{"id":40259,"date":"2024-11-19T15:22:03","date_gmt":"2024-11-19T14:22:03","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=40259"},"modified":"2025-07-18T16:25:18","modified_gmt":"2025-07-18T14:25:18","slug":"verso-la-quadriennale-darte-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/verso-la-quadriennale-darte-2025\/","title":{"rendered":"Verso la Quadriennale d&#8217;arte 2025"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Presentata al Collegio Romano la 18a edizione del pi\u00f9 importante appuntamento dedicato all&#8217;arte contemporanea italiana.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si intitola <strong>Fantastica<\/strong> la 18a Quadriennale d\u2019arte che si svolger\u00e0 al Palazzo Esposizioni Roma da ottobre 2025 a gennaio 2026.<br>Fondazione La Quadriennale di Roma, partecipata da Ministero della Cultura, Regione Lazio, Roma Capitale, Camera di Commercio di Roma, ha presentato oggi le linee guida della prossima Quadriennale d\u2019arte, organizzata in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo e con la main partnership di Intesa Sanpaolo, nel corso di una conferenza stampa cui hanno preso parte:  Angelo Piero Cappello, Direttore Generale Creativit\u00e0 Contemporanea &#8211; Ministero della Cultura, Federico Mollicone, Presidente della VII commissione (Cultura, Scienza e Istruzione), Marco Delogu, Presidente Azienda Speciale Palaexpo, Luca Beatrice, Presidente Fondazione La Quadriennale di Roma, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente Comitato Fondazioni Arte Contemporanea.<br><br>La Quadriennale d\u2019arte \u00e8 la principale esposizione periodica dedicata all\u2019arte italiana contemporanea. Partner istituzionale della mostra \u00e8 il Ministero della Cultura, attraverso la Direzione Generale Creativit\u00e0 Contemporanea.<br><strong>Fantastica<\/strong> \u00e8 il grande progetto espositivo corale che racconta la scena attuale dell\u2019arte contemporanea italiana post Duemila, scandita in cinque diversi capitoli, esito dei punti di vista offerti dai curatori Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi, Alessandra Troncone.<br>In controcanto a Fantastica, Fondazione La Quadriennale di Roma presenta un ulteriore progetto espositivo di taglio storico, dedicato alla Quadriennale d\u2019arte del 1935, intitolato I giovani e i maestri. La Quadriennale del \u201935, con la curatela di Walter Guadagnini e realizzato in collaborazione con l\u2019Archivio Biblioteca della Quadriennale. La mostra intende raccontare quella che \u00e8 passata alla storia come la pi\u00f9 importante rassegna di arte italiana degli anni Trenta: la II Quadriennale d\u2019arte, tenutasi nel 1935 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.<br>L\u2019allestimento di entrambe le mostre \u00e8 firmato da Studio BRH+ di Marco Rain\u00f2 e Barbara Brondi.<br>Un progetto speciale, a cura di Christian Caliandro, si svilupper\u00e0 in parallelo alla preparazione della 18a Quadriennale d\u2019arte e sar\u00e0 dedicato alla percezione dell\u2019arte contemporanea italiana all\u2019estero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Perch\u00e9 &#8220;FANTASTICA&#8221;<br>Fantastica \u00e8 l\u2019arte, per la sua capacit\u00e0 di dischiudere nuovi orizzonti, a tutte le latitudini e in tutte le epoche.<br>Fantastica, nella sua valenza di verbo, \u00e8 un invito a riscoprire oggi la potenza del simbolico e la forza dell\u2019immaginazione.<br>Fantastica vuole essere portatrice di un\u2019atmosfera che descrive un climax di stupore, freschezza, speranza. In questo, l\u2019arte contemporanea \u00e8 una risorsa, per l\u2019opportunit\u00e0 che offre di aprire sguardi laterali sulle cose, filtri di lettura inusitati, vie d\u2019uscita inattese, anche quando ci spiazza, confonde, come in un invito a smarrirci e ritrovarci.<br>L\u2019arte contemporanea \u00e8 una necessaria postura per chi l\u2019ha scelta come metodo per dire la propria: gli artisti.