{"id":39504,"date":"2024-07-18T08:55:00","date_gmt":"2024-07-18T06:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=39504"},"modified":"2024-07-23T17:20:37","modified_gmt":"2024-07-23T15:20:37","slug":"mattia-cleri-polidori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/mattia-cleri-polidori\/","title":{"rendered":"Mattia Cleri Polidori"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma 1987<br>Vive e lavora a Roma<br>Studio visit di Davide Lunerti<br>18 luglio 2024<br><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mattia Cleri Polidori ha studiato Pittura all\u2019Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha lavorato come tecnico di laboratorio e assistente alla didattica, e al Wimbledon College of Arts a Londra (Master in <em>Painting)<\/em>, ma fin da subito si avvicina anche alla pratica scultorea, specialmente con l\u2019utilizzo di calchi, che talvolta integra alla tecnica pittorica. Lo studio di Cleri Polidori fa parte di Rione Placido, artist-run-space fondato a Roma nel gennaio 2023 da Eleonora Bona, Tiziano Conte, Denise Montresor, Alice Colacione e Paolo Vitale, che condividono con lui lo spazio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I primi lavori dell\u2019artista rappresentavano prettamente forme anatomiche ibride, umane e non, che potessero corrispondere a conformazioni riconoscibili ma allo stesso tempo aliene; questo un aspetto che si ripete tutt\u2019ora nella sua produzione, in cui il perturbante si manifesta nell\u2019utilizzo di pigmenti acidi apparentemente innaturali, come quelli dei colori dei licheni, e in particolar modo nell\u2019incongruenza tra identit\u00e0 dell\u2019oggetto rappresentato e consistenza tattile del materiale, come una serie di funghi in cemento e tronchi d\u2019albero in gomma. Questo avviene perch\u00e9 l\u2019interesse centrale dell\u2019artista verte sulle forme estetiche in comune a tutte le specie, indipendentemente dal materiale di cui sono composte: gli stessi pattern strutturali, le cui formule possono individuarsi nei parametri della sezione aurea, che si ripetono a livello macro e microscopico nella materia organica \u2013 funghi, piante, batteri, reti neuronali, tessuti \u2013 cos\u00ec come in quella inorganica \u2013 in rocce, sabbia, cemento \u2013 &nbsp;semplicemente per derivazione di azioni meccaniche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricerca di Cleri Polidori si basa quindi sullo studio di queste forme frattali, ramificazioni e arborizzazioni attraverso le quali la materia si protende e si distribuisce nello spazio. Attraverso l\u2019analisi di centinaia e migliaia di esemplari di protozoi, licheni, funghi, spugne, piante \u2013 di cui conserva alcuni esemplari in studio \u2013 \u00a0e l\u2019esercizio continuo della riproduzione della loro immagine, l\u2019artista riesce a \u201cmettere in sangue\u201d i pattern che si ripetono nella materia, per arrivare a trasmetterli sul lavoro: <em>Le citt\u00e0 invisibili<\/em> (2021 \u2013 in corso) sono una serie di pitture su tela e installazioni in silicone pigmentato che registrano proprio questi elementi strutturali ripresi da funghi e protozoi; allo scopo di ridurre al minimo l\u2019impatto della gestualit\u00e0 dell\u2019artista sull\u2019opera, le tele vengono preparate con una gamma variabile di materiali appositi (gesso; acrilici, stucchi, primer, gesso acrilico trasparente o carta giapponese) e il colore ad olio viene distribuito con una resa il pi\u00f9 possibile sottile e uniforme, affinch\u00e9 lo stile autoriale non interferisca con le forme originali del pattern frattale. Dopo i primi anni di produzione, infatti, Cleri Polidori ha progressivamente sottratto l\u2019elemento umano dai suoi lavori, sia in quanto soggetto, sia estromettendo quanto pi\u00f9 possibile la propria presenza, prendendo atto della marginalit\u00e0 dell\u2019esistenza umana nella realt\u00e0 naturale e avvicinandosi cos\u00ec alle teorie harawaiane sull\u2019antropocentrismo<em>.<\/em> Secondo questa stessa prospettiva ha realizzato la serie <em>Gli elementi del disastro<\/em> (2020 &#8211; in corso), tronchi in silicone prodotti dai calchi di alberi bruciati in un incendio: il disastro, concepito in quanto tale dallo sguardo umano, viene interpretato dall\u2019artista come una semplice fase biologica del sistema naturale, in modo simile a quello con cui Anna L. Tsing, nel suo saggio <em>Il fungo della fine del mondo <\/em>(2021 \u2013 in corso), racconta gli incendi come parte del respiro dell\u2019ecosistema, attraverso il quale alcune specie pi\u00f9 accentranti e proliferanti possono lasciare spazio a un habitat ecologico pi\u00f9 ampio e diversificato. L\u2019interesse per l\u2019artista \u00e8 ancora una volta dedicato alle fantasie frattali che percorrono la superficie bruciata di questi alberi distrutti, rivelando come le forme della sezione aurea siano pregnanti di ogni aspetto della realt\u00e0 indipendentemente dai concetti umani