{"id":36794,"date":"2024-02-09T08:50:00","date_gmt":"2024-02-09T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=36794"},"modified":"2024-02-05T15:36:36","modified_gmt":"2024-02-05T14:36:36","slug":"jacopo-rinaldi-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/jacopo-rinaldi-3\/","title":{"rendered":"Jacopo Rinaldi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma 1988<br>Vive e lavora a Roma<br>Studio visit di Alessandra Troncone<br>9 febbraio 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pratica di Jacopo Rinaldi mostra stimolanti spunti per una riflessione sul nostro rapporto con gli archivi e la documentazione di storie tratte da un passato non pienamente raccontato. Il precedente studio visit, realizzato da Marco trulli, ha messo in luce la sua attitudine da ricercatore, nonch\u00e9 l\u2019interesse per il <em>medium<\/em> fotografico di cui viene sottolineata l\u2019ambiguit\u00e0, pur nella sua presunta oggettivit\u00e0. Tali aspetti costituiscono il motivo di approfondimento dell\u2019opera di quest\u2019artista. Questo secondo incontro segue di pochi mesi l\u2019insediamento di Rinaldi in un nuovo studio condiviso con altri artisti a Roma, in zona Furio Camillo. Al lavoro in studio, finalizzato alla produzione individuale, si accompagna la recente collaborazione con il team dello spazio indipendente Lateral.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La centralit\u00e0 del documento nelle opere di Rinaldi fa s\u00ec che queste possano essere avvicinate a quel filone della ricerca artistica contemporanea che guarda agli archivi come luoghi da scandagliare per ribaltare narrazioni considerate \u2018ufficiali\u2019 e che ha trovato un primo impulso all\u2019inizio del XXI secolo a livello nazionale e internazionale. Tuttavia, l\u2019approccio di Rinaldi non guarda all\u2019archivio in quanto \u2018sistema\u2019 ma, piuttosto, in quanto dispositivo, come si evince da uno dei suoi primi progetti sull\u2019archivio di Harald Szeemann, riletto non attraverso i documenti bens\u00ec attraverso la sua \u2018architettura\u2019. Nello specifico, nei suoi lavori pi\u00f9 recenti l\u2019attenzione si concentra non su archivi veri e propri, ma su singoli elementi che rimandano pi\u00f9 genericamente al concetto di archiviazione e memoria, punti di partenza per costruire nuove reti e narrazioni. \u00c8 il caso di <em>iio sono un disgraziato il mio destino \u00e8 di morir in prigione strangolato<\/em> (2020), che riesuma fotografie scattate dall\u2019anarchico Bresci e che nel 2023 \u00e8 stato presentato a Palazzo Braschi per il ciclo di mostre <em>Portfolio <\/em>della Quadriennale di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo di riattivazione dei documenti storici costituisce un valido elemento di interesse in un momento in cui \u00e8 pressante la necessit\u00e0 di interrogarsi su cosa sia rimasto nelle pieghe di racconti considerati chiusi e immutabili. Per l\u2019artista si tratta di \u00abincontrare la storia giusta\u00bb, come nel caso della fabbrica Benigno Marcora di Olgiate, al centro del progetto <em>Un film pu\u00f2 diventare un pettine<\/em>, commissionato dal museo MAGA di Gallarate e realizzato con studenti del liceo artistico di Busto Arsizio nel 2021. Partendo dall\u2019azione di riciclaggio di celluloide, con conseguente distruzione di innumerevoli bobine di film compiuta dalla fabbrica nei suoi anni di attivit\u00e0, Rinaldi ha riletto con gli studenti il cortometraggio di Luigi Comencini <em>Il museo dei sogni<\/em> (1950) per poi creare con loro un\u2019opera di videoanimazione. In questo caso specifico, l\u2019aspetto relazionale contribuisce a rendere ancor pi\u00f9 complesso e collettivo il processo di interpretazione dei dati raccolti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo momento l\u2019artista sta lavorando a una nuova serie di disegni, con l\u2019obiettivo di mettere ulteriormente a fuoco il rapporto tra fotografia, video e disegno gi\u00e0 presente negli ultimi lavori. Tale serie si configura come un\u2019espansione del video <em>Marlboro <\/em>realizzato del 2022, rielaborazione di una lunga intervista del 1978 al regista Rainer Werner Fassbinder per la televisione pubblica tedesca, che si concentra sui movimenti delle sigarette fumate dall\u2019intervistato. Il disegno rappresenta, in questo caso, una trasposizione simbolica degli oggetti che compaiono nel video, ma il dialogo tra i due <em>media<\/em> non \u00e8, a questa data, ancora pienamente risolto sul piano allestitivo. \u00c8 inoltre in programma la presentazione del video <em>Senza titolo<\/em> del 2023 presso il MUFOCO &#8211; Museo di Fotografia Contemporanea a Cinisello Balsamo, che lo ha recentemente acquisito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come gi\u00e0 evidenziato nel precedente studio visit, le opere di Rinaldi si basano su raffinate intuizioni che spesso spostano il baricentro sul piano cerebrale, necessitando di un ulteriore racconto che pu\u00f2 inficiare la capacit\u00e0 dell\u2019opera di avere una presa diretta sul pubblico. L\u2019attenzione all\u2019intersecarsi di linguaggi diversi, che propone in alcuni casi un approccio metalinguistico al <em>medium<\/em> scelto, rappresenta un campo di esplorazione utile a guardare la stessa dimensione dell\u2019archivio con uno sguardo laterale che non ha velleit\u00e0 scientifiche ma, al contrario, ambisce ad aprire derive immaginifiche.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_JRinaldi_foto-Carlo-Romano.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_JRinaldi_foto-Carlo-Romano-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36797\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_JRinaldi_foto-Carlo-Romano-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_JRinaldi_foto-Carlo-Romano-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_JRinaldi_foto-Carlo-Romano-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_JRinaldi_foto-Carlo-Romano.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Carlo Romano<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_JRinaldi.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_JRinaldi-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36799\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_JRinaldi-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_JRinaldi-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_JRinaldi-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_JRinaldi.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma 1988Vive e lavora a RomaStudio visit di Alessandra Troncone9 febbraio 2024 La pratica di Jacopo Rinaldi mostra stimolanti spunti per una riflessione sul nostro rapporto con gli archivi e la documentazione di storie tratte da un passato non pienamente raccontato. 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