<br>I cinque capitoli di cui si compone la mostra, ciascuno nella propria unicit\u00e0 e specificit\u00e0, concentrano lo sguardo su una selezione di artisti giovani e mid-career. Ai curatori \u00e8 stato chiesto di lavorare su artisti viventi, affermatisi dopo il Duemila, tendendo a una scelta di circa 50 nomi e dando la priorit\u00e0 ad artisti alla loro prima Quadriennale, con una particolare attenzione alla presenza femminile.<br>La mostra, nella sua scrittura polifonica impaginata in sezioni distinte, sviluppa impianti narrativi che non evidenziano un\u2019eventuale specificit\u00e0 italiana, ma intersecano temi dibattuti a livello internazionale. La selezione comprende artisti che hanno trascorso periodi pi\u00f9 o meno lunghi all\u2019estero, o vi vivono stabilmente, e artisti di origine straniera che hanno scelto di vivere e lavorare in Italia, assecondando la trasformazione dell\u2019idea di \u2018italianit\u00e0\u2019 che le nuove generazioni hanno sentito di poter condividere e abitare.<br>I filoni di indagine sviluppati dalle singole sezioni della mostra riguardano i meccanismi dell\u2019autorappresentazione, la scelta dell\u2019esperienza o della forma da cui farci rappresentare; la figura dell\u2019artista, l\u2019importanza che possa affermare e mantenere una propria identit\u00e0 solida; la rivendicazione di autonomia dell\u2019artista, anche nel relazionarsi con la committenza di istituzioni; lo stato delle immagini, mai cos\u00ec pervasive ma forse mai cos\u00ec irrilevanti in s\u00e9 se non approvate e condivise; il racconto del corpo \u2500 umano, animale, meccanico \u2013 in una incompiutezza che rivela potenzialit\u00e0 e apertura a nuovi ulteriori sviluppi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>LE CINQUE SEZIONI ATTRAVERSO LE PAROLE DEI CURATORI<br>La mia immagine \u00e8 ci\u00f2 da cui mi faccio rappresentare: l\u2019autoritratto<br>Il cibo, i gatti, la palestra, me stesso, i viaggi e vari ammennicoli<br>A cura di Luca Massimo Barbero<br>\u00abL\u2019autoritratto rimane un tema indelebile nella contemporaneit\u00e0, coinvolgendo non solo la produzione del s\u00e9, ma infrangendo lo specchio: i generi e i ruoli si frantumano e la fluidit\u00e0 dell\u2019io diventa, pure, un riferimento a essere presenti come individualit\u00e0 che dialogano tramite \u201cs\u00e9 relazionali\u201d. I ruoli si scambiano, si fondono in forme inclusive e fluide: l\u2019artista \u00e8 curatore e viceversa, ma anche storico, archivista, musicista, permeando ogni fonte e ricavandone, in fondo, autoritratti. La tecnologia, termine ormai desueto, ne ha amplificato distribuzione, valenza e flusso quantitativo.<br>La mia selezione per la 18a Quadriennale d\u2019arte, per paradosso, non presenta, se non in qualche caso, il tema dell\u2019autoritratto nello specifico, ma affronta l\u2019amplificazione e lo scorrere di quel riferimento, dell\u2019idea pura di \u201cfarsi rappresentare\u201d da un\u2019immagine, talvolta nel corpo di un\u2019opera. \u00c8 una sorta di lite tra il visibile tecnologico, incorporeo, e la nozione, perversamente utilizzata, di originale. L\u2019opera \u00e8, quindi, in questa sede e nel suo corpo non tecnologico, come un pasto possibile, visivo, propedeutico a racconti sincopati che vogliono raccontare qualcosa ma, di fatto, rimandano a un\u2019altra, ovvero l\u2019\u201cessere un autore\u201d.<br>Immagino due momenti, il pi\u00f9 possibile distinti, uno pi\u00f9 legato all\u2019uso delle parole, quasi didascalico, da cui ci facciamo rappresentare: l\u2019autoritratto, ma anche il cibo, gli animali, la pittura e la scrittura. Addirittura, citando i social-media, il termine pi\u00f9 ampio di paesaggio; l\u2019altro, dove non rimane che il corpo dell\u2019opera silenzioso, il meno narrativo, l\u2019interrogarsi del visitatore di fronte a uno spazio dove l\u2019immagine dell\u2019io sprofonda (o rimbalza) nell\u2019opera\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Memoria piena. Una stanza solo per s\u00e9<br>A cura di Francesco Bonami<br>\u00abLa nostra memoria \u00e8 piena, pienissima quella di un curatore di quasi settant\u2019anni. Partendo da questa constatazione ho voluto immaginare non una mostra ma tante piccole mostre dentro una mostra che, a sua volta, sta dentro una grande manifestazione come la Quadriennale d\u2019arte.