{"id":39522,"date":"2024-07-20T08:50:00","date_gmt":"2024-07-20T06:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=39522"},"modified":"2024-07-17T16:14:58","modified_gmt":"2024-07-17T14:14:58","slug":"diego-perrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/diego-perrone\/","title":{"rendered":"Diego Perrone"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Asti 1970<br>Vive e lavora a Milano e a Napoli<br>Studio visit di Lorenzo Madaro<br>20 luglio 2024<br><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima personale di Diego Perrone \u00e8 avvenuta nel 1995 a Viafarini a Milano, mentre risale al 1999 <em>La stanza dei cento re che ridono<\/em> alla Galleria Massimo De Carlo di Milano e al 2002 la prima mostra, che sancisce l\u2019avvio di una collaborazione duratura, con Casey Kaplan a New York. La mostra di due anni fa al MACRO di Roma, curata da Luca Lo Pinto, con circa sessanta opere su display appositamente progettati e concepiti, ha consentito uno sguardo profondo e dilatato sul suo lavoro, cos\u00ec come una recente monografia su tutto il suo percorso curata da Luca Cerizza. Nel passato ci sono state altre mostre importanti, tra le quali le personali alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino e al MAMbo di Bologna, ma il <em>curriculum<\/em> dell\u2019artista \u00e8 molto denso anche sul fronte della partecipazione a mostre corali, come la sua presenza alla Biennale di Venezia nell\u2019edizione del 2013 curata da Massimiliano Gioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni sua mostra \u00e8 per lui occasione di riflessione, naturalmente, anche per un\u2019esaustiva ricognizione sulle radici interne del proprio lavoro, che ad oggi \u2013 a distanza di venticinque anni dall\u2019avvio della sua ricerca \u2013 sembra nettamente coerente seppur denso di slittamenti, anzitutto linguistici. Perrone infatti ha sempre lavorato su una interconnessione di linguaggi, dalla scultura al disegno, dalla fotografia al video e all\u2019installazione. Ma in tutti questi momenti, che ciclicamente appaiono e scompaiono nel suo itinerario di indagine, ci sono alcuni punti cardinali ferrei da evidenziare. Anzitutto il lavoro sulla percezione; poi quello sulla trasparenza, basti pensare ai disegni a penna biro rossa di questi anni o alle sculture in vetro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019artista ha la capacit\u00e0 di tramutare il senso intrinseco di alcuni materiali, perch\u00e9 un altro punto cardinale del suo lavoro \u00e8 il processo che di volta in volta immagina, progetta e realizza attraverso l\u2019uso dei singoli <em>media<\/em>. Per esempio, il vetro, che ha caratterizzato una buona parte della produzione scultorea degli ultimi anni, \u00e8 un materiale per molti versi anti-scultoreo, perch\u00e9 la luce lo penetra, non fa emergere le masse e per certi versi neanche il suo peso specifico n\u00e9 il modellato stesso; ma gli consente di mostrare allo stesso tempo ci\u00f2 che solitamente nella scultura non vediamo mai, cio\u00e8 la struttura interna dell\u2019opera, il suo organismo. Mescolando vetri opachi e colorati e trasparenti, l\u2019artista concepisce cos\u00ec dei bassorilievi che possono essere circumnavigati e osservati a distanza ravvicinata. Si scoprono cos\u00ec, in alcuni casi, dei paesaggi che sembrano marini, mentre in altri affiorano ulteriori elementi, immagini che sono pretesti veri e propri, forme figurative che preesistono e che poi si smaterializzano. Perrone, con questi e altri lavori simili, ci sta spingendo verso una sollecitazione costante sul fronte percettivo, ci sta indicando una possibile via per osservare il reale, la sua consistenza e la sua smaterializzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella mostra al MACRO, per la prima volta Diego Perrone ha presentato un ciclo di fotografie sovraesposte su cui, negli ultimi mesi, \u00e8 per certi versi tornato nella casa-studio di Napoli, fotografando in prima persona dettagli di oggetti e di materiali, proseguendo la sua personale investigazione sul fronte della percezione con risultati formali <em>minimal<\/em> che divengono quasi pittorici una volta stampati su cartoncino 50 x 70 cm, cos\u00ec come accade sui grandi fogli bianchi disegnati a penna biro rossa, con stratificazioni costanti di segni, forme, ondulazioni, che creano una sorta di tessitura materica divenendo per certi versi scultura anch\u2019essa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora sarebbe interessante, come \u00e8 gi\u00e0 accaduto al MACRO, che i linguaggi che concorrono alla costituzione della sua ricerca si intrecciassero con una studiata progettualit\u00e0 in un unico display, per fuoriuscire dalla dinamica della singola opera per diventare sempre di pi\u00f9 spazio da percorrere e investigare e da cui uscire, come \u00e8 stato per la mostra romana, appagati da un\u2019esperienza che non \u00e8 mai estetica fine a s\u00e9 stessa, ma anzitutto conoscitiva, sugli slittamenti, sulle metamorfosi e soprattutto sul valore stesso della materia, intrinsecamente levigata come, con altri presupposti, accadeva nella scultura di un artista a cui ha voluto guardare con curiosit\u00e0, Adolfo Wildt.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nuove forme di disegno, nuove forme di pittura: \u00e8 questo che Diego Perrone sta cercando di costituire, attraverso il proprio lavoro degli ultimi anni, una continua ricerca \u2013 mai fine a s\u00e9 stessa \u2013 delle tecniche, del comportamento dei materiali e dei processi. Ormai l\u2019artista rientra in una generazione che in Italia, sbagliando, collochiamo ancora nell\u2019alveo dei giovani artisti del Paese, ma ormai sono i cinquantenni di oggi, come tanti nomi suoi compagni di strada e anche di studi a Brera nei formidabili anni di Garutti sui quali bisogner\u00e0, appena possibile, formulare una ricognizione esaustiva, non romantica, ma sistematica, ben oltre la nostalgia, studiando partenze, presenze e prospettive dei rispettivi percorsi.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_DiegoPerrone.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_DiegoPerrone-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39524\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_DiegoPerrone-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_DiegoPerrone-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_DiegoPerrone-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_DiegoPerrone.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Asti 1970Vive e lavora a Milano e a NapoliStudio visit di Lorenzo Madaro20 luglio 2024 La prima personale di Diego Perrone \u00e8 avvenuta nel 1995 a Viafarini a Milano, mentre risale al 1999 La stanza dei cento re che ridono alla Galleria Massimo De Carlo di Milano e al 2002 la prima mostra, che sancisce [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":39526,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-39522","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39522","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39522"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39522\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39526"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39522"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39522"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39522"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}