Adelaide Cioni

Bologna 1976
Vive e lavora a Spoleto e a Londra
Studio visit di Marco Trulli

Adelaide Cioni ha studiato disegno all’Università della California di Los Angeles (UCLA), e scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua ricerca si fonda sul segno come linguaggio funzionale alla traduzione della realtà in immagini attraverso l’esperienza, la memoria, il corpo. Proprio la sua formazione e la sua precedente attività professionale come traduttrice letteraria rendono comprensibile l’attitudine dell’artista a voler riportare sul campo visivo oggetti della realtà, dettagli che non raccontano storie lineari ma ci proiettano in una dimensione sospesa, sfuggendo così a ogni tipo di narrazione. Attualmente l’artista si divide tra l’Umbria, dove dal 2016 ha aperto insieme a Fabio Giorgi Alberti uno spazio/studio chiamato Franca, e Londra dove, dopo essere stata in residenza da Gasworks, è rimasta per condurre un progetto finanziato dall’Italian Council. Adelaide Cioni ha esposto in spazi indipendenti e in luoghi istituzionali in Italia e all’estero.

Incontro l’artista mentre lavora nel nuovo studio di Londra ed è in procinto di stabilirsi in un nuovo studio a Spoleto, confermando il legame con il territorio umbro e la sua grande tradizione pittorica, da Giotto a Sol Lewitt. La pratica artistica di Cioni è un crocevia di sperimentazioni tra pittura, disegno, scultura e lavoro sui tessuti, con un focus costante su immagini mnemoniche, pattern o dettagli che sono estratti dalla realtà e che diventano parte di un corpus astratto di immagini, un universo di segni che ricompone una realtà di figure ricorrenti nella cultura visiva. Queste immagini detonano nell’osservatore attraverso ‘risvegli’ mnemonici, riconoscimenti, perché alludono a brani di figurazioni arcaiche o infantili, che ognuno di noi ha visto e probabilmente dimenticato nella propria esperienza visiva, nel proprio inconscio. In questo senso, uno dei lavori che maggiormente restituisce la ricerca di Adelaide Cioni come analisi affettiva della realtà è A propos de Bacchelli 5, installazione ambientale con 3 Kodak carousel che proiettano, rispettivamente, 80 incisioni su diapositive per tre diversi schermi. Le immagini restituiscono i dettagli delle stanze di una casa importante per la storia personale dell’artista. Questo lavoro di trasposizione non è mai alla ricerca di una rappresentazione realistica ma è un processo analitico di ricostruzione della realtà restituito dal corpo come filtro, quindi dalla visione e dall’esperienza dell’artista. Il segno, dunque, come vibrazione del corpo determina forme precise, quasi incise, talvolta scultoree che nei lavori degli ultimi anni assumono corpo e volume attraverso l’utilizzo di colori piatti e opachi.

Il lavoro di Cioni si discosta profondamente da un approccio strettamente politico alla pratica artistica e agisce su un piano intimo e personale, sulla necessità di stimolare un processo individuale rispetto al proprio inconscio e all’attenzione ad elementi marginali, come le decorazioni presenti nelle culture di tutto il mondo, per cui si configura come un’osservazione sui meccanismi interpretativi e simbolici, sul rapporto di conoscenza e relazione dell’essere umano con il paesaggio.

Negli ultimi tempi le sue forme hanno assunto dimensione spaziale, articolandosi in moduli assemblabili e modificabili, o sono diventati costumi, tessuti utilizzabili per scopi ludici o performativi. Questa ultima tendenza del suo lavoro testimonia l’intento di pensare a transizioni fluide e versatili delle forme, che si manifesta attraverso modifiche continue di display o mediante la loro attivazione in forme dinamiche attraverso la danza (Prayers to Jupiter, 2022). Tali sperimentazioni stanno diventando anche set in cui le varie ricerche si mescolano e diventano opera totale.

Il lavoro di Cioni è solo apparentemente legato a figure e forme ‘leggere’ e a un’attitudine che può sembrare illustrativa, ma in realtà è frutto di un attenta osservazione dei meccanismi percettivi e visivi, fortemente legato al lavoro di Pascali, ad esempio, ma con una grande attenzione alla pittura del Quattrocento italiano, alle arti decorative, ed è guidato da una relazione affettiva e personale con le cose, con la storia degli oggetti che ci circondano e ci accompagnano durante la nostra vita.

Questo campo aperto di segni e riferimenti è in grado di dialogare con diverse espressioni artistiche e di costruire ambientazioni, di generare e moltiplicare transizioni efficaci e immersive, grazie anche alla capacità dell’artista di attivare processi collaborativi.

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