{"id":37479,"date":"2024-03-11T08:50:00","date_gmt":"2024-03-11T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/pedagogy-in-artistic-practicea-perspective-on-the-contemporary-italian-scene\/"},"modified":"2024-03-27T09:33:05","modified_gmt":"2024-03-27T08:33:05","slug":"pedagogy-in-artistic-practicea-perspective-on-the-contemporary-italian-scene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/pedagogy-in-artistic-practicea-perspective-on-the-contemporary-italian-scene\/","title":{"rendered":"Pedagogy in Artistic Practice. A Perspective on the Contemporary Italian Scene"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pedagogia come parte del processo di ideazione, creazione e formalizzazione del progetto, si ritrova oggi in numerose opere di artisti italiani che generalmente si dedicano a pratiche <em>community based<\/em>. Ma gli artisti per cui, in maniera sistematica, il progetto pedagogico risulta essere parte integrante e sostanziale dell\u2019opera non sono molti. In questo articolo ne indichiamo alcuni, nati tra gli anni Settanta e Ottanta, le cui pratiche<em>, pur mostrando differenze rilevanti, sembrano essere accomunate da alcune caratteristiche: la cooperazione con una comunit\u00e0 locale o temporanea che si affianca all\u2019artista anche nella dimensione autoriale, la definizione collettiva dei contenuti e l\u2019incidenza della comunit\u00e0 nell\u2019estetica della fase laboratoriale cos\u00ec come, in misura diversa da artista ad artista e da opera a opera, dell\u2019eventuale formalizzazione finale<\/em><a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abLa didattica impone cosa devi pensare, come se tu fossi un bambino a cui si dice in quale forma collocare un cubetto di legno; mentre la pedagogia \u00e8 un processo dove vengono messe a disposizione alcune forme, dando per\u00f2 la libert\u00e0 di metterle insieme come si desidera\u00bb<\/em>. Questa nota di <em>Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) inquadra la pratica pedagogica, applicata regolarmente nel suo lavoro. <\/em>I suoi progetti si compongono di tre fasi: <em> la ricerca, il laboratorio inteso come momento di interazione collettiva che invita al pensiero critico, e la postproduzione, che spesso consiste nella realizzazione di un video.<\/em> \u00ab<em>Cerco di applicare una pedagogia di decolonizzazione della mente e del corpo dall\u2019essere un soggetto liberale, cresciuto in una societ\u00e0 capitalista, che lo induce ad accettare passivamente condizioni sociali sempre peggiori. L\u2019arte cos\u00ec ottenuta mette in luce come tali condizioni siano anche una nostra responsabilit\u00e0\u00bb<\/em><a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Processo e formalizzazione sono in equilibrio anche nel lavoro che Marinella Senatore (Cava de\u2019 Tirreni, 1977) porta avanti dal 2013 con <em>The School of Narrative Dance<\/em>. Il progetto fa leva sull\u2019autoformazione, attuata mediante azioni che uniscono forme di resistenza, cultura popolare, danza, musica ed eventi di massa. La scuola, descritta come multidisciplinare, nomade e gratuita, finora ha coinvolto circa sei milioni di persone in ventitr\u00e9 Paesi, tra attivisti, danzatori, coreografi, attori, poeti, studenti, artigiani, pensionati e politici che condividono i propri saperi in maniera orizzontale. Il metodo didattico, basato sull\u2019emancipazione, l\u2019inclusione e l\u2019autoformazione, d\u00e0 vita a una creazione collettiva che si formalizza in performance pubbliche basate sull\u2019estetica delle processioni e delle feste di paese, nonch\u00e9 in video, disegni e opere su carta destinati ai contesti espositivi.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si occupano da anni di un tema controverso, quello della sostenibilit\u00e0 relativa all\u2019essere contemporaneamente artiste e madri, Francesca Grossi e Vera Maglioni (Roma, 1982) che con il nome di Grossi Maglioni, dal 2006, conducono workshop spesso pensati per sostituirsi alla produzione artistica di carattere oggettuale. I prodotti del laboratorio, come ad esempio i disegni dei partecipanti, non vengono mai considerati come opere a s\u00e9 stanti. Come anticipato, il duo esplora la condizione dell\u2019essere donna, madre e artista nella societ\u00e0 attuale a partire dalla propria esperienza e intessendo dialoghi con gruppi di madri e bambini nel corso di incontri e laboratori. Il loro ultimo lavoro, tuttora in fase di realizzazione, \u00e8 frutto di una commissione di rigenerazione urbana per il quartiere Quartaccio di Roma: una piazza che sar\u00e0 ridisegnata con figure fantastiche interspecie e intergender a partire dai laboratori dedicati a bambini e ragazzi. L\u2019obiettivo \u00e8 di renderla un luogo di aggregazione inclusivo attraverso l\u2019<em>empowerment<\/em> della comunit\u00e0, a cui ne sar\u00e0 affidata la cura.