{"id":37292,"date":"2024-02-29T08:50:00","date_gmt":"2024-02-29T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=37292"},"modified":"2024-04-02T11:34:27","modified_gmt":"2024-04-02T09:34:27","slug":"elena-bellantoni-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/elena-bellantoni-2\/","title":{"rendered":"Elena Bellantoni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vibo Valentia 1975<br>Vive e lavora a Roma<br>Studio visit di Nicolas Martino<br>29 febbraio 2024<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nello studio visit precedente, Lara Demori notava come nel lavoro di Elena Bellantoni lo \u00absmascheramento delle dinamiche di potere\u00bb costituisse una \u00abragion d\u2019essere dell\u2019operazione artistica\u00bb. Concordo con questa analisi perch\u00e9, in effetti, qui si pu\u00f2 individuare il <em>trait d\u2019union<\/em> del lavoro di un\u2019artista che ha alle spalle una carriera importante. Dopo aver studiato storia dell\u2019arte a Roma, Bellantoni ha perfezionato la sua formazione a Londra e a Parigi, mentre a Berlino ha maturato un\u2019esperienza come organizzatrice e animatrice della scena artistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, attraverso la performance, il video, la fotografia, le installazioni, l\u2019artista indaga le dimensioni dell\u2019identit\u00e0 e dell\u2019alterit\u00e0, mettendo in gioco il proprio corpo e usando il linguaggio dei mass media in una chiave che ricorda quella gi\u00e0 esplorata dalle artiste che hanno praticato la poesia visiva negli anni Settanta. Quindi, se da un lato Bellantoni si inserisce in un filone che possiamo definire di \u2018arte politica\u2019, internazionalmente molto fecondo, lo fa per\u00f2 caratterizzandosi per un\u2019attenzione particolare alla questione femminile, partendo da s\u00e9 e sviluppando ulteriormente una traccia che ha caratterizzato la scena degli anni in cui \u00e8 nata. Qui, mi pare, si pu\u00f2 ravvisare un altro tratto caratteristico del lavoro, ovvero l\u2019attenzione per la dimensione generazionale, da un lato, e dall\u2019altro per l\u2019aspetto poetico della soluzione formale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se guardiamo all\u2019ultimo lavoro realizzato in collaborazione con Dior per la recente fashion week parigina, ritroviamo questi elementi, ovvero la critica ai modelli femminili che nel tempo sono stati costruiti dallo sguardo maschile e diffusi dai mass media soprattutto dal secondo dopoguerra in poi. In <em>Not Her<\/em> (2023), l\u2019installazione costruita per l\u2019evento, le modelle hanno sfilato davanti ai molti simulacri pubblicitari di Bellantoni, che si calava dentro questi diversi modelli mentre una serie di parole entrava in cortocircuito con quanto le immagini avrebbero voluto comunicare. Poeticamente, il rimando \u00e8 alle tecniche verbo-visive del Gruppo 70 e al <em>d\u00e9tournement<\/em> dell\u2019Internazionale Situazionista, ma in un contesto contemporaneo. In questo senso le pratiche artistiche possono diventare un\u2019arma di disintossicazione di massa e qui la chiave sembra essere quella del <em>culture jamming<\/em> della rivista canadese \u00abAdbuster\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo, in un\u2019opera realizzata a stretto contatto con i lavoratori di una fabbrica tessile, sembra emergere la potenza della poesia come via di fuga dagli automatismi imposti dal mondo contemporaneo. Si tratta di <em>Se ci fosse luce sarebbe bellissimo<\/em> (2023), titolo di tutta l\u2019operazione e anche di un neon blu che, significativamente, riprende le parole dell\u2019ultima lettera di Moro alla moglie, in cui una serie di abiti fabbricati collettivamente provano a generare movimenti diversi e improduttivi, interrompendo la sequenza del ritmo lavorativo. Nella stessa opera, un altro neon, stavolta rosso, riporta un verso di Guccini \u00abC\u2019era una voglia di ballare che faceva luce\u00bb, rimandando a un tempo carico di speranza, che era quello del secondo dopoguerra, e a cui fa da controcanto l\u2019addio struggente di Moro che, di fatto, chiude un ciclo della Storia italiana. La nostra generazione non \u00e8 forse quella cresciuta durante una post-storia nella quale la poesia \u00e8 diventata, sempre di pi\u00f9, un\u2019arma di resistenza politica ed esistenziale? Infine, per rimanere sempre nell\u2019ambito dei lavori pi\u00f9 recenti, il <em>reenactment Le ceneri di Gramsci e Pasolini<\/em> (2022) mette in scena il tramonto dell\u2019intellettuale riflettendo su alcune figure che, paradossalmente, sono state mitizzate anche perch\u00e9 ormai assenti dalla scena pubblica. Anche qui la condizione generazionale sembra essere particolarmente importante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se da un lato mi sembra particolarmente interessante anche la produzione saggistica che in Bellantoni accompagna la pratica artistica, visitando lo studio mi accorgo che molto materiale su cui l\u2019artista ha lavorato o sta continuando a lavorare non ha ancora avuto occasione di essere esposto. Forse questo \u00e8 un limite che andrebbe superato diminuendo i ritmi e aumentando gli esiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per concludere, un ruolo particolarmente importante in questa pratica \u00e8 ricoperto dall&#8217;attivit\u00e0 di insegnamento, tratto caratteristico di una generazione che, al contrario di artisti che in passato avevano abbandonato le accademie di belle arti, considera la formazione una sfida politica e culturale assolutamente decisiva.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37295\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-683x1024.jpg 683w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-200x300.jpg 200w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-768x1152.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Laura Sciacovelli<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37297\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-683x1024.jpg 683w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-200x300.jpg 200w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-768x1152.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_EBellantoni_Foto-di-Laura-Sciacovelli.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Laura Sciacovelli<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vibo Valentia 1975Vive e lavora a RomaStudio visit di Nicolas Martino29 febbraio 2024 Nello studio visit precedente, Lara Demori notava come nel lavoro di Elena Bellantoni lo \u00absmascheramento delle dinamiche di potere\u00bb costituisse una \u00abragion d\u2019essere dell\u2019operazione artistica\u00bb. 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