{"id":36566,"date":"2024-01-24T08:50:00","date_gmt":"2024-01-24T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=36566"},"modified":"2024-01-23T15:38:43","modified_gmt":"2024-01-23T14:38:43","slug":"alessandro-sambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/alessandro-sambini\/","title":{"rendered":"Alessandro Sambini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rovigo 1982<br>Vive e lavora a Milano<br>Studio visit di Stefano Coletto<br>24 gennaio 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perdonami Alessandro, ma provo questo esercizio di sintesi sulle note biografiche. Si laurea a Bolzano in Design. Ritorna nei luoghi d\u2019infanzia per circa due anni in cui si dedica alla fotografia di paesaggio e, quindi, il salto a Londra, al Goldsmiths College, per studiare Research Architecture. Qui vive la sua esperienza formativa pi\u00f9 importante (\u2018fotonica\u2019 dice lui), con possibilit\u00e0 di riflessioni, esperienze, incontri speciali. Un lungo curriculum con mostre, premi (MIA Art Fair New Post Photography Award 2022, Fabbri per la Fotografia 2021, XXIII Premio Gallarate Per Le Arti Visive, Terzo Paesaggio. Fotografia Italiana Oggi)<em>; <\/em>il suo lavoro \u00e8 presente in diverse collezioni quali quelle del MART, MAGA, e della Fondazione MAST di Bologna. E poi l\u2019insegnamento: NABA a Milano e LABA a Brescia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parliamo a distanza del suo studio a Milano, condiviso con Zepstudio, agenzia di produzione video e foto. Racconta di s\u00e9 con leggerezza, ironia, disquisisce pensando sempre a possibili ulteriori parole di senso; gli piace \u2018scivolare fuori\u2019, allargare lo spazio oggetto di una indagine, come l\u2019infrastruttura algoritmica che ci porta ovunque.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio \u00e8 costituito da tre tavoli. Quasi un metodo: uno per disegnare, uno per i computer, uno per le tastiere. E ci\u00f2 che serve per la ricerca musicale che corre parallela con quella visiva, collaborando, tra gli altri, con artisti come Francesco Jodice o designer come Ugo La Pietra. Alessandro possiede una spiccata attitudine alle collaborazioni nelle sue perlustrazioni artistiche, le chiama \u2018piccole festicciole\u2019, come l\u2019interessante progetto POIUYT nato nel 2017, pratiche multidisciplinari delle attivit\u00e0 performative; oppure <em>Mario<\/em>, presentato ad Artissima nel 2021. Quel giorno mi disse \u00abti arriver\u00e0 una foto che qualcuno ti scatter\u00e0\u00bb: cosa succede tra chi fotografa e chi viene fotografato?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alessandro Sambini \u00e8 una figura preziosa per il contesto della ricerca artistica italiana emergente; fa parte di quegli artisti che interrogano la fotografia (anche smettendo di produrre immagini) e la produzione di cultura visiva, nell\u2019incessante aggiornamento tecnologico che caratterizza gli ultimi venticinque anni. \u2018Il fotografico\u2019 \u00e8 ricerca visiva, si produce con azioni e articolazioni di processi partecipativi, fisici e mentali, virtuali e analogici, coinvolgendo temi sociologici e antropologici, partendo anche dall\u2019ambiguit\u00e0 e dal banale dell\u2019immaginario quotidiano. Penso all\u2019inquietante ricerca iconologica sui sistemi GAN <em>Human Image Recognition, <\/em>ipotizzando di essere una intelligenza artificiale che si interroga su quello che vede per apprendere. Connetterei il suo approccio al lavoro straordinario di Paolo Cirio, a quello metamorfico di The Cool Couple, all\u2019intelligenza sottile di Emilio Vavarella. Lo spazio critico italiano, per Alessandro, si compone, tra gli altri, di Francesca Lazzarini, curatrice della sua mostra personale nel 2023 presso la Galleria Michela Rizzo, Mauro Zanchi (di cui ricordiamo l\u2019importantissima ricerca sulla <em>Metafotografia<\/em>, con Sara Benaglia), Andrea Tinterri (codirettore artistico della preziosa piattaforma online della galleria Indice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E tra gli artisti? mi parla di Fabio Mauri, del flash di Philip Lorca di Corcia (riferimento per il progetto <em>Ghe\u2019 Pronto!<\/em>, 2007), dell\u2019estetica di Francesco Vezzoli. Mi viene in mente Franco Vaccari, quindi il metodo, le istantanee, la partecipazione al bellissimo progetto <em>Tecnocopia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la mostra del 2023, tra i lavori in corso, Alessandro cita il progetto <em>1624 <\/em>(curato da Elena Forin), il tentativo con una performance pubblica di ricreare la partita amichevole Francia &#8211; Germania che fu interrotta dalla tragedia degli attacchi terroristici di Parigi. Un lavoro ardito di meta-comunicazione su un simbolico complesso e delicato. Quindi accenna alla ricerca di fantasmi in un gioco virtuale, per interrogare lo statuto specifico imposto dal visore tra ci\u00f2 che vedo e ci\u00f2 che sento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo, con sguardo critico, ritorna questo rinvio continuo a un visibile che comunque non si d\u00e0 mai completamente di fronte a noi; processualit\u00e0 verso il virtuale, il metaverso, ma che ne \u00e8 per\u00f2 delle tensioni fisiche e corporee di fronte a tutto questo? Come comunico il senso di quella paura? La progettualit\u00e0 di Alessandro pare a volte anestetizzare il corpo, l\u2019<em>embodiment<\/em>, oppure il trauma, come nel <em>reenactment<\/em> di 1624: astrazioni che abbandonano qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attualit\u00e0 della sua ricerca \u00e8 pensare all\u2019immagine nel digitale come progetto, riprendendo Vilem Flusser e, quindi, un vuoto che riempiamo o cerchiamo di riempire; se il fotografo \u00e8 una sorta di editor, naviga tra le possibilit\u00e0 che abbiamo di essere oggetti osservati, autori, osservatori, attori; grazie ai software, ci\u00f2 che \u00e8 umano e ci\u00f2 che \u00e8 meccanico si confondono e si ibridano e l\u2019editor manipola ruoli, materiali, processi produttivi e concettuali dall\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_AlessandroSambini_foto-Raquel-Carolina-Mejia.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_AlessandroSambini_foto-Raquel-Carolina-Mejia-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36568\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_AlessandroSambini_foto-Raquel-Carolina-Mejia-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_AlessandroSambini_foto-Raquel-Carolina-Mejia-300x300.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_AlessandroSambini_foto-Raquel-Carolina-Mejia-150x150.jpg 150w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_AlessandroSambini_foto-Raquel-Carolina-Mejia-768x768.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_AlessandroSambini_foto-Raquel-Carolina-Mejia.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">foto di Raquel Carolina Mejia<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_AlessandroSambini.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_AlessandroSambini-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36570\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_AlessandroSambini-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_AlessandroSambini-300x300.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_AlessandroSambini-150x150.jpg 150w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_AlessandroSambini-768x768.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_AlessandroSambini.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rovigo 1982Vive e lavora a MilanoStudio visit di Stefano Coletto24 gennaio 2024 Perdonami Alessandro, ma provo questo esercizio di sintesi sulle note biografiche. 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