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di altro registro \u00e8 la pratica di Eugenio Tibaldi(Alba, 1977), frutto di un incrocio tra antropologia e pedagogia applicate in misura diversa nei suoi progetti, attraverso l\u2019indagine dei contesti e il coinvolgimento di associazioni, scuole e altre comunit\u00e0. Per ogni lavoro, se \u00e8 vero che l\u2019impianto metodologico rimane invariato, la pratica tuttavia si modifica e il risultato non \u00e8 mai definibile a priori. La grande opera collettiva <em>Questione d\u2019appartenenza<\/em> (2015) \u00e8 quella che, in questo contesto, meglio rappresenta la sua pratica. Al centro del progetto vi \u00e8 la costruzione di una psicogeografia dei luoghi attraverso una serie di \u2018derive\u2019 situazioniste nei quartieri del centro storico di Napoli. Con il proprio cellulare, i partecipanti hanno realizzato fotografie poi riunite da Tibaldi in stampe di grandi dimensioni, intagliate e sospese, nelle quali emerge chiaramente la relazione tra la molteplicit\u00e0 di ambiti informali, restituendo un\u2019immagine corale della citt\u00e0 attraverso gli occhi dei partecipanti.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il format \u00e8, invece, sempre lo stesso in <em>Global Education <\/em>di Giuseppe Stampone(Cluses, 1974), progetto avviato sotto il cappello di Solstizio Project, attraverso il quale, assieme a Maria Crispal, realizza azioni artistiche che sono al tempo stesso metodi didattici, collaborando con artisti, architetti, sociologi, pedagoghi, antropologi e operatori sociali. <em>Global Education<\/em> comprende i noti abecedari e mappe, creati a partire dall\u2019analisi dei luoghi in cui l\u2019artista opera, con l\u2019intenzione di proporre alternative al modello educativo corrente. La scelta di lavorare sull\u2019abecedario si spiega con il rifiuto dell\u2019orizzonte di apprendimento istituzionale, che Stampone definisce \u00abdittatura gutenberghiana\u00bb, al fine di proporre una frammentazione dei punti di vista. Gli abecedari, realizzati dalle comunit\u00e0 coinvolte da Stampone, sono in questo senso esemplificazioni di come l\u2019arte possa farsi collante sociale e dispositivo relazionale all\u2019interno di uno stesso gruppo.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono parimenti <em>socially engaged<\/em> i progetti proposti dal collettivo Parasite 2.0 (Stefano Colombo, Vedano al Lambro, 1989; Eugenio Cosentino, Luino, 1989; Luca Marullo, Catania, 1989), che si muove tra progettazione architettonica, design, arte visiva e <em>performing arts<\/em>. Il fulcro del loro lavoro risiede nella cosmologia generata in virt\u00f9 del progetto, spesso declinato in forum di discussione collettiva intorno al concetto di coautorialit\u00e0 nell\u2019esito oggettuale. In questo senso, <em>MAXXI Temporary School: The Museum Is a School. <\/em><em>A School Is a Battleground<\/em>, vincitore del bando YAP indetto dal MAXXI nel 2016 per la produzione di un\u2019opera sul tema della sostenibilit\u00e0, \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 significativi. Per sei mesi gli artisti hanno trasformato lo spazio esterno del MAXXI in una scuola sul tema dell\u2019Antropocene, destinando met\u00e0 budget all\u2019allestimento di un ambiente e l\u2019altra met\u00e0 a un <em>public program<\/em> da svolgersi al suo interno.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, un caso di particolare interesse \u00e8 quello di Valerio Rocco Orlando<em> <\/em>(Milano, 1978), che utilizza con grande consapevolezza la pratica pedagogica nei suoi progetti, sempre situati in precisi contesti locali e con prospettive di lungo termine, avvalendosi della forma del workshop per esplorare la relazione tra istituzioni, musei, accademie e sfera sociale. Nel 2020 ha vinto l\u2019Italian Council con il progetto <em>South of Imagination<\/em> (2021-2022), finalizzato alla creazione di una scuola interdisciplinare a Matera, che gestir\u00e0 per i prossimi trent\u2019anni tramite un\u2019associazione e grazie a una convenzione stipulata con il demanio. La Scuola dei Sassi \u00e8 in fase di ristrutturazione e aprir\u00e0 nella prossima primavera. Il processo di costruzione dell\u2019offerta formativa, destinata a ragazzi tra i quindici e i ventidue anni, avviene insieme ai cittadini e nel corso di laboratori di coprogettazione, in cui Orlando si pone come mediatore. La presenza, nell\u2019area dei Sassi, di una scuola fondata su forme pedagogiche di autorganizzazione vuole anche essere una risposta da parte dell\u2019artista al fenomeno della gentrificazione, una modalit\u00e0 per riportare la citt\u00e0 alla sua dimensione di spazio di confronto e apprendimento collettivo.<\/p>\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Per la lettura storica e critica di tali pratiche a livello internazionale, si segnala il saggio di P. Gaglian\u00f2, <em>La sintassi della libert\u00e0: Arte, pedagogia, anarchia<\/em>, Gli Ori, 2020.<br \/><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> I. Bernardi, <em>Conversazione con Adelita Husni-Bey \/ Per un\u2019arte radicale<\/em>, in \u00abDoppiozero\u00bb, 25 novembre 2017, &lt;<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/per-unarte-radicale\">https:\/\/www.doppiozero.com\/per-unarte-radicale<\/a>&gt; (17 ottobre 2023).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pedagogia come parte del processo di ideazione, creazione e formalizzazione del progetto, si ritrova oggi in numerose opere di artisti italiani che generalmente si dedicano a pratiche community based. Ma gli artisti per cui, in maniera sistematica, il progetto pedagogico risulta essere parte integrante e sostanziale dell\u2019opera non sono molti. 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