{"id":36475,"date":"2024-01-16T08:50:00","date_gmt":"2024-01-16T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=36475"},"modified":"2024-01-15T11:53:34","modified_gmt":"2024-01-15T10:53:34","slug":"paolo-puddu-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/paolo-puddu-2\/","title":{"rendered":"Paolo Puddu"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Napoli 1986<br>Vive e lavora a Napoli e a Portico di Caserta<br>Studio visit di Alessandra Troncone<br>16 gennaio 2024<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di Paolo Puddu si caratterizza per un\u2019attenzione costante alle sollecitazioni provenienti dal mondo esterno, trasfigurate in oggetti scultorei e installazioni che, pur nella resa minimalista, conservano un affascinante grado di ambiguit\u00e0. Lo studio visit precedente metteva in luce un lavoro che si configura per \u2018tracce\u2019 con un\u2019attenzione anche alle dinamiche relazionali; assunto che buona parte della sua produzione vive lunghe fasi di gestazione, il ritorno nel suo studio, nel piccolo centro di Portico di Caserta, \u00e8 funzionale a cogliere gli sviluppi dei processi ancora in corso e di quelli che invece hanno trovato una risoluzione formale, seppur non ancora un\u2019occasione espositiva. In tempi recenti Puddu \u00e8 stato invitato con Nin\u00ec Sgambati per il progetto <em>Materia di Studios <\/em>al Museo Madre, curato da LET &#8211; Laboratorio di Esplorazioni Transdisciplinari, che intende riflettere sull\u2019archivio avvalendosi della prospettiva di due artisti di diverse generazioni. Il risultato, in questo caso, \u00e8 stata una nuova produzione a quattro mani che reinterpreta gli spazi del museo rendendo visibili le tensioni che lo attraversano e che hanno caratterizzato anche l\u2019incontro-scontro tra i due protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pratica di Puddu \u00e8 difficilmente contestualizzabile in uno specifico filone di ricerca, pertanto il confronto con altri artisti della sua generazione non risulta immediato. Infatti, molti dei suoi lavori nascono da incontri e suggestioni personali, che subiscono tuttavia un processo di rimodulazione utile a raccontare in senso pi\u00f9 ampio la relazione tra l\u2019essere umano, il suo ambiente domestico e lo spazio pubblico. In tale contesto, l\u2019artista rivela un interesse per i linguaggi del design e dell\u2019architettura, le cui strutture di partenza sono per\u00f2 private della originaria funzione d\u2019uso. I suoi oggetti sfuggono a una definizione precisa: ibridi mutevoli, sono attraversati da una sfumatura di ironia che in taluni casi vira verso atmosfere pi\u00f9 inquietanti. Succede nell\u2019ultimo ciclo di lavori, <em>Sognare a occhi aperti o chiuderli contro vento<\/em>, manubri di bicicletta alle cui estremit\u00e0 sono inseriti occhi di bambole che \u2018spiano\u2019 lo spazio circostante come presenze intrusive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra gli aspetti pi\u00f9 significativi della sua ricerca vi \u00e8 la volont\u00e0 di attribuire un nuovo valore ai luoghi nei quali l\u2019artista sceglie di operare. L\u2019osservazione di ci\u00f2 che abitualmente tende a passare inosservato si inserisce in un discorso sul concetto di marginalit\u00e0 e si sposa con la costruzione di paesaggi \u2018alternativi\u2019: non a caso, uno dei testi di riferimento citati da Puddu \u00e8 <em>Manifesto del terzo paesaggio <\/em>di Gilles Cl\u00e9ment, che insiste sui luoghi abbandonati dall\u2019essere umano quali ecosistemi nei quali osservare diversit\u00e0 biologica e forme altre di connessione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre al progetto al museo Madre citato, Puddu ha di recente chiuso alcuni lavori tra cui <em>Self by Self<\/em>, un ciclo di ventiquattro disegni iniziato durante l\u2019emergenza pandemica nei quali ha ricopiato con precisione meticolosa i suoi disegni di bambino, lavorando cos\u00ec sulla tensione tra spontaneit\u00e0 e tecnicismo, e le sculture gi\u00e0 menzionate dal titolo <em>Sognare a occhi aperti o chiuderli controvento. <\/em>Alcuni progetti in corso nello studio tornano sulle possibilit\u00e0 dell\u2019innesto tra materiali utilizzati nell\u2019edilizia ed elementi naturali, o guardano al territorio sardo anche in omaggio alle origini della sua famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rispetto ad alcune idee ancora <em>in fieri<\/em> e discusse nel corso dello studio visit, la riflessione dell\u2019artista sembrerebbe spostarsi, in questa fase, verso una dimensione pi\u00f9 esplicitamente politico-sociale, coinvolgendo elementi gi\u00e0 riconoscibili e dall\u2019immediato valore simbolico. Tale direzione, seppur solo accennata al momento, sembra comportare lo spostamento dalla forma al processo in modalit\u00e0 che tuttavia appaiono ancora non precisamente risolte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Restano efficaci le opere nelle quali i presupposti di partenza, anche quando attinenti a una riflessione socio-politica, vengono incorporati e in parte sublimati nelle soluzioni estetico-formali. In particolare, \u00e8 interessante l\u2019approccio divertito e pungente, da <em>bricoleur<\/em> che attraversa lo spazio intimo e urbano alla ricerca di inaspettati