{"id":38342,"date":"2024-04-16T08:48:32","date_gmt":"2024-04-16T06:48:32","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=38342"},"modified":"2024-04-16T08:48:42","modified_gmt":"2024-04-16T06:48:42","slug":"camilla-alberti-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/camilla-alberti-2\/","title":{"rendered":"Camilla Alberti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Milano 1994<br>Vive e lavora a Milano<br>Studio visit di Angel Moya Garcia<br>16 aprile 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La creazione di scenari alternativi di convivenza e collaborazione fra specie, l\u2019ibridazione tra elementi organici e inorganici e l\u2019interesse per le possibili trasformazioni ed evoluzioni nel nostro rapporto con il mondo emersi nel primo studio visit realizzato da Elisa Carollo, mi spingono a tornare da Camilla Alberti per approfondire come la sua ricerca trovi una formalizzazione coerente con la complessit\u00e0 degli argomenti considerati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo obiettivo \u00e8 dare corpo a un immaginario in grado di accogliere diverse mitologie dell\u2019alterit\u00e0, narrazioni ibride, radicate nel mondo ma lontane dall\u2019antropomorfismo. In questo senso, diventa suggestivo ancora una volta notare come la maggior parte degli artisti della sua generazione si stia muovendo su un territorio di urgenze e necessit\u00e0 condivise per cercare rapporti con un\u2019alterit\u00e0 dilatata che si estende oltre i confini del corpo e che comprende altri organismi e forme di vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti della ricerca di Alberti \u00e8 la capacit\u00e0 di creare innesti tra realt\u00e0, concetti e immaginari apparentemente distanti, come, ad esempio, quello di rovina \u2500 centrale in tanta storia e storia dell\u2019arte dal XVIII secolo in poi \u2500 con l\u2019olobionte, un organismo caratterizzato dalla convivenza simbiotica di agenti biologici che non condividono lo stesso DNA. Allontanandosi dall\u2019accezione romantica del termine, la rovina si presenta nel suo lavoro come una trasformazione del vecchio, volta alla manifestazione del nuovo, come lo spazio in cui possono accadere le interrelazioni tra le specie o come il luogo dove i mostri, nuove forme di vita ibride che si fanno manifesto di una mutazione in atto, possono effettivamente vivere. La rovina, i suoi frammenti o il concetto stesso di abbandono diventa ci\u00f2 che permette alla vita di succedere e di creare uno spazio decentralizzato, senza gerarchie e senza controllo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se i suoi primi lavori erano legati all\u2019architettura, utilizzando materiale di scarto principalmente antropico, successivamente l\u2019attenzione si \u00e8 spostata verso l\u2019ibridazione e nelle sculture dell\u2019artista sono quindi apparsi muschi, alghe o piccoli insetti. Attualmente la riflessione viene indirizzata verso un aspetto narrativo in cui l\u2019interrelazione e l\u2019ibridazione sono convogliate in una ricerca sui mostri, sulle creature che non possono essere etichettate o classificate, ma che sono gi\u00e0 presenti nella nostra realt\u00e0. In verit\u00e0, in quest\u2019ottica, il mostro diviene uno strumento narrativo che le permette di ripensare l\u2019identit\u00e0 stessa del nostro corpo e la sua complessit\u00e0. La ricerca pi\u00f9 recente vede la collaborazione con l\u2019Istituto di Biologia dell\u2019Universit\u00e0 di Graz e, in particolare, con il professore Martin Grube, per impiantare licheni sulla superficie di sculture realizzate in biomateriali. Il processo teorico di questa ricerca analizza come l\u2019ibrido ceda il passo al mostro e questo all\u2019olobionte, che di fatto \u00e8 l\u2019identificazione biologica del mostro, un organismo composto da pi\u00f9 organismi, proprio come il nostro corpo. In questo senso, il corpo smette di essere inteso come elemento individuale per diventare ecosistema, in una transizione biologica pi\u00f9 che concettuale che pone le basi per un cambio di paradigma nella nostra definizione identitaria. Una prima formalizzazione di questa ricerca \u00e8 stata presentata alla Biennale di Malta dove ha esposto un lavoro in cui ha cercato di costruire il primo strumento effettivo di narrazione ibrida legata al non classificabile, all\u2019oltre rispetto all\u2019essere umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conoscenza teorica e tecnica di Camilla Alberti potrebbe contrastare con la mancanza di controllo sul risultato finale dei lavori, con l\u2019ibridazione involontaria che va a costellare le superfici e con l\u2019eventuale imprevedibilit\u00e0 del comportamento dei materiali biologici. Questo dinamismo nei processi e di conseguenza nei lavori, potrebbero creare contrasti o perplessit\u00e0 all\u2019interno di un sistema che ha sempre prediletto la staticit\u00e0 e la finitezza formale rispetto a qualunque possibilit\u00e0 di trasformazione, decadenza o indeterminatezza dei materiali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, risulta evidente come nel momento in cui si ammette e si attiva una collaborazione con un organismo biologico non si possa pretendere di controllare il risultato finale. Alberti accetta il tempo di vita dell\u2019altro organismo, che esiste all\u2019interno di un paradigma completamente diverso rispetto al nostro, arrivando ad accogliere, senza compromessi e fino in fondo, il vero senso dell\u2019alterit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/2_CAlberti.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/2_CAlberti-819x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38335\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/2_CAlberti-819x1024.jpg 819w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/2_CAlberti-240x300.jpg 240w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/2_CAlberti-768x960.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/2_CAlberti.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/3_CAlberti.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/3_CAlberti-819x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38337\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/3_CAlberti-819x1024.jpg 819w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/3_CAlberti-240x300.jpg 240w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/3_CAlberti-768x960.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/3_CAlberti.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano 1994Vive e lavora a MilanoStudio visit di Angel Moya Garcia16 aprile 2024 La creazione di scenari alternativi di convivenza e collaborazione fra specie, l\u2019ibridazione tra elementi organici e inorganici e l\u2019interesse per le possibili trasformazioni ed evoluzioni nel nostro rapporto con il mondo emersi nel primo studio visit realizzato da Elisa Carollo, mi spingono [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":38339,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[374,340,230],"class_list":["post-38342","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-studio-visit-2-0","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38342","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38342"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38342\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38339"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38342"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38342"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38342"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}