“Studio per un’erosione“
mostra di Margherita Moscardini
Villa Carpegna, 04 maggio – 28 giugno 2011
Inaugurazione 03 maggio ore 18.30
con interventi di Gianni Pettena, Margherita Moscardini, Jas Gawronski
Il terzo appuntamento del ciclo ARTISTACHIAMAARTISTA vede impegnati Loris Cecchini come ‘tutor‘ e Margherita Moscardini come artista invitata.
Scrive Cecchini nel testo di presentazione della mostra: “Margherita ci indica onestamente una strada laterale dove il paesaggio si fa mobile, dove l’erosione e la sedimentazione sono metafora concreta di una condizione esistenziale che inizia dalle affinità con le qualità dei luoghi e i processi a questi condizionati, per portarsi nei territori della trasformazione e della revisione. Sono affascinato dalla sua capacità di lavorare su elementi minimi e sulla molteplicità dei dettagli, isolando dei particolari e su questi ricostruendo un contesto in cui la visione si fa amplificata ma senza clamore, dove la presenza dell’artista si rende laterale rispetto a un esito che non da nulla per scontato e che giunge al risultato grazie a una processualità lenta e complessa che tende a scomparire nella forma dell’opera. Scomparire nella continuazione visiva con la cornice che la ospita, come un’estensione processuale della natura di un luogo. Architettura dello spazio, materiali da costruzione, porzioni di natura, processi fisici, condizioni dello sguardo, chimica del tempo, sono gli strumenti con i quali Margherita disegna la materia delle proprie opere, in un alternarsi costante di porzioni di realtà e regia dell’ineffabile”.
La ricerca di Margherita Moscardini si articola sulle relazioni esistenti tra immagine, visione, architettura e paesaggio. L’artista sviluppa interventi specifici per gli spazi nei quali agisce, instaurando un dialogo con la storia del luogo e le sue evoluzioni nel tempo. Per la Sala delle colonne di Villa Carpegna, l’artista presenta una installazione ambientale che origina da uno studio delle geometrie dello spazio, di cui propone un diverso assemblamento fino ad arrivare a configurare una possibile ipotesi di nuova stratificazione della Sala. L’intervento consiste nello slittamento di elementi architettonici che, ricostruiti in scala 1:1, trovano posto al centro della stanza. In particolare, l’artista ricrea due delle pannellature esistenti e le colloca tra le colonne con un assetto non casuale. Per mantenere le dimensioni originarie, i piani sono inclinati, spezzati e parzialmente sovrapposti. Sfiorano appena le colonne e sono sostenuti da tubi innocenti di derivazione edile che li collegano alle rispettive pareti-modello. Le nuove pannellature si ergono così al centro dello spazio e si fanno paesaggio. Un paesaggio che contiene richiami dell’esterno (un modellino di lampione stradale funzionante) e che, come ogni conformazione, è destinato a trasformarsi nel tempo, in questo caso per effetto dell’umidità della sala.