{"id":36557,"date":"2024-01-23T08:50:00","date_gmt":"2024-01-23T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=36557"},"modified":"2024-01-22T16:08:07","modified_gmt":"2024-01-22T15:08:07","slug":"ettore-favini-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/ettore-favini-2\/","title":{"rendered":"Ettore Favini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cremona 1974<br>Vive e lavora a Cremona<br>Studio visit di Elena Forin<br>23 gennaio 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marco Scotti conosce molto bene il lavoro di Ettore Favini e il suo testo ne ha restituito una temperatura piuttosto precisa attraverso cicli come <em>Arrivederci<\/em>, che origina da un interesse tutt\u2019ora fortissimo per il Mediterraneo, le sue rotte e l\u2019intreccio delle sue culture. In studio, a Cremona, ci sono ancora alcune tracce di quella serie (oggi al Museo del Novecento di Milano) e di quella tutt\u2019ora in corso, nata dalla residenza sulle montagne dell\u2019Atlante in Marocco, dove ha trovato, abbandonati in maniera diffusa, dei sacchi usati per lo zucchero e la farina realizzati in un materiale plastico che ha generato un grande problema di inquinamento. Favini li usa insieme a tessuti preziosi, presi nei mercati ricamandovi i simboli tipici della tradizione berbera, fondendo cos\u00ec l\u2019attenzione per lo scarto con quella per i materiali, la narrazione e il simbolo figurativo: sono questi i fattori di una visione che mette a fuoco un\u2019ecologia dei luoghi, dei simboli, dei rapporti e delle relazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pratica dell\u2019artista appartiene a quel panorama di indagini che hanno origine dalla frequentazione diretta di luoghi e comunit\u00e0: nello specifico, ogni suo lavoro nasce da interessi che intersecano la storia delle citt\u00e0, dei quartieri, degli ambienti, delle geografie, dei flussi economici e, per l\u2019appunto, delle relazioni tra le persone. A questi elementi si aggiunge una analisi attenta dei materiali, delle loro lavorazioni tradizionali, e dei codici visivo-decorativi che le persone vi hanno impresso: da queste matrici si articola una ricerca solida, coerente e sempre tesa al raggiungimento di nuovi approdi formali. Il dialogo tra piano concettuale, visivo e tecnico\/linguistico \u00e8, infatti, uno dei nodi del suo operare: le pratiche collaborative e la matrice relazionale di alcuni progetti aggiungono a questa cornice un ulteriore motore di apprendimento a un approccio gi\u00e0 tanto denso e impegnato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In studio trovo alcune opere in cui convergono i suoi interessi per un altro bacino, questa volta fluviale. Il Po connota senz\u2019altro il quotidiano di Favini e del folto universo di persone che abitano lungo il suo fluire tra regioni, paesaggi e microclimi diversi. Per le comunit\u00e0 i fiumi sono fondamentali: hanno contribuito alla creazione degli aggregati civici, hanno consentito lo sviluppo delle economie e la circolazione delle merci, hanno un impatto sul paesaggio e sulla natura. I cambiamenti climatici, e in particolar modo l\u2019alternanza tra siccit\u00e0 e alluvioni, ne hanno mutato profondamente gli habitat e stanno incidendo sullo sviluppo e l\u2019andamento del loro corso. Per questo l\u2019artista realizza un\u2019installazione in acciaio e led che ha per oggetto il segno tracciato dal Po e dai suoi affluenti nel loro articolarsi dalla sorgente alla foce. Per questa opera, che verr\u00e0 esposta alla Cattolica di Milano e di cui ha realizzato una versione precedente, <em>Fragili rive, <\/em>permanentemente esposta sotto la Galleria XXV aprile di Cremona, sceglie appositamente \u2500 e simbolicamente \u2500 un materiale specchiante in cui gli individui vedono la loro immagine riflessa in quella del fiume (a stabilire una connessione tra luogo, elemento naturale e umano), e in cui la luce \u2018accende\u2019 il tema dell\u2019urgenza legato ai rapidi mutamenti in atto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine del 2022 ha esposto da ICA a Milano una scultura realizzata direttamente sull\u2019argine del fiume, per documentare attraverso un calco reale (e con materiali reperiti in loco) il ridimensionamento dell\u2019alveo e il suo deterioramento, mentre in un workshop a Capo di Ponte, ha chiesto a bambini di varie et\u00e0 di dire cos\u2019\u00e8 secondo loro un fiume, traducendo su tessuto i loro disegni e stampando e ricamando alcune silhouette in filo d\u2019oro \u2500 per restituire la preziosit\u00e0 e l\u2019inaccessibilit\u00e0 di una fonte energetica, quella dell\u2019Oglio, ormai appannaggio delle compagnie elettriche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un approccio di questo tipo, in cui i supporti e le lavorazioni si legano a valori culturali circoscritti, non pu\u00f2 che generare risultati formali diversi, creando delle interferenze all\u2019interno di un mercato che premia la continuit\u00e0 visiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se ogni serie scaturisce dal rapporto di necessit\u00e0 che l\u2019artista crea con un contesto, un tema, una comunit\u00e0, una storia e le sue tradizioni, il lavoro pu\u00f2 non essere sempre riconoscibile. Ad esserlo inequivocabilmente \u00e8 per\u00f2 il metodo, saldamente radicato nella sua pratica: Favini \u00e8 uno sperimentatore incessante delle tecniche e dei linguaggi, che sottopone a continue tensioni e a trattamenti sfidanti, proprio come quelli a cui vanno incontro le persone, gli ambienti, le geografie e i segni \u2500 tra sfruttamento, erosione, dispersione, tradizione, resistenza e cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_EttoreFavini.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_EttoreFavini-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36559\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_EttoreFavini-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_EttoreFavini-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_EttoreFavini-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/b_EttoreFavini.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_EttoreFavini.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_EttoreFavini-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36561\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_EttoreFavini-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_EttoreFavini-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_EttoreFavini-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/c_EttoreFavini.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cremona 1974Vive e lavora a CremonaStudio visit di Elena Forin23 gennaio 2024 Marco Scotti conosce molto bene il lavoro di Ettore Favini e il suo testo ne ha restituito una temperatura piuttosto precisa attraverso cicli come Arrivederci, che origina da un interesse tutt\u2019ora fortissimo per il Mediterraneo, le sue rotte e l\u2019intreccio delle sue culture. 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