Antonio Della Guardia

Salerno 1990

Vive e lavora a Napoli

Studio visit di Alessandra Troncone

8 febbraio 2022

Lo studio di Antonio Della Guardia non occupa un unico spazio definito, piuttosto si frammenta in vari luoghi che concorrono in modo diverso, ma complementare, al suo processo creativo. C’è lo studio più ‘intimo’, riservato alla progettazione, nei dintorni della città di Salerno dove è nato; c’è la Biblioteca Nazionale di Napoli, luogo frequentato con assiduità e destinato alla ricerca; ci sono i luoghi di produzione, nei quali si sono instaurati rapporti di collaborazione continuativa con addetti alla lavorazione di materiali specifici, con cui l’artista è in costante dialogo. Infine, c’è la galleria Tiziana Di Caro, dove sono custoditi molti dei suoi lavori e dove Antonio accoglie chi è interessato a conoscere di più del lavoro. È qui che ci incontriamo, dove per l’occasione sono state allestite alcune opere utili a tracciare il percorso che conduce dai primi lavori alle ricerche più recenti.

Il fulcro della ricerca di Antonio Della Guardia è il rapporto tra l’essere umano e il lavoro, indagato attraverso diversi mezzi espressivi (disegno, fotografia, installazione, video); se in una prima fase l’artista ha analizzato le dinamiche di potere e controllo infiltrate nell’ambiente lavorativo, analizzando gli atteggiamenti di chi è al potere e sottolineando i meccanismi di competitività, in tempi più recenti il focus si è spostato sulle conseguenze del lavoro digitale, il cui carico è ulteriormente aumentato con la diffusione dello smart working quale conseguenza anche della pandemia.

Nel 2019, in occasione della mostra collettiva The Corrosion of Character (L’uomo flessibile), co-curata da chi scrive con Kateryna Filyuk presso Izolyatsia a Kyiv in Ucraina, Della Guardia ha iniziato un ciclo di lavori basato sul metodo messo a punto da William Horatio Bates all’inizio del XX secolo; una serie di esercizi, basati su teorie della percezione, che avevano l’obiettivo di ‘restituire’ alla vista la sua piena potenzialità. Tali esercizi sono diventati per l’artista il punto di partenza per attivare processi di consapevolezza del corpo che diventano degli atti di resistenza nei confronti delle imposizioni del lavoro al computer che può arrivare a offuscare i nostri sensi attraverso il restringimento del campo visivo. Molti di questi esercizi invitano quindi a riappropriarsi dello spazio circostante attraverso azioni minime ma significative, che l’artista ha illustrato in varie forme, dai disegni a una più recente serie di video diffusa attraverso i canali social dell’Istituto Italiano di Stoccolma (dove è ancora in programma una sua mostra personale, posticipata a causa della pandemia) e presentata su vari schermi nella mostra collettiva There Is No Time to Enjoy the Sun alla Fondazione Morra Greco a Napoli (2021).

Nella recente personale alla Fondazione Pastificio Cerere a Roma, gli esercizi iniziali di Bates sono stati reinterpretati in maniera meno didascalica e per certi versi più poetica. Ad accompagnare queste istruzioni che mettono al centro il rapporto tra corpo, spazio e percezione, concorre la costruzione di una “palestra per l’immaginazione” composta da dispositivi da attivare da parte del pubblico (definito dall’artista “attuante”), a cui si richiede un apporto performativo.

Al momento di questo studio visit la sensazione è di trovarsi in un momento di passaggio tra un corpus di lavori che ha ormai guadagnato una certa riconoscibilità e lo slancio a identificare nuovi campi d’indagine, che estenda la riflessione sul lavoro nel sistema capitalistico a quei contesti dove il “padrone” è ancora più invisibile, quali ad esempio le dinamiche che interessano il mondo dei lavoratori per i social network. La forma che prenderà questa ricerca è ancora molto aperta, e pertanto difficilmente analizzabile a questo stadio.

Il valore del lavoro di Della Guardia sta nell’affrontare temi che sono di grande attualità e ai quali è facile riferirsi anche nelle nostre esperienze quotidiane, con un approccio che invita a percorrere traiettorie laterali. Lo sforzo politico sotteso ai suoi lavori si incontra nel costante invito a riappropriarsi della propria capacità di osservare e immaginare il mondo, per non rimanere schiacciati da altre forze in gioco. Il processo di formalizzazione può apparire in alcuni casi ‘raffreddato’ rispetto agli spunti di partenza, nel suo convergere verso un’astrazione che sollecita più la parte intellettuale e percettiva che non quella puramente emotiva, richiedendo in alcuni casi una guida esterna affinché l’attivazione necessaria sia possibile. Tuttavia il rigore nell’elaborazione di tutti gli aspetti formali e l’aderenza alle intenzioni concettuali conferisce al suo lavoro una maturità artistica che gli viene oggi riconosciuta anche nei circuiti istituzionali.