{"id":36775,"date":"2024-02-07T08:50:00","date_gmt":"2024-02-07T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=36775"},"modified":"2024-02-05T15:26:21","modified_gmt":"2024-02-05T14:26:21","slug":"chiara-ventura-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/chiara-ventura-2\/","title":{"rendered":"Chiara Ventura"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Verona 1997<br>Vive e lavora a Verona e a Venezia<br>Studio visit di Osservatorio Futura (Francesca Disconzi, Federico Palumbo)<br>7 febbraio 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl lavoro pittorico, incentrato su un paesaggio carico di interferenze e rumore, inteso come un esercizio intimo di distacco, cede il passo a pratiche prevalentemente performative\u00bb; cos\u00ec Angel Moya Garcia ben descrive il passaggio graduale dalla pittura a un approccio performativo e multidisciplinare sviluppato in modo naturale e senza troppi appigli teorici, nella pratica di Chiara Ventura. Mentre la pittura rimane per l\u2019artista un momento circoscritto di respiro, la sua indagine si concentra perlopi\u00f9 sulla dimensione del corpo e sulle molteplici relazioni che possono essere instaurate con esso, come nel caso di <em>Mi ascolto<\/em> (2019), uno dei suoi primi approcci performativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autobiografismo presente nei lavori di Ventura non \u00e8 tuttavia da intendere come autoreferenziale, ma piuttosto come una dimensione ben conosciuta e a volte terapeutica, che presenta sempre una connessione intrinseca con l\u2019universale. Quest\u2019ultimo aspetto \u00e8 evidente nella pratica che sviluppa con Plurale, il collettivo di cui Ventura fa parte, inteso come vero e proprio <em>medium<\/em>, una diversa traduzione estetica di alcuni punti nodali e fondamentali per la sua ricerca, gi\u00e0 evidenziati da Garcia nel primo studio visit. A partire dal 2020, anno di fondazione del collettivo, assistiamo quindi al passaggio naturale e coerente per l\u2019artista da lavori che indagano il \u2018noi-collettivo\u2019 al \u2018noi\u2019 inteso come \u2018doppio\u2019 e \u2018dimensione di coppia\u2019 (<em>Mare mosso<\/em>, 2023).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le connessioni con gli artisti citati nel precedente studio visit (Valie Export, Gina Pane, Cesare Pietroiusti) sono relative al percorso di formazione dell\u2019artista. Stimolante \u00e8 per\u00f2 l\u2019interesse per Pietroiusti, in modo particolare verso la semplicit\u00e0 ed essenzialit\u00e0 della forma senza artifici, tipiche della sua produzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ventura non si rivede in altri artisti della sua generazione anche se, alcuni elementi nel suo lavoro potrebbero raccontare il ritorno di un approccio essenziale alla performativit\u00e0. Vi \u00e8 infine un interesse per il lavoro di Selma Selman, che tuttavia non si dimostra a livello di formalizzazione, piuttosto nell\u2019ironia e nella \u2018risata isterica\u2019 che l\u2019artista \u00e8 in grado di suscitare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ventura riesce a lavorare sulla relazione non cadendo nel tranello dell\u2019autoreferenzialit\u00e0, nonostante la dimensione intima e personale sia matrice di sviluppo; l\u2019opera diventa, infatti, universale nel momento in cui svela falle e urgenze del contemporaneo. In questo senso ci troviamo di fronte alla rappresentazione di un dualismo fluido e organico, in grado di mettere in luce come le relazioni siano di fatto dinamiche politiche. Particolarmente interessante \u00e8 inoltre l\u2019idea di riportare in auge il valore del gesto minimo, ripetuto nella sua semplicit\u00e0, senza per forza ricercare un\u2019estrema teatralit\u00e0 della forma e della costruzione performativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli ultimi lavori insistono sul tema del doppio e sulle contraddizioni all\u2019interno delle dinamiche amorose. Tuttavia, Ventura sta ragionando su una certa \u00abliberazione dall\u2019immagine\u00bb che sfocia in un ragionamento diverso sullo spazio pubblico, in connessione con quello pi\u00f9 intimo. L\u2019artista dichiara comunque di voler abbandonare il tema una volta che questo risulti esaurito, al fine di non incappare in una dimensione manierista e sfuggendo alla dinamica asfissiante della riconoscibilit\u00e0 per un singolo elemento. Da questo punto di vista, emerge ancora meglio la purezza che si cela dietro alcune scelte stilistiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalle opere di Ventura potrebbe emergere un\u2019auto-imposizione di alcuni limiti estetici; ci\u00f2 pu\u00f2 rischiare di soffocare troppo la formalizzazione ed \u00e8 dunque un punto sul quale riflettere. In questo senso l\u2019artista sta comunque cercando di emancipare il suo lavoro da uno schema mentale che pu\u00f2 apparire rigido, soprattutto nei momenti di costruzione del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo lavoro appare in generale schietto e sincero, senza mai rischiare di essere volgare. Vi \u00e8 sempre un buon bilanciamento tra la dolcezza poetica della formalizzazione e l\u2019elemento politico che pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno esplicito e duro. Inoltre, il tema dell\u2019amore \u2500 rischioso e infatti poco approfondito nell\u2019arte contemporanea \u2500 non \u00e8 mai ragionato in maniera banale o declinato in modo didascalico, ma \u00e8 piuttosto restituito nella sua dimensione pi\u00f9 profonda, empatica e vulnerabile.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_CVentura.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_CVentura-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36777\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_CVentura-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_CVentura-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_CVentura-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/2_CVentura.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_CVentura.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_CVentura-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36779\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_CVentura-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_CVentura-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_CVentura-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/3_CVentura.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verona 1997Vive e lavora a Verona e a VeneziaStudio visit di Osservatorio Futura (Francesca Disconzi, Federico Palumbo)7 febbraio 2024 \u00abIl lavoro pittorico, incentrato su un paesaggio carico di interferenze e rumore, inteso come un esercizio intimo di distacco, cede il passo a pratiche prevalentemente performative\u00bb; cos\u00ec Angel Moya Garcia ben descrive il passaggio graduale dalla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":36781,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[374,340,230],"class_list":["post-36775","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-studio-visit-2-0","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36775","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36775"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36775\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/36781"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36775"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36775"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}