{"id":36575,"date":"2024-01-25T08:50:00","date_gmt":"2024-01-25T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=36575"},"modified":"2024-01-23T15:50:50","modified_gmt":"2024-01-23T14:50:50","slug":"alessandro-costanzo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/alessandro-costanzo-2\/","title":{"rendered":"Alessandro Costanzo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Catania 1991<br>Vive e lavora a Catania<br>Studio visit di Francesco Lucifora<br>25 gennaio 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho voluto incontrare Alessandro Costanzo il giorno prima della sua personale <em>Hey Siri<\/em> per On the Contemporary, spazio catanese che dentro Palazzo Manganelli si occupa delle ultime tendenze del contemporaneo. Mi attrae l\u2019aspetto formale ed estetico che, nel primo studio visit a lui dedicato da Marcello Francolini, rimane sulla soglia delle associazioni linguistiche e della pratica correlativa. Mi sembra altres\u00ec importante ripartire dall\u2019affermazione di Francolini: \u00abl\u2019opera misura il tempo di sosta del lavoro pi\u00f9\u0300 che il lavoro in s\u00e9\u00bb. Dopo la conversazione con Costanzo avrei potuto dire: \u00abHey Siri, mi cerchi\u2026 oppure, meglio, ChatGPT puoi scrivere uno studio visit su Alessandro Costanzo?\u00bb Queste, l\u2019alfa e l\u2019omega del nostro incontro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Costanzo punta l\u2019attenzione sul rapporto uomo-tecnologia. In una direzione tenta di umanizzare la macchina, l\u2019oggetto e il dispositivo e, in un\u2019altra, sottolinea il tempo frenetico e ridicolo in cui tutti ci troviamo immersi. La scultura segue un modulo, le macchine hanno un rapporto osmotico con l\u2019ambiente, hanno bisogno anch\u2019esse di respirare tramite grate che sono segni e vuoto sul metallo. Feritoie? S\u00ec, bocche aperte su lastre zincate, non <em>objet trouv\u00e9<\/em>, ma elemento scultoreo opportunamente forgiato da fogli metallici industriali che rincontrano la presenza del quadro e della pittura. Non \u00e8 forse questa la forma minima che persiste nel mondo che abitiamo, tra giardini ricondizionati, open space e marchingegni che lavorano per noi? Aggiungerei, tra una pausa e l\u2019altra di iperattivit\u00e0 comunicativa e digitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019elemento formale della serie <em>Sospesi <\/em>(2023)\u00e8 connesso alla ricerca concettuale internazionale, mi ricordo di <em>Index 001 <\/em>di Art&amp;Language, nel quale il collettivo fondato da Atkinson, Bainbridge, Baldwin e Hurrel puntava al freddo rigore di schedari metallici per unire arte, teoria e didattica. Vedo anche un collegamento con l\u2019ironia amara di Pino Pascali e le sue finte sculture, cito <em>Baco da setola<\/em> per tutte. Alessandro Costanzo mutua l\u2019aspetto dell\u2019involucro-macchina dalla realt\u00e0 e la rimodella a partire da un\u2019unit\u00e0 minima siderurgica, il foulard \u00e8 appeso l\u00ec, il sigaro e gli scontrini sono lasciati o poggiati durante un processo di geografia personale e quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La produzione dei lavori rivela una specifica pratica meditativa, l\u2019artista \u00e8 estremamente interessato al tempo fermo, sottratto ad alcune declinazioni di frenesia e alla comunicazione sempre pi\u00f9 depersonalizzata di assistenti digitali o declinata da varie A.I., fino all\u2019incursione nello spazio da parte di oggetti che, occupando lo stesso spazio, emanano racconti di un accaduto, quel fatto di cronaca, di costume o di cultura che consuma il tempo di una notizia, poi diventa capitolo di una storia e potenzialmente appare come dominio pubblico. <em>Fuoco di paglia<\/em>, lavoro del 2023, si presenta come sinottico assemblaggio di lamiera zincata, giubbotti e aste in vetroresina, un bivacco tra uomo e congegno, un paragrafo aperto al fruitore capace di arrivare fino alla sintesi di un fatto notturno, di una simbiosi all\u2019aperto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa fase, credo che Alessandro Costanzo stia conquistando riflessioni sul ritorno dell\u2019uomo al tempo naturale. Discutendo animatamente sulle conseguenze delle chat generative e dell\u2019uso crescente di protesi creative, ho la sensazione che sul tavolo ci sia uno sguardo consapevole che percepisce l\u2019emergenza culturale e su di essa vuole intervenire con il lavoro artistico. Ho sentito, infatti, l\u2019interesse verso quel rumore di fondo che la societ\u00e0 produce continuamente, fascinazione diretta da molte pagine de <em>L\u2019intervallo perduto<\/em> di Gillo Dorfles. <em>Contaminato<\/em>\/<em>incontaminato<\/em> potrebbe essere l\u2019equilibrio dei suoi attuali pensieri e traccia di nuovi lavori che dalla parete scendono dentro lo spazio, sempre pi\u00f9 ambiente scultoreo e installativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La produzione attuale si poggia sulla certezza di un modulo formale che materializza un confine e una pelle. \u00c8 latente il rischio di accomodarsi in quello che funziona, nella forma che si ripete perch\u00e9 stabile ed esteticamente autonoma, questo \u00e8 l\u2019inganno in agguato nel lavoro di Costanzo, un tranello da tenere in considerazione quando, ad esempio, il mercato inizia a farsi pressante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante l\u2019approccio sottrattivo e minimalista, l\u2019artista riesce a creare scenari mentali, associazioni e sintesi a partire dal bagaglio culturale dell\u2019osservatore, chiunque esso sia. Ogni opera innesca un punto interrogativo sintatticamente semplice e universale, come il linguaggio dell\u2019arte prova costantemente a essere tra la difficolt\u00e0 dell\u2019autonomia e il valore della sintesi sulla storia e sulla cultura dei decenni che intanto passano.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_AlessandroCostanzo_Fuoco-di-Paglia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_AlessandroCostanzo_Fuoco-di-Paglia-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36577\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_AlessandroCostanzo_Fuoco-di-Paglia-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_AlessandroCostanzo_Fuoco-di-Paglia-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_AlessandroCostanzo_Fuoco-di-Paglia-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_AlessandroCostanzo_Fuoco-di-Paglia.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_AlessandroCostanzo.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_AlessandroCostanzo-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36579\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_AlessandroCostanzo-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_AlessandroCostanzo-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_AlessandroCostanzo-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_AlessandroCostanzo.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Catania 1991Vive e lavora a CataniaStudio visit di Francesco Lucifora25 gennaio 2024 Ho voluto incontrare Alessandro Costanzo il giorno prima della sua personale Hey Siri per On the Contemporary, spazio catanese che dentro Palazzo Manganelli si occupa delle ultime tendenze del contemporaneo. 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