{"id":37525,"date":"2024-03-14T08:50:00","date_gmt":"2024-03-14T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=37525"},"modified":"2024-03-12T11:20:42","modified_gmt":"2024-03-12T10:20:42","slug":"tommaso-spazzini-villa-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/tommaso-spazzini-villa-2\/","title":{"rendered":"Tommaso Spazzini Villa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Milano 1986<br>Vive e lavora a Roma<br>Studio visit di Davide Lunerti<br>14 marzo 2024<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo precedente studio visit, Lara Demori descriveva la pratica di Tommaso Spazzini Villa come un tentativo di \u00abrendere visibile l\u2019invisibile\u00bb, aspetto che ho voluto approfondire ritornando nel suo studio. Demori lo raccontava attraverso <em>Radici<\/em>, serie di opere in cui l\u2019artista disegna, sulle pagine di libri cardine della cultura letteraria mondiale, una tempesta di ramificazioni arboree: percorrendo la carta come terminazioni di un sistema nervoso, le radici sondano le profondit\u00e0 della parola scritta, facendo riemergere connessioni intertestuali e significati reconditi, criptati dallo scorrere del tempo. Cos\u00ec come gli alberi radicano in silenzio nelle profondit\u00e0 invisibili del sottosuolo, i testi antichi condensano al loro interno un patrimonio vasto quanto impercettibile. \u00abQuando penso a un albero\u00bb, spiega l\u2019artista, \u00abpenso al tronco e alla chioma; non penso a tutto ci\u00f2 che \u00e8 al di sotto e che sostiene ci\u00f2 che \u00e8 sopra, perch\u00e9 non vedendolo non riesco a \u2018tenerlo dentro\u2019. Disegnare \u00e8 un modo per provare a farlo\u00bb. Un discorso che sembra rievocare quel racconto di Sant\u2019Agostino dove un bambino tenta di contenere il mare intero versandolo in una buca scavata sulla sabbia, diventando cos\u00ec il simbolo della tensione dell\u2019uomo a \u2018comprendere\u2019 le cose infinite e imponderabili. Tommaso scava nella sabbia con una matita, per disseppellire i tesori nascosti nel profondo; porta in superficie l\u2019odore terroso delle energie antiche, lente, silenziose e insondabili. Il disegno riesce a mettere in visione ci\u00f2 che la mente da sola non riuscirebbe a contenere; la sua pratica artistica non diventa quindi solo rappresentazione, o traccia, ma strumento attivo d\u2019indagine, che, trasformando <em>res cogitans <\/em>in <em>res extensa,<\/em> gli permette di potersi avvicinare e toccare con mano connessioni altrimenti precluse, nonostante siano, o forse proprio perch\u00e9 sono, a un palmo dai nostri occhi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per circa una decina d\u2019anni, Tommaso ha lavorato nel suo studio \u2018in solitaria\u2019, per potersi concentrare sull\u2019elaborazione e il consolidamento di una propria linea artistica, senza mostrare il suo lavoro o misurarsi attraverso sguardi esterni. Solo di recente, con una serie di mostre e progetti, si sta affacciando alla scena a lui contemporanea. Importante in questo senso la mostra bipersonale con Marcela Calder\u00f3n Andrade alla Galleria Mattia De Luca nel 2022, che ha inserito il lavoro di Tommaso in un confronto internazionale, facendo emergere nel dialogo la fascinazione verso gli aspetti di pluriformit\u00e0 e complessit\u00e0 del mondo naturale, soggetto centrale nei lavori dell\u2019artista. Pi\u00f9 che dall\u2019influenza di altri artisti o da riferimenti alla scena attuale, per\u00f2, rimane evidente come il punto di partenza del suo operare provenga da una spinta interiore, dalle profondit\u00e0 della sua percezione personale, allenata e contraddistinta da un forte rapporto con la letteratura. Un riferimento artistico preciso potrebbe ritrovarsi nel lavoro di F\u00e9lix Gonz\u00e1les-Torres, di cui l\u2019artista ha realizzato, nel suo studio, una rivisitazione \u2018amatoriale\u2019 dell\u2019opera <em>Untitled (Perfect Lovers)<\/em> (1987-1990), dove i due orologi gemelli si sono entrambi fermati. La vicinanza con la sua pratica sta nel forte potere comunicativo esercitato attraverso l\u2019utilizzo di immagini e gesti molto semplici,capaci tuttavia di innescare in modo efficace un grande coinvolgimento emotivo in chi osserva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Particolarmente sorprendente in Spazzini Villa \u00e8 proprio questo aspetto: come da uno sguardo interiore, personale, soffermato su un soggetto minimo, riesca a muovere e raggiungere tanti; senza