{"id":38671,"date":"2024-05-17T08:50:00","date_gmt":"2024-05-17T06:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=38671"},"modified":"2024-05-13T12:41:16","modified_gmt":"2024-05-13T10:41:16","slug":"domenico-antonio-mancini-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/domenico-antonio-mancini-2\/","title":{"rendered":"Domenico Antonio Mancini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Napoli 1980<br>Vive a lavora a Milano<br>Studio visit di Nicolas Martino<br>17 maggio 2024<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel primo studio visit, uscito ormai pi\u00f9 di due anni fa, Francesca Guerisoli faceva riferimento a: \u00abUn \u2018dipinto non dipinto\u2019, dunque, che trascina dentro di s\u00e9 la contingenza e la pervasivit\u00e0 dei media digitali nella nostra vita quotidiana\u00bb. Il riferimento era ai \u201cpaesaggi\u201d realizzati attraverso una stringa di google maps stampata su una tela bianca. Una reinvenzione concettuale del paesaggio e del vedutismo (quello napoletano del XIX secolo, in particolare, \u00e8 un riferimento importante) che \u00e8 tipica di un artista impegnato a riflettere sulla nostra eredit\u00e0 artistico-culturale mettendola in relazione alla rivoluzione digitale in corso che \u2013 come gi\u00e0 notava Walter Benjamin nei primi decenni del XX secolo per la fotografia \u2013 segna un passaggio d\u2019epoca radicale rispetto allo statuto dell\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pratica artistica di Mancini, che passa anche attraverso l\u2019utilizzo di neon che ricostruiscono frasi e slogan \u201ccatturati\u201d dalla strada, rimanda in qualche modo a quella artistico-politica di Alfredo Jaar e Claire Fontaine, ma con tratti peculiari che fanno di questo artista uno dei pi\u00f9 interessanti nel panorama italiano contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio questo ripensamento della nostra eredit\u00e0 artistico-politica, insieme all\u2019analisi della rivoluzione cognitiva ed estetica in corso, a rendere quello di Mancini un lavoro particolarmente interessante in questo frangente storico. Se l\u2019immagine riproducibile, secondo Benjamin, \u00e8 un\u2019immagine che oltrepassa la distinzione moderna tra autentico e copia, originale e falso, come funziona, invece, un\u2019immagine costituita da un codice, infinitamente manipolabile e inesistente da un punto di vista materiale? Cosa comporta questo salto di paradigma rispetto alla nostra tradizione visiva? Cosa significa, oggi, dipingere un quadro? Se alla fine degli anni Settanta la pittura diventava, come gi\u00e0 dopo la crisi del Rinascimento, manierista e citazionista, oggi il giro di boa \u00e8 ancora pi\u00f9 radicale. Non siamo dentro una scossa di assestamento (lo sganciamento del dollaro dall\u2019oro nel \u201971 e la crisi petrolifera del \u201973 che aprirono la strada al ciclo economicamente neoliberista e culturalmente ipermoderno), ma dentro una catastrofe antropologico-culturale che determina la trasformazione radicale di quella che abbiamo chiamato realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo momento Mancini sta lavorando a un nuovo ciclo chiamato <em>Less Lethal<\/em>, ovvero opere realizzate con la tecnica di stampa alla trielina nelle quali vengono ingrandite foto delle nuove armi in dotazione alla polizia per mantenere l\u2019ordine pubblico durante le manifestazioni. Armi \u201cmorbide\u201d, potremmo chiamarle cos\u00ec, ma in realt\u00e0 ugualmente letali, che svelano la violenza di quello che potremmo chiamare un soft-power contemporaneo, un potere teneramente micidiale. Si tratta di un\u2019inchiesta visiva sulle trasformazioni del potere contemporaneo dentro societ\u00e0 del controllo, come la avrebbe chiamate Deleuze, che per\u00f2 recuperano paradossalmente elementi disciplinari di una condizione precedente. Parallelamente, Mancini sta sviluppando ulteriormente la serie sul paesaggio con schermi neri, verticali come i nostri smartphone, dove compare la rotellina che segna il caricamento delle immagini su Instagram. Come dicevamo prima, si tratta, in questo caso, di un\u2019interrogazione sullo statuto estetico delle immagini nell\u2019epoca della rivoluzione digitale. A queste nuove serie si affianca un\u2019indagine molto interessante sulla dimensione dell\u2019edilizia popolare, dagli anni del ventennio a oggi, che ha visto intrecciarsi le lotte per il diritto alla casa e la trasformazione dei volumi dedicati agli spazi domestici. Non \u00e8 forse vero che \u2013 come avevano notato gi\u00e0 alla fine degli anni Cinquanta gli architetti situazionisti \u2013 gli spazi che attraversiamo influenzano in maniera determinante il nostro apparato sensorio e cognitivo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui possiamo notare la mancanza di un\u2019indagine sulle psicopatologie del tardo-capitalismo, ma pi\u00f9 che un vero e proprio punto di debolezza si tratta di un focus specifico che potrebbe rendere ancora pi\u00f9 incisivi i lavori che evocano questo tema specifico. In ogni caso quella di Mancini \u00e8 una pratica artistica che riesce a cogliere alcune emergenze decisive della nostra contemporaneit\u00e0 e lo fa con una restituzione formale sempre impeccabile.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/2_DAMancini.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/2_DAMancini-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38689\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/2_DAMancini-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/2_DAMancini-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/2_DAMancini-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/2_DAMancini.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/3_DAMancini.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/3_DAMancini-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38691\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/3_DAMancini-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/3_DAMancini-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/3_DAMancini-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/3_DAMancini.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli 1980Vive a lavora a MilanoStudio visit di Nicolas Martino17 maggio 2024 Nel primo studio visit, uscito ormai pi\u00f9 di due anni fa, Francesca Guerisoli faceva riferimento a: \u00abUn \u2018dipinto non dipinto\u2019, dunque, che trascina dentro di s\u00e9 la contingenza e la pervasivit\u00e0 dei media digitali nella nostra vita quotidiana\u00bb. 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