{"id":36706,"date":"2024-01-31T08:50:00","date_gmt":"2024-01-31T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=36706"},"modified":"2024-01-30T10:16:06","modified_gmt":"2024-01-30T09:16:06","slug":"carlo-e-fabio-ingrassia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/carlo-e-fabio-ingrassia-2\/","title":{"rendered":"Carlo e Fabio Ingrassia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Catania 1985<br>Vivono e lavorano a Catania e a Milano<br>Studio visit di Marcello Francolini<br>31 gennaio 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso di Carlo e Fabio Ingrassia si procede verso una conoscenza sempre pi\u00f9 profonda del loro lavoro. Il primo studio visit \u00e8 stato realizzato da Francesca Guerisoli (2022), in mezzo vi \u00e8 la loro partecipazione, con <em>La casa rossa<\/em>, alla rassegna Quotidiana presso il museo di Palazzo Braschi di Roma, con un saggio di Michelangelo Pistoletto (2023). Non vorremmo qui aggiungere altro, rispetto alla specularit\u00e0 gemellare della loro pratica, tra l\u2019altro ben sintetizzata nello sguardo critico di Guerisoli, che lo tiene come assunto principale del suo pensiero, insieme a quello consequenziale che definisce \u00absabotaggio dello sguardo\u00bb. Questa dualit\u00e0 agisce simultaneamente sul piano di lavoro. Due mani, una destra e una sinistra che si muovono circolarmente a partire da un punto. Non sono due segni riconoscibili che si addensano, ma un unico segno venuto fuori dalla negazione di entrambe le paternit\u00e0. Secondo il maestro del poverismo, nel suo <em>L\u2019arte radicale di Carlo e Fabio Ingrassia<\/em> (Pistoletto 2023), questo ricongiungimento \u00e8 speculare all\u2019essere, gli Ingrassia, gemelli monovulari che, condividendo il medesimo DNA, trovano nel luogo dell\u2019agire artistico questo senso di riunificazione. Dunque, non una tecnica, quanto una prassi, una disposizione del corpo all\u2019altro da s\u00e9, allo spazio dell\u2019opera come spazio di attesa e di cogenza, in cui le forme sono organizzate entro una situazione interpersonale tale da lasciar sviluppare una rete relazionale di significati secondo uno statuto dell\u2019opera aperta. Mai definita e dunque continuamente definibile, messa in atto, tanto dall\u2019artista che dal fruitore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A mio avviso, \u00e8 proprio questa tecnica come una prassi, che connette il loro lavoro su un piano nazionale dell\u2019attuale generazione di artisti operante dagli anni Dieci del XXI Secolo. In questo senso gli Ingrassia fanno della produzione e della presentazione dell\u2019opera un evento linguistico, in cui lo spazio stesso dove l\u2019opera si installa diviene luogo comunicativo tra locutore (l\u2019opera come verbo dell\u2019artista) e interlocutore (fruitore attivo). \u00c8 questo che permette a un\u2019immagine indefinita di espandersi oltre lo spazio dell\u2019opera, di farsi ambiente e di porsi non tanto come visita, ma come una vera e propria esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo spazio della saletta laterale di Palazzo Braschi viene reso con intenso nero siderale, quasi ambiente &#8211; non ambiente, sul cui fondo, come una m\u00e8ta vi \u00e8 <em>Astrazione novecentista (la casa rossa)<\/em>. Cos\u00ec hanno continuato gli Ingrassia, <em>Nessun giorno senza una linea<\/em> (2023), presentato presso la galleria ZERO di Milano. Qui il vuoto \u00e8 sostenuto da un rosso boreale, il camminamento si fa accecante sino all\u2019incontro di una piccola onda su carta, una vibrazione fresca e salata di potenziale movimento di acqua come energia che si ricrea e frange, e cos\u00ec ancora. D\u2019altronde, li aveva gi\u00e0 rivisti sotto una chiave ambientale Lucrezia Longobardi, inserendoli tra i suoi \u00abspazi esistenziali\u00bb(2021), dopo l\u2019esperienza alla GAM di Roma, dove un corridoio di attraversamento veniva reimpiegato come una selva luminosa (le ombre dei finestroni proiettati sulla parete opposta).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 detto gi\u00e0, che gli Ingrassia producono dei disegni &#8211; non disegni, ma a mio avviso non si \u00e8 inquadrata la qualit\u00e0 performativa del lavoro, che risiede a monte, nella costruzione di un piano soggettivo &#8211; non soggettivo. Questi ambienti di luce in qualche modo dematerializzano il reale, portando alla luce lo spazio, come spazio interiore e dunque non soggettivo. In questa circostanza ci si predispone all\u2019opera come esperienza, come dimensione di autorivelazione. In effetti ci\u00f2 \u00e8 possibile dal grado concettuale delle proposizioni scelte dagli artisti: una casa isolata parzialmente visibile da una siepe, un\u2019onda di un mare in un posto qualsiasi, e via discorrendo. Ci\u00f2 ci serve a capire che le immagini stesse non definendosi in nessun paesaggio certo, funzionano come specchi di autorivelazione per ognuno, potendo produrre tutti i possibili paesaggi pensati da tutti i possibili fruitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si dovrebbe in tal senso incedere in questa direzione, rendere esplicita questa espansione stessa dell\u2019opera in modo tale da includervi questo modo della presentazione. Una maggiore aderenza a questo modo dell\u2019ambiente &#8211; non ambiente, di insistere sul momento dell\u2019incontro con l\u2019opera, di dilatarlo, visualizzandolo come cammino, percorso, atteggiamento. Ma intanto si lavora a nuove idee costruite sulle colature di lava a pendio sulle pareti dell\u2019Etna. Essa copre, e in un certo senso vela altre forme, le contiene, e dunque ancora un atteggiamento resiliente capace di cogliere ci\u00f2 che resta come momento propizio, prolifico e polimorfo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_CeFIngrassia_ph-Andrea-Rossetti-copia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"656\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_CeFIngrassia_ph-Andrea-Rossetti-copia-1024x656.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36708\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_CeFIngrassia_ph-Andrea-Rossetti-copia-1024x656.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_CeFIngrassia_ph-Andrea-Rossetti-copia-300x192.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_CeFIngrassia_ph-Andrea-Rossetti-copia-768x492.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_CeFIngrassia_ph-Andrea-Rossetti-copia.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Andrea Rossetti<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_CeFIngrassia.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"655\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_CeFIngrassia-1024x655.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36710\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_CeFIngrassia-1024x655.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_CeFIngrassia-300x192.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_CeFIngrassia-768x492.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_CeFIngrassia.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Catania 1985Vivono e lavorano a Catania e a MilanoStudio visit di Marcello Francolini31 gennaio 2024 Nel caso di Carlo e Fabio Ingrassia si procede verso una conoscenza sempre pi\u00f9 profonda del loro lavoro. 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