di vita, morte e distruzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei lavori di questa serie ha fatto parte nel 2021 di uno spettacolo teatrale della compagnia DOM, dal titolo <em>CAMPFIRE \u2013 dove comincia l\u2019incendio<\/em>; insieme alla stessa compagnia ha pi\u00f9 recentemente collaborato con dei nuovi lavori, delle installazioni di funghi in silicone con pigmenti fosforescenti, ispirate al fenomeno della bioluminescenza, che illuminavano gli alberi di un picnic notturno al quale il pubblico era invitato al termine dello spettacolo (intitolato appunto <em>Darkness picnic<\/em>). Le affiliazioni con la dimensione teatrale rivelano in Cleri Polidori una propensione alla pratica collaborativa e alla dimensione di scambio sociale, di cui \u00e8 indice anche il suo contesto lavorativo. A Rione Placido, infatti, gli artisti membri sperimentano lo sviluppo di una pratica che proceda in comunicazione con le altre, anche con alcuni progetti dedicati, come per la mostra <em>Affinit\u00e0 Elettive<\/em>, per la quale ognuno ha integrato in una sua opera elementi estetici propri degli altri artisti del gruppo, il che fa pensare ancora una volta alle forme di scambio e collaborazione simpoietica raccontate nello <em>Chthulucene <\/em>di Donna Haraway. Questo stesso aspetto di contaminazione sociale emerge dal contesto pubblico della sua prossima produzione, un\u2019opera urbana permanente in dialogo con il territorio della Lunigiana, realizzata per il festival di Tassonart e a cura di Mattia Lapperier, che prevede la disseminazione di una colonia di funghi in cemento all\u2019interno del borgo di Tassonarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fase di produzione pi\u00f9 recente di Cleri Polidori (dal 2021 ad oggi) potrebbe beneficiare di pi\u00f9 occasioni espositive, sia personali che collettive, che possano permettergli di confrontarsi ulteriormente con lo spazio, con il pubblico e con altri artisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il maggiore punto di forza dell\u2019artista consiste invece nell\u2019originalit\u00e0 e autenticit\u00e0 con cui riesce a sviluppare il suo lavoro, nonostante attraversi tematiche piuttosto diffuse, quasi \u2018inflazionate\u2019 nella produzione artistica contemporanea, ovvero quelle pertinenti al rapporto ecologico e al postumano. Una ricerca formale cos\u00ec spiccatamente attenta, costante e dall\u2019impostazione quasi scientifica, non pu\u00f2 che portare in questo campo ad esiti genuini e interessanti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_Rione-Placido-studio-Mattia-Cleri-Polidori-foto-di-Luigi-Ieluzzo.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_Rione-Placido-studio-Mattia-Cleri-Polidori-foto-di-Luigi-Ieluzzo-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39510\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_Rione-Placido-studio-Mattia-Cleri-Polidori-foto-di-Luigi-Ieluzzo-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_Rione-Placido-studio-Mattia-Cleri-Polidori-foto-di-Luigi-Ieluzzo-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_Rione-Placido-studio-Mattia-Cleri-Polidori-foto-di-Luigi-Ieluzzo-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/b_Rione-Placido-studio-Mattia-Cleri-Polidori-foto-di-Luigi-Ieluzzo.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Luigi Ieluzzo<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/c_foto-di-Luigi-Ieluzzo-2024.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/c_foto-di-Luigi-Ieluzzo-2024-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39508\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/c_foto-di-Luigi-Ieluzzo-2024-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/c_foto-di-Luigi-Ieluzzo-2024-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/c_foto-di-Luigi-Ieluzzo-2024-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/c_foto-di-Luigi-Ieluzzo-2024.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Luigi Ieluzzo<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma 1987Vive e lavora a RomaStudio visit di Davide Lunerti18 luglio 2024 Mattia Cleri Polidori ha studiato Pittura all\u2019Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha lavorato come tecnico di laboratorio e assistente alla didattica, e al Wimbledon College of Arts a Londra (Master in Painting), ma fin da subito si avvicina anche alla pratica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":39506,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-39504","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39504","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39504"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39504\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39506"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39504"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39504"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39504"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}