<br>Cos\u00ec, non ho voluto pensare a un tema che unificasse gli artisti da me selezionati, se non quello della propria indipendenza e autonomia, ciascuno \u201cuna stanza solo per s\u00e9\u201d, appunto.<br>Al pubblico il piacere e il compito, non l\u2019obbligo, di trovare connessioni, reali o immaginarie fra i diversi artisti, o magari non trovarne alcuna, confermando l\u2019autonomia o l\u2019insularit\u00e0 di ognuno.<br>Ho scelto artisti con cui non ho mai lavorato prima, che non avessero mai partecipato alla Quadriennale d\u2019arte e che fossero under 50.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Il tempo delle immagini. Immagini fuori controllo?<br>A cura di Emanuela Mazzonis di Pralafera<br>\u00abLa sezione che curo per la 18a Quadriennale d\u2019arte \u00e8 un focus sull\u2019evoluzione e sul ruolo della fotografia in Italia dal 2000 al 2025. Artisti di generazioni differenti che dimostrano quanto sia versatile il mezzo fotografico e indagano quale sia il valore delle frastornanti immagini che ci assalgono quotidianamente, quali responsabilit\u00e0 rivestono nei nostri confronti e quali implicazioni assumono sulla percezione del mondo. Il lavoro dei fotografi invitati sottolinea come non si parli pi\u00f9 di rappresentazione ma piuttosto di rivelazione. Il loro atto \u00e8 spogliare la fotografia della sua veste descrittiva per riscoprire e rivelare il suo significato pi\u00f9 vero, nascosto al nostro sguardo.<br>La fotografia non \u00e8 pi\u00f9 mera riproduzione del reale, diventa uno stimolo concettuale e visivo per ragionare sullo statuto, la fragilit\u00e0 e la manipolazione dell\u2019immagine e quindi sul suo valore intrinseco, sul tema dell\u2019osservazione quale pretesto per una pi\u00f9 ampia riflessione sulla natura del medium fotografico affinch\u00e9 si creino nuove chiavi di lettura e narrative sociali.<br>In un\u2019epoca in cui sembrano avere pi\u00f9 rilevanza la condivisione e l\u2019approvazione delle immagini piuttosto che le immagini stesse, sembra necessario ristabilire un rapporto veritiero con la realt\u00e0 e pertanto con le immagini.<br>La mostra vuole analizzare ed evidenziare il potere che la fotografia ancora possiede, la cui peculiarit\u00e0 non risiede nel riprodurre i soggetti, o tanto meno nel rendere condivisibile quei soggetti, ma nel poterli trasformare, stimolando il nostro sguardo a reimparare a osservare, a rendere visibile l\u2019invisibile.<br>Le immagini del nuovo millennio sono sempre meno qualcosa da guardare e sempre pi\u00f9 qualcosa da vivere e condividere come gesto \u2018social\u2019. La mostra vuole dunque essere una pausa dal flusso incontrollabile delle immagini che ci \u201cattaccano\u201d quotidianamente, una riflessione sul loro contenuto, sul loro rapporto con il mondo circostante e con la nostra percezione del reale.<br>Immagini fotografiche, post fotografiche, filtrate, algoritmiche, sintetiche, non umane, cameraless: sono immagini fuori controllo o abbiamo ancora la capacit\u00e0 di contenerle, ridurne il consumo, immagazzinarle, farle nostre e reimparare a leggerne l\u2019identit\u00e0 nel silenzio della loro essenza?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Quadriennale 2025<br>A cura di Francesco Stocchi<br>\u00abUna mostra senza titolo, ostentatamente privata della tematica che identifica le esposizioni di gruppo delle ultime due generazioni. In un momento di riflessione generale sulla forma e responsabilit\u00e0 che devono assumere le istituzioni culturali, invitati a riflettere sull\u2019arte italiana del primo quarto di secolo, emerge la priorit\u00e0 di rivedere i paradigmi sviluppatisi negli ultimi decenni con la proposta di una mostra dal carattere tautologico, il cui senso, o obiettivo, \u00e8 la realizzazione della mostra stessa.