{"id":38997,"date":"2024-06-01T08:50:00","date_gmt":"2024-06-01T06:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=38997"},"modified":"2024-06-01T05:53:23","modified_gmt":"2024-06-01T03:53:23","slug":"elena-mazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/elena-mazzi\/","title":{"rendered":"Elena Mazzi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Reggio Emilia 1984<br>Vive e lavora a Torino<br>Studio visit di Elena Forin<br>1\u00b0 giugno 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Elena Mazzi ha studiato all\u2019Universit\u00e0 di Siena e allo IUAV di Venezia. Questo percorso di formazione si \u00e8 completato attraverso un\u2019esperienza al Royal Institute of Art Konsth\u00f6gskolan di Stoccolma e continua oggi attraverso il dottorato pratico di Villa Arson a Nizza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua indagine si rivolge in maniera trasversale alle culture comunitarie e ai territori in cui sono inserite: ogni suo progetto traccia una specifica relazione tra ambiente naturale, dinamica economica e situazione sociale, andando a delineare una geografia antropologica orientata alla riduzione dei conflitti generati da questi complessi e delicati rapporti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni suo lavoro prevede l\u2019attivazione di processi di dialogo con i gruppi sociali: da questi incontri e dallo scambio con figure nel campo della ricerca storico-artistica, del giornalismo, della scienza, dell\u2019economia, dell\u2019industria, dello sviluppo tecnologico, nascono opere che denunciano emergenze e raccontano modelli d\u2019inclusione organica degli individui nei diversi contesti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre all\u2019urgenza dei temi che tratta, gi\u00e0 di per s\u00e9 rilevante, tale trasversalit\u00e0 di approccio implica anche un\u2019articolata sperimentazione espressiva che scaturisce in maniera quasi fisiologica dalle situazioni con cui entra in contatto. Che si tratti di fotografia, video, scultura o installazione, ogni opera corrisponde ai soggetti di cui parla e di cui traccia, anche attraverso la scelta dei materiali, l\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 profonda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dottorato a Villa Arson \u00e8 incentrato su una ricerca a cui si sta dedicando dal 2018 e per cui ha ottenuto un supporto dall\u2019Italian Council. Il tema \u00e8 piuttosto articolato e ha a che fare con le spregiudicate politiche estrattive in corso in Groenlandia, con la creazione di una rotta commerciale che attraversa l\u2019Artico per trasportare le materie prime, con i cambiamenti climatici che rendono pi\u00f9 semplice il passaggio delle navi rompighiaccio, con la volont\u00e0 di autonomia della Groenlandia dalla Danimarca, l\u2019interesse di Islanda, Norvegia e Russia a lavorare le materie prime, e, infine, con la posizione delle popolazioni indigene in merito a queste dinamiche. \u00c8 un lavoro colossale, in cui ogni storia conduce a quella successiva senza soluzione di continuit\u00e0: per questo, come per tutti gli altri suoi lavori, la presenza sul campo \u00e8 una condizione imprescindibile. \u00c8 nella permanenza in quei luoghi che si compie l\u2019incontro con le persone e le loro storie, dove Mazzi costruisce i diari che spesso impiega nelle sue opere e che accorciano la distanza tra il suo sguardo, quello degli abitanti locali, e infine quello di chi fruisce le opere. \u00c9 in quegli stessi luoghi inoltre che l\u2019artista raccoglie reperti e analizza tracce, che incontra quegli elementi che la conducono verso la scelta di una specifica matrice visiva per le sue opere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche se il video \u00e8 un <em>medium<\/em> ricorrente (tra gli atri, si segnala <em>Po\u00e7<\/em>, del 2023, esposto recentemente nella personale alla galleria Artopia di Milano e a Ca\u2019 Pesaro in <em>Polifonie italiane<\/em>, a cura di Camilla Salvaneschi e Angela Vettese) in altri casi Mazzi ha scelto linguaggi completamente diversi come per <em>Smellscapes <\/em>(2022, in collaborazione con le AEF del PAV &#8211; Parco Arte Vivente, Torino) in cui ha avviato un percorso di esplorazione collettiva del quartiere, restituito attraverso una serie di essenze che ne raccontano la matrice olfattiva. Per <em>Snow Dragon <\/em>(2019), il cui titolo \u00e8 preso dal nome della rompighiaccio cinese progettata per navigare la via polare della seta, ha realizzato un arazzo in fibre naturali e plastica riciclata dai mari (in collaborazione con Giovanni Bonotto ed A-Collection); <em>En Route to the South<\/em> (2015, in collaborazione con Rosario Sorbello), invece, \u00e8 consistita in un\u2019analogia tra le comunit\u00e0 di api e quelle dei migranti, per la quale ha tradotto in una serie di tavolette di cera le mappe di quelle citt\u00e0 europee che hanno registrato un aumento dell\u2019economia interna a partire dalla forza lavoro immigrata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le sono state mosse principalmente due critiche: la non riconoscibilit\u00e0 data dalla diversit\u00e0 linguistica delle sue opere, e un\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 curatoriale che artistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando per\u00f2 la natura visiva e linguistica di un lavoro vanno definendosi secondo un percorso cos\u00ec pienamente organico, la diversit\u00e0 non \u00e8 solo una conseguenza necessaria, ma un atto di attenzione, responsabilit\u00e0 e rispetto del progetto. Allo stesso modo, l\u2019inclinazione alla collaborazione \u00e8 indispensabile per tradurre questa complessit\u00e0 nella poetica di un\u2019opera capace di parlare come un coro di voci, di cui Mazzi non dirige semplicemente l\u2019andamento complessivo, ma di cui valorizza ogni singola nota, e per cui ogni minimo intervento ha avuto un ruolo cruciale non solo per la mappatura di una storia, ma anche per mettere in discussione il suo approccio artistico alla narrazione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/b_ElenaMazzi.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/b_ElenaMazzi-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38999\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/b_ElenaMazzi-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/b_ElenaMazzi-300x169.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/b_ElenaMazzi-768x432.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/b_ElenaMazzi.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/c_ElenaMazzi_ph-Sergio-Di-Renzo.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/c_ElenaMazzi_ph-Sergio-Di-Renzo-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39001\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/c_ElenaMazzi_ph-Sergio-Di-Renzo-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/c_ElenaMazzi_ph-Sergio-Di-Renzo-300x169.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/c_ElenaMazzi_ph-Sergio-Di-Renzo-768x432.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/c_ElenaMazzi_ph-Sergio-Di-Renzo.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Sergio Di Renzo<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Reggio Emilia 1984Vive e lavora a TorinoStudio visit di Elena Forin1\u00b0 giugno 2024 Elena Mazzi ha studiato all\u2019Universit\u00e0 di Siena e allo IUAV di Venezia. 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