{"id":39063,"date":"2024-06-09T08:50:00","date_gmt":"2024-06-09T06:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=39063"},"modified":"2024-06-08T10:12:23","modified_gmt":"2024-06-08T08:12:23","slug":"elisa-laraia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/elisa-laraia-2\/","title":{"rendered":"Elisa Laraia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potenza 1973<br>Vive e lavora tra Napoli e Potenza<br>Studio visit di Marcello Francolini<br>9 giugno 2024<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Con le sue attivit\u00e0, conduce una significativa ricerca sul concetto stesso di arte pubblica, intesa non solo in relazione all\u2019occupazione di spazi pubblici, ma in quanto pratica artistica, nell\u2019interesse pubblico e al servizio della comunit\u00e0<\/em>\u201d. Questo l\u2019incipit di Alessandra Troncone, che mi ha convinto di passare dal primo studio visit ad un approfondimento sul lavoro dell\u2019artista Elisa Laraia. Un interesse che, partendo dal lavoro specifico che l\u2019artista conduce con il suo LAP (Laboratorio di Arte Pubblica), apre una feconda riflessione rispetto al dibattito critico in Italia, sull\u2019arte pubblica, intesa qui, nella possibilit\u00e0 di sostituire all\u2019evidenza dell\u2019oggetto installazione, l\u2019immanenza relazionale di un processo di narrazione, che in ultimo, si esplica come non-oggetto performativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sotto questa luce potremmo dire che la ricerca di Laraia si connette a quelle produzioni che approcciano l\u2019archivio come modalit\u00e0 di narrazione performativa. Potremmo dire che riconosciamo primariamente due macro-aree della ricerca internazionale rispetto all\u2019archivio: una prima che lo utilizza come oggetto della ricerca (con interventi su archivi preesistenti); una seconda che lo utilizza come strumento d\u2019indagine (qui l\u2019archivio \u00e8 la creazione ex-novo). Laraia sembra agire nella seconda macro-area, analogamente a ricerche come quella di Zineb Sedira, Adrian Paci, John Freyer e altri ancora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tal caso, l\u2019analogia con gli artisti menzionati presuppone la similarit\u00e0 di intenti (non tanto dei processi), attraverso l\u2019adozione di una prassi che, sottraendosi in definitiva all\u2019evenienza oggettuale della materia, adotta un\u2019attitudine performativa sfruttando la narrazione come mezzo espressivo. In altre parole: le pratiche non sono al posto delle rappresentazioni, ma le rappresentazioni si incarnano in pratiche, il che significa anche che le informano, le plasmano e le alimentano. Dunque per ci\u00f2 che fa Laraia con il suo LAP, e come vedremo con il nuovo progetto <em>CERchIO<\/em>, \u00e8 quello di cercare, nelle pratiche stesse, proprio in forza della loro dimensione precognitiva, modi di sfuggire ai codici dominanti della rappresentazione. In questo senso, la resistenza alla standardizzazione dell\u2019esperienza sorgerebbe dalle possibilit\u00e0 intrinseche all\u2019esperienza stessa. Rispetto alle strategie imposte dal potere, essa vi oppone delle tattiche, ridefinendo nuove possibilit\u00e0 di interagire creativamente con lo spazio, trasformandolo in un ambiente abitabile al di l\u00e0 e a prescindere dalle intenzioni di chi lo ha pianificato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Veniamo dunque al progetto <em>CERchIO <\/em>(2024), che, partendo da una campagna di comunicazione, vuole indurre il pubblico a partecipare a un\u2019azione performativa, radunandosi in piazze con caratteristiche architettoniche circolari, coinvolgendo le persone in un processo di co-autorialit\u00e0. Un richiamo a rileggere lo spazio urbano all\u2019insegna del \u201cdialogo bidirezionale\u201d in modo da renderlo luogo di un nuovo scambio emotivo. Ogni persona in un cerchio, parlando con la persona accanto, racconter\u00e0 di s\u00e9 stesso e ascolter\u00e0 la storia del vicino, integrando cos\u00ec la propria individualit\u00e0 all\u2019identit\u00e0 collettiva, cerchio dopo cerchio, partendo dal medesimo centro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La debolezza di tale ricerca potrebbe venire fuori solo da un eventuale disimpegno dell\u2019artista, nel senso della non riuscita del progetto. La forza sarebbe, di contraltare, la sua attuazione, che produrrebbe, pi\u00f9 che una riflessione sul legame di autorialit\u00e0 tra opera e artista, l\u2019immanenza di un processo relazionale e narrativo. Come poterla raggiungere se non attraverso la creazione di un\u2019opera da intendersi come archivio di fatti, di azioni, di scambi orali? Gli ultimi due Art Market Report del TEFAF (2023-2024) mostrano un cambio di rotta, una compressione del collezionismo mondiale verso la pittura-mattone, pi\u00f9 sicura, pi\u00f9 stabile, molto meno eversiva. D\u2019altronde come ci ricorda il buon vecchio Nietzsche (in <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>): \u201cBisogna avere il caos dentro di s\u00e9 per partorire una stella danzante.\u201d<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2_Laraia_UrbanScreenCalvello.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2_Laraia_UrbanScreenCalvello-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39065\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2_Laraia_UrbanScreenCalvello-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2_Laraia_UrbanScreenCalvello-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2_Laraia_UrbanScreenCalvello-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2_Laraia_UrbanScreenCalvello.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3_Laraia_Progetto-CeChIO.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"769\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3_Laraia_Progetto-CeChIO-1024x769.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39067\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3_Laraia_Progetto-CeChIO-1024x769.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3_Laraia_Progetto-CeChIO-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3_Laraia_Progetto-CeChIO-768x577.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3_Laraia_Progetto-CeChIO.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Potenza 1973Vive e lavora tra Napoli e PotenzaStudio visit di Marcello Francolini9 giugno 2024 \u201cCon le sue attivit\u00e0, conduce una significativa ricerca sul concetto stesso di arte pubblica, intesa non solo in relazione all\u2019occupazione di spazi pubblici, ma in quanto pratica artistica, nell\u2019interesse pubblico e al servizio della comunit\u00e0\u201d. 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