogo, la volumetria si estende nella mente dell’osservatore che deve muovere la correlazione del proprio sguardo dal ricordo al sovrasenso. Il meccanismo di funzionamento dei suoi lavori, così come descritto, rientra a pieno titolo nella nuova generazione di artisti italiani, la cui costante di fondo è una certa propensione a uno sguardo universale che trattiene, in uno, tutti i diversi linguaggi che compongono l’opera d’arte ultimissima. L’attuale punto toccato dalla ricerca di Nausica Barletta progredisce verso un allargamento ontologico dello statuto delle sue opere dall’oggetto all’azione, secondo una condizione di eventualità che ne sottolinea la centralità nella sua estensione nel tempo. Ciò che ricercava nei materiali viene sostituito dall’introduzione dell’azione di agenti esterni, che producono quella porzione di tempo del lavoro che diviene cellula visiva in ciò che resta come composizione ultima e che presuppone, o come ridondanza in una loopstation. Un’opera intesa come rappresentazione di rappresentazioni. È ciò che viene fuori dagli ultimi lavori, come Dieci alla sedicesima (2021) e Soglia (2021), dove l’artista ricerca una collaborazione tra esseri eusociali, donna e formiche, donna e api. In dieci alla sedicesima la forma-casa diviene, attraverso il pane che la sussume, una bio-comunicazione interspecifica con le formiche che intervengono con una manipolazione diretta sulla cosa in tutt’altro. Avviene così l’adozione di un processo bio-semiotico che dispone la forma dell’opera come frutto di un plurilinguismo dialogico. Questa propensione sembra condividere i presupposti di una ricostruzione cognitiva del mondo naturale così come appare nelle intenzioni odierne della semiotica, come nel caso italiano di Augusto Ponzio (La filosofia del linguaggio, 2011), che guarda al linguaggio come attitudine al filosofare, al correlare e non come oggetto esterno d’indagine, ma come facoltà fisiologica degli esseri. Nel caso di Soglia, Barletta radica l’evenienza concettuale sul piano simbolico del virtuale. L’elemento correlatore coincide con l’etere in cui muove la connessione che tiene lo schermo esposto e un quadriportico chiuso all’interno dello stesso edificio che ospita l’esposizione, interdetto per la presenza di un nido di api. Si apre così una soglia sulla possibilità di rivedere dietro le api: nutrici; costruttrici; bottinatrici. Un meccanismo di funzionamento dell’opera che sempre più sviluppa dinamiche di movimentazione di ambienti in altri ambienti e che in modo attuale riversa attenzione alle problematiche che l’eco-sofia ci presenta come conto di crescente allontanamento dal mondo per relegarci un ambiente tecno-scientifico.