mai scadere nel banale, nel moralistico o nel teatrale, mantiene nel suo operato una sensibilit\u00e0 disarmante. Ne \u00e8 un esempio <em>Battito<\/em> (2022), installazione composta da una lampadina collegata a un orologio che misura la pressione di chi lo indossa, attraverso il quale il mio battito cardiaco illumina a scatti lo studio per alcuni minuti. La luce della lampadina ha illuminato a intermittenza per quattro mesi l\u2019interno delle rovine del castello d\u2019Evoli, pulsando al ritmo del cuore dell\u2019artista, registrato in tempo reale ovunque egli si trovasse, riportando vita in un luogo abbandonato. L\u2019artista porta cos\u00ec il nostro sguardo su qualcosa di semplice e quotidiano, ma di cui siamo scarsamente consapevoli, come l\u2019attivit\u00e0 continua e incessante di un organo che non smette mai di pulsare per la durata di una vita intera. In <em>Autoritratti <\/em>(2018-2022)<em>, <\/em>progetto che l\u2019ha visto finalista al Talent Prize, questo processo di consapevolizzazione diventa pratica partecipativa: lo spettatore \u00e8 chiamato a scegliere una frase che lo rappresenti, estrapolando le parole da una pagina assegnata dall\u2019<em>Odissea<\/em>, dall\u2019<em>Eneide<\/em> o dalle <em>Metamorfosi<\/em>. All\u2019eredit\u00e0 culturale inestimabile e inesauribile dei testi antichi si aggiunge cos\u00ec l\u2019interpretazione intima di una persona del Ventunesimo secolo, in un\u2019azione che mostra come l\u2019infinito non solo si possa toccare, ma che possiamo entrare a farne parte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sebbene padroneggi pittura e disegno, i <em>media <\/em>che l\u2019artista utilizza si diversificano, declinandosi a seconda del progetto, in un approccio di tipo installativo. Proprio in questo momento, l\u2019artista sta lavorando a un progetto che poggia su basi tecniche completamente differenti dai precedenti, ovvero il sonoro: una ricerca che mira alla registrazione e sincronizzazione di un coro di canti religiosi di differenti credi, etnie e culture, in un\u2019operazione di sincretismo canoro che metta in luce la necessit\u00e0 umana al dialogo interiore, al compianto e all\u2019elevazione spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come forse si percepisce, il lavoro di Spazzini Villa procede per intuizioni e salti, per lampi di un motore interiore. L\u2019asistematicit\u00e0 che caratterizza questo procedimento pu\u00f2 rendere impossibile costituire una ricerca che avanzi su basi critiche continuative, che permetterebbero invece un\u2019organicit\u00e0 maggiore sugli approcci formali e sulle urgenze esplorate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, la sincerit\u00e0 del suo moto creativo comporta necessariamente questa modalit\u00e0, avulsa da un percorso lineare, incasellabile e ordinato, lontana da dinamiche di produttivit\u00e0, riconoscibilit\u00e0 o commerciabilit\u00e0. L\u2019assoluto trasporto che muove Spazzini Villa nella concezione dei suoi lavori \u00e8 per\u00f2 tale da riversarsi in chi ne fa esperienza, rendendo ogni opera un coinvolgente attivatore empatico.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2_TSpazziniVilla.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2_TSpazziniVilla-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37527\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2_TSpazziniVilla-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2_TSpazziniVilla-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2_TSpazziniVilla-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2_TSpazziniVilla.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3_TSpazziniVilla.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3_TSpazziniVilla-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37529\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3_TSpazziniVilla-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3_TSpazziniVilla-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3_TSpazziniVilla-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3_TSpazziniVilla.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano 1986Vive e lavora a RomaStudio visit di Davide Lunerti14 marzo 2024 Nel suo precedente studio visit, Lara Demori descriveva la pratica di Tommaso Spazzini Villa come un tentativo di \u00abrendere visibile l\u2019invisibile\u00bb, aspetto che ho voluto approfondire ritornando nel suo studio. 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