{"id":38571,"date":"2024-05-08T08:50:00","date_gmt":"2024-05-08T06:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=38571"},"modified":"2024-05-08T12:42:59","modified_gmt":"2024-05-08T10:42:59","slug":"guglielmo-maggini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/guglielmo-maggini\/","title":{"rendered":"Guglielmo Maggini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma 1992<br>Vive e lavora a Roma<br>Studio visit di Davide Lunerti<br>8 maggio 2024<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guglielmo Maggini si \u00e8 formato a Londra, dove ha conseguito il master in Designer Maker alla Camberwell College of Arts, e a New York, dove ha lavorato come assistente di Gaetano Pesce. \u00c8 tornato a stabilirsi a Roma nel 2020, anno in cui si \u00e8 unito all\u2019allora nascente Post Ex; da pochi mesi ha uno studio tutto suo nel quartiere Prati, nel quale mi accoglie per lo studio visit.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima cosa che si nota entrando nel nuovo studio \u00e8 la fecondit\u00e0 della sua produzione. I colori acidi e le forme liquide invadono lo spazio, in sculture e installazioni tentacolari, in plastica e in ceramica, che proliferano ed esondano dai loro stessi confini. Il principio creativo delle opere di Maggini si manifesta proprio in questa esuberanza della materia, da un impulso vitale che alimenta e pervade i materiali fino a farli esplodere, come per sovrabbondanza. Per comprendere facilmente la pratica dell\u2019artista pu\u00f2 essere d\u2019aiuto un suo progetto di qualche anno fa: <em>Falling from 0 to 10 <\/em>(2018), una serie di dieci sculture derivate dallo stesso stampo ovale, che raffigurano un uovo in ceramica fatto cadere, a uno stato della materia ancora malleabile, da diverse altezze via via pi\u00f9 elevate. Questa trasfigurazione progressiva della forma, che porta al suo disfacimento, scioglimento e collasso, ha costituito la base della ricerca estetica dell\u2019artista. Le sue opere assumono conformazioni astratte a seguito di manipolazioni sempre pi\u00f9 elaborate e deformanti, attraverso una conoscenza del materiale sviluppata in continue sperimentazioni. Nella maggior parte dei casi, le sembianze ottenute possono ricordare estremit\u00e0 contorte di piante infestanti, dai colori squisiti e dai volumi gonfi, come frutti fragranti di un perturbante giardino delle delizie, che si sfaldano e liquefanno, troppo maturi. Splendenti e cangianti come caramelle, invitano lo spettatore a coglierli e assaggiarli, incoraggiando al contatto e all\u2019esperienza sensoriale di un materiale solo all\u2019apparenza fragile, quale la ceramica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre a un uso pienamente consapevole e personale del materiale, nella pratica di Maggini \u00e8 affascinante la natura del processo creativo: le opere traggono sempre ispirazione da immaginari ricorrenti nella vita dell\u2019artista, o da iconografie e figure che affiorano dal suo inconscio. Il mondo interiore delle pulsioni psichiche \u00e8 infatti il crogiuolo di suggestioni dal quale l\u2019artista attinge, immergendo le mani nella propria mente come argilla cruda, per impastare e portare in superficie le manifestazioni preverbali del suo desiderio. La forma determinata, al termine del processo di cottura, non \u00e8 infatti che il congelamento di quel flusso magmatico continuo e discordante, ribollente di sensazioni e sovrimpressioni, dei tumulti del suo inconscio, catturato in un istante del suo svolgersi. Ogni opera al suo compimento mantiene impresse su di s\u00e9 i segni della colluttazione tra forze psichiche opposte, registrati nella dialettica tra elementi oppositivi: ceramica contro plastica, forme oblunghe e accoglienti miste a protuberanze penetrative, in colori complementari; e ancora solido e molle, concavo e convesso, moti discendenti e ascendenti, uniti in una sorta di danza; pulsioni maschili e femminili che si rincorrono, rendendosi indistinguibili, come un Apollo che diventa Dafne, confondendosi in un\u2019unica cascata di alloro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di recente l\u2019artista ha presentato <em>Stele dei cocci<\/em> (2024) per l\u2019inaugurazione del nuovo spazio della Galleria Z2O di Sara Zanin a Testaccio, una scultura in ceramica di 200 x 55 x 30 cm composta dall\u2019assemblaggio di pi\u00f9 parti, con inserti in resina che simulano una continuit\u00e0 del materiale. L\u2019opera raffigura la stilizzazione di una portatrice d\u2019acqua, un rimando all\u2019anfora, simbolo di Testaccio, rielaborata nello stile dei cocci, come omaggio, invece, al Monte dei cocci e alle sue stratificazioni. Attualmente sta lavorando, a seguito del Premio Faenza e grazie alla vittoria di un bando SIAE, a un\u2019installazione permanente <em>site-specific<\/em> per la scalinata d\u2019ingresso del Museo Internazionale della Ceramica, che inaugurer\u00e0 il prossimo autunno nelle Giornate del contemporaneo. L\u2019intervento rivestir\u00e0 la scalinata razionalista, inondando i gradini in pietra di un tappeto liquido di maiolica e resina dai diversi colori e volumi, esperibile a piedi nudi, per permettere al pubblico di percepire spessori e consistenze dell\u2019installazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che potrebbe essere interessante, per una possibile e ulteriore evoluzione della sua pratica, l\u2019approfondimento di teorie dell\u2019immagine attive nel dibattito contemporaneo (come possono esserlo ad esempio gli studi Didi-Huberman sul ritorno dell\u2019immagine), cos\u00ec da poter arricchire il discorso concettuale di un&#8217;ancora maggiore profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019evidente maturit\u00e0 di un linguaggio estetico personale, strutturato in anni di pratica e sperimentazioni, permette invece all\u2019artista di rendere in modo pienamente efficace la formalizzazione delle sue ispirazioni, in una perfetta sinergia tra significante e significato.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/b_GuglielmoMaggini.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/b_GuglielmoMaggini-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38574\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/b_GuglielmoMaggini-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/b_GuglielmoMaggini-225x300.jpg 225w, 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