<br>Un progetto che vuole celebrare l\u2019autonomia della figura dell\u2019artista per riflettersi in un\u2019autarchia procedurale. Una mostra che si avvale unicamente di artisti non solamente nella sua offerta semiotica ma anche nella sua pi\u00f9 concreta realizzazione. Alcuni degli artisti partecipanti saranno quindi invitati a occuparsi dell\u2019allestimento, altri delle luci, altri ancora della comunicazione eccetera, senza l\u2019ausilio di tecnici specializzati.<br>In un panorama privo da due generazioni di correnti artistiche, a vantaggio di palcoscenici individuali, e ricco di specializzazioni dell\u2019industria a sostegno della produzione artistica, si presentano due scenari: da un lato, in nome del rinato desiderio di inserire l\u2019arte nel mondo concreto, si acclama la non-specificit\u00e0 invitando artisti a misurarsi in campi fuori dalle loro competenze specifiche (firmare abiti, proporre men\u00f9 culinari, ideare playlist, suggerire libri o mete per le vacanze); dall\u2019altro, assistiamo a una crescente iper-specializzazione e rigida settorializzazione della produzione di mostre. La lista di ci\u00f2 che non si pu\u00f2 fare in un museo cresce continuamente e spesso l\u2019artista deve rimettersi a decisioni istituzionali non pi\u00f9 sindacabili. In questo clima la figura dell\u2019artista si relativizza a vantaggio di professionisti quali grafici, pubblicitari, invitati a esporre alla stregua degli artisti. Presto saremo tutti artisti, quindi nessuno sar\u00e0 pi\u00f9 artista.<br>Questa mostra desidera celebrare l\u2019autonomia totale dell\u2019artista. Una lettura ampliata e aggiornata del concetto di \u201cbel composto\u201d, espressione che Filippo Baldinucci conia nel 1682 quando parla della capacit\u00e0 dell\u2019artista di fondere pittura, scultura e architettura\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Il corpo incompiuto<br>A cura di Alessandra Troncone<br>\u00abLa mostra propone un focus sul lavoro di artiste e artisti che, mettendo al centro il corpo \u2013 umano, animale, meccanico \u2013 suggeriscono nuove forme di rappresentazione e di racconto, chiamando in causa storie e relazioni sociali che passano attraverso il corpo stesso, ma anche alludendo a fenomeni di ibridazione che guardano a possibili scenari futuri.<br>Se da sempre il corpo umano \u00e8 incline a modificarsi e a \u201ccompletarsi\u201d nel rapporto con l\u2019altro da s\u00e9, negli ultimi decenni tale tendenza \u00e8 andata sempre pi\u00f9 configurandosi in parallelo a evidenti cambiamenti sociali e ambientali. Recenti scoperte in ambito archeologico e paleontologico hanno messo in luce come il concetto stesso di evoluzione non risponda a un principio lineare, mentre l\u2019idea di un corpo fluido e modificabile \u00e8 ormai oggetto privilegiato delle teorie del postumanesimo e del transumanesimo, che inquadrano il fenomeno a livello filosofico cercando di delineare un\u2019antropologia del futuro.<br>La sezione riunisce artiste e artisti nati tra gli anni Ottanta e Novanta \u2500 tutti alla loro prima partecipazione alla \u01eauadriennale d\u2019arte \u2500 che, con diversi linguaggi e mezzi espressivi, lavorano su un\u2019idea di \u201cincompiutezza\u201d del corpo, intesa non come fallimento o mancanza, ma, al contrario, come potenzialit\u00e0 e apertura a nuovi sviluppi possibili, in dialogo con le urgenze pi\u00f9 attuali.<br>Obiettivo di questa proposta non \u00e8 quello di evidenziare un\u2019eventuale specificit\u00e0 italiana ma, al contrario, rilevare i possibili punti di tangenza con grandi temi dibattuti a livello internazionale. Rientrano dunque nella selezione artisti che hanno trascorso periodi pi\u00f9 o meno lunghi all\u2019estero, o vi vivono stabilmente.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>LA MOSTRA I GIOVANI E I MAESTRI. LA QUADRIENNALE DEL \u201935<br>Passata alla storia dell\u2019arte come la pi\u00f9 importante mostra di arte italiana degli anni Trenta, la II Quadriennale del 1935 riun\u00ec al Palazzo delle Esposizioni di Roma centinaia di pittori e scultori di diverse generazioni, presentando il meglio della produzione artistica del tempo. Definita la \u201cQuadriennale dei giovani\u201d, ma anche la \u201cQuadriennale dei grandi maestri\u201d, presenti in gran numero e con opere centrali nella loro produzione, in molti casi realizzate appositamente per quell\u2019occasione. E con riscontro di pubblico unico, superando i 350.000 visitatori.<br>Da qui l\u2019idea di realizzare a novant\u2019anni di distanza, in occasione delle 18a edizione della Quadriennale d\u2019arte, una importante rievocazione di quell\u2019esperienza, allestita al secondo piano della sede in via Nazionale.<br>I giovani e i maestri. La Quadriennale del \u201935, curata da Walter Guadagnini e realizzata in collaborazione con l\u2019Archivio Biblioteca della Quadriennale, offre un contraltare storico a Fantastica che si concentra sulla scena attuale dell\u2019arte italiana post Duemila.<br>Il percorso espositivo include un corpus di opere presentate nella mostra del \u201935, selezionate seguendo alcuni criteri per restituire il profilo di quello storico avvenimento.<br>Si \u00e8 partiti dall\u2019individuare gli artisti cui fu dedicata una sala personale o con significativi gruppi di opere. Successivamente, sono stati rintracciati gli autori premiati nel corso dell\u2019esposizione, essendo la prassi del premio una prassi importante della manifestazione.<br>Attraverso questo processo di selezione, la mostra permette di vedere \u2500 seppure per exempla \u2500 quali fossero gli autori considerati pi\u00f9 rilevanti e celebrati in quel momento storico, testimoniando la loro centralit\u00e0 nella definizione del clima complessivo dell\u2019arte italiana negli anni Trenta. Scipione, Giorgio de Chirico, Gino Severini, Marino Marini, Mario Mafai, Antonio Donghi, Arturo Martini, Corrado Cagli, Carlo Carr\u00e0 sono solo alcuni dei grandi artisti che hanno partecipato alla rassegna del 1935.<br>Un secondo criterio di selezione \u00e8 stato quello di \u201cvedere\u201d la Quadriennale del 1935 con gli occhi di oggi, facendo emergere, e quindi scegliendo di esporre, alcune opere di artisti che, pur essendo presenti con una o poche opere, riscossero grande risonanza, al tempo come adesso, per la suggestione, l\u2019eccentricit\u00e0, la grazia della loro arte, come Mario Broglio, Osvaldo Licini, Leonor Fini, Regina, Cagnaccio di San Pietro, Carlo Levi.<br>Il risultato di tale ricerca d\u00e0 vita a una mostra che, attraverso alcuni dei capolavori dei pittori e degli scultori pi\u00f9 importanti del periodo, restituisce al pubblico odierno uno spaccato della cultura artistica italiana alla met\u00e0 degli anni Trenta, dai retaggi della stagione delle avanguardie e del \u201cNovecento\u201d alle tendenze dominanti del momento, tra Scuola Romana, tonalismo, primordio, Secondo Futurismo, astrattismo. Sono state, cos\u00ec, individuate anche opere che tornano a essere visibili al pubblico dopo decenni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>L\u2019OFFERTA EDITORIALE<br>Entrambe le mostre saranno accompagnate da un catalogo bilingue (italiano-inglese) edito da Marsilio Arte, con saggi dei curatori, schede sugli artisti e sulle opere in mostra e testi critici di autori afferenti anche a discipline liminali con l\u2019arte. Tra i supporti editoriali, ci sar\u00e0 anche una guida breve unica per le due mostre, sempre per i tipi di Marsilio Arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>L\u2019IDENTIT\u00c0 VISIVA<br>Porta le firme di Leonardo Sonnoli e Irene Bacchi l\u2019identit\u00e0 visiva di Fantastica 18a Quadriennale d\u2019arte e dei suoi eventi satellite. Il progetto di Studio Sonnoli affonda le radici negli alfabeti fantastici del manuale tipografico \u201cChamp fleury\u201d (1529) di Geoffroy Tory \u2013 che viaggi\u00f2 in Italia pi\u00f9 volte, di certo fu a Roma dove studi\u00f2 le lettere romane \u2013 e trae linfa dall\u2019immaginario del Surfanta, un gruppo attivo a Torino sessant\u2019anni fa tra inconscio e surreale, per dare vita alla parola-titolo con un segno fortemente suggestivo. Il titolo Fantastica sembra sottrarsi visivamente, ma il suo significato, che inneggia proprio alla forza del simbolico, viene cos\u00ec rilasciato con ancora maggiore efficacia espressiva. Un segno che \u00e8 una iniziale, un simbolo, una firma, allusivo anche di possibili forme. Si compie una rivoluzione nella storia visiva delle Quadriennali d\u2019arte: un\u2019altra lettera, che non \u00e8 soltanto una lettera, prende sotto le sue ali la celebre Q.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>IL ROAD SHOW<br>La 18a Quadriennale d\u2019arte sar\u00e0 protagonista nei prossimi mesi di un tour di presentazione che toccher\u00e0 alcune delle principali istituzioni culturali italiane: un vero e proprio road show che avr\u00e0 inizio gioved\u00ec 16 gennaio alle 18.00 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino e che successivamente toccher\u00e0 Venezia, ospiti a C\u00e0 Giustinian de La Biennale di Venezia; Milano, alla Pinacoteca di Brera; Firenze, a Palazzo Strozzi; Napoli, alle Gallerie d\u2019Italia, grazie alla disponibilit\u00e0 di Intesa Sanpaolo, main partner dell\u2019esposizione; Genova, nella sede di Palazzo Ducale; Brescia, presso la Fondazione Brescia Musei.<br>Ogni episodio del road show \u00e8 pensato come un\u2019occasione di dialogo aperto al pubblico, in forma di conversazione tra Luca Beatrice, uno o pi\u00f9 dei curatori della 18a Quadriennale e l\u2019istituzione ospite, con la conduzione del giornalista e divulgatore d\u2019arte Nicolas Ballario, chiamato a guidare il tour della Quadriennale in un crescendo partecipativo attraverso l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>PROGETTO SPECIALE: NOI NEL MONDO. Indagine sulla percezione estera dell\u2019arte italiana contemporanea<br>In occasione della Quadriennale d\u2019arte 2025, Fondazione La Quadriennale di Roma presenta un progetto speciale dal titolo Noi nel mondo. Indagine sulla percezione all\u2019estero dell\u2019arte italiana contemporanea, curato da Christian Caliandro, con il sostegno della Direzione Generale Creativit\u00e0 Contemporanea &#8211; Ministero della Cultura.<br>Il progetto \u00e8 dedicato all\u2019esplorazione dell\u2019impatto che l\u2019arte italiana esercita sulla scena internazionale, misurando quanto la produzione e gli autori nazionali siano conosciuti e riconoscibili all\u2019estero.<br>Noi nel mondo \u00e8 un\u2019indagine che si sviluppa parallelamente alla preparazione della mostra, alimentando un dibattito che accompagna il pubblico sino alla sua inaugurazione. Concretamente, il progetto si traduce nella pubblicazione di un report bilingue, italiano e inglese, che restituisce un insieme di punti di vista, contributi molteplici, fattori e dati utili a inquadrare il tema.<br>Il report, che sar\u00e0 pubblicato nell\u2019autunno 2025, raccoglie anche gli esiti di un percorso di approfondimento multiforme e si articola in diversi strumenti di comprensione. L\u2019indagine include infatti una serie di videointerviste a operatori del sistema dell\u2019arte nazionale e internazionale, come critici, curatori, artisti, galleristi, collezionisti, giornalisti. Accanto ai video, \u00e8 in produzione un podcast dedicato ai temi affrontati dall\u2019indagine e una campagna di trasmissione via social dei contenuti raccolti. Infine, l\u2019intero progetto sar\u00e0 oggetto di due momenti di presentazione pubblica presso due sedi internazionali.<br>Complessivamente, l\u2019inchiesta \u00e8 volta a tratteggiare uno scenario in costante evoluzione, contribuendo, se possibile, a questa stessa mutazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma, 18 novembre 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentata al Collegio Romano la 18a edizione del pi\u00f9 importante appuntamento dedicato all&#8217;arte contemporanea italiana. 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