Barbara De Vivi

Venezia 1994

Vive e lavora a Venezia

Studio visit di Elisa Carollo

Barbara De Vivi a Venezia è nata e si è formata come artista, imparando tanto dell’arte che popola le chiese e i palazzi della città, come poi dal tipo di approccio alla pittura che qui propone l’Accademia.

Tuttavia, la sua pratica estrae la propria materia di lavoro soprattutto dal flusso mediatico e iconografico costante che ci circonda, immagini che assorbiamo quotidianamente e spesso simultaneamente da varie fonti e tramite diversi medium, ma spesso già avulse dal loro contesto originario. Per questo motivo, le opere di De Vivi si pongono come un’interessante riflessione, allo stesso tempo iconologica e semiotica, sull’immagine contemporanea, portata avanti attraverso la tecnica tradizionale della pittura, per meglio analizzare e comprendere i meccanismi della retorica visiva in relazione al patrimonio iconografico del passato.

Quando ci incontriamo, in occasione dei giorni di inaugurazione della Biennale, capisco subito che è un momento di passaggio. Nello studio di Venezia non c’è molto, se non le opere che ha portato appositamente da New Castle, dove sta lavorando da alcuni mesi. Come lei stessa ammette, sente ormai esaurite le talvolta eccentriche folle barocche che a lungo hanno caratterizzato le sue opere, trovando maggiore ispirazione nel mondo fumoso e fantastico dei lunapark. Questo nuovo motivo narrativo le ha permesso di inserire una serie di nuovi soggetti da un immaginario pop anni ’90, come pupazzi gonfiabili o Pokemon, e al contempo sperimentare nuove tecniche. Fra queste, l’artista ha introdotto l’uso della bomboletta spray, che le ha consentito di esplorare nuovi effetti di iridescenze e luci sulla tela. E ancora, su una tela di 40×30 cm adotta un enigmatico close up filmico su una maschera che ritorna, in forma più estesa, nell’ampia opera che le è accanto. La riproposizione delle medesime immagini è un aspetto ricorrente e coerente nella sua pratica.

L’opera più ampia in studio è chiaramente un lavoro di passaggio: in esso ritroviamo ancora le folle di soggetti tratti dalla storia dell’arte, appartenenti al mondo mitologico quanto alla pittura sacra. Ad essi se ne aggiungono altri che afferiscono già a scenari più grotteschi e gotici, insieme con elementi che riportano invece a questo nuovo mondo dei lunapark recentemente introdotto. Lo sfondo, come spesso accade nelle sue opere, è pressoché assente: sono le figure stesse a costituirlo sovrapponendosi in un graduale passaggio di trattamenti pittorici, che le rende sempre più spettrali. L’opera risulta però fumosa e particolarmente caotica, avendo adottato l’artista anche un uso molto liquido del colore. Unico attracco narrativo, due figure di fanciulle in primo piano, il cui sguardo deciso, seppur diretto verso un orizzonte indefinito, è in grado di catturare l’osservatore. Uno dei punti critici di questa, come di altre opere di De Vivi, è appunto la difficoltà di lettura, determinata dalla complessa gestione compositiva, dalla sovrabbondanza di soggetti su cui lo sguardo tende a vagare senza trovare punti di riferimento. L’artista è consapevole di essere alla ricerca di nuovi processi di appropriazione, mediazione e ri-mediazione delle immagini: se prima il suo lavoro di ricerca e selezione, da internet e da altre fonti, si traduceva in bozzetti su carta di singoli soggetti poi riportati e composti insieme sulla tela, ora il processo creativo prevede una mediazione ulteriore, attraverso la creazione di un collage digitale dei soggetti che lei ha sottratto dal flusso e prima manualmente abbozzato, per poi riportare questo elaborato digitale finale su tela, in una tripla mediazione digitale/analogico/digitale.

L’artista confessa che vorrebbe riprendere a sperimentare di più con wallpaper e collage digitali anche come opere singole, come ha già fatto in passato. Mi mostra un’opera dove, per la prima volta, ha introdotto il collage digitale che, impresso su gesso, integra direttamente come sfondo, tramite le velature di olio che lo avvolgono e lo fanno emergere. Questa soluzione sembra estremamente coerente con tutta la sua ricerca e ricca di potenzialità per una ulteriore evoluzione del suo lavoro.

Dopo una prima esperienza a Lipsia per una residenza, nel gennaio 2023, De Vivi si sposterà tra alcuni mesi ad Amburgo: questi soggiorni a contatto con diverse scene artistiche, e in particolare con l’approccio al figurativo qui dominante, potrà offrirle forse alcune risposte per trovare un maggiore equilibrio nelle sue opere, ed espandere le possibilità di questo nuovo percorso, sia narrativo sia processuale, intrapreso. Ma, in una scena già satura di altra pittura figurativa, non è forse un punto di forza per un’artista così giovane essere in piena e continua evoluzione, interrogandosi criticamente sul proprio lavoro e il proprio approccio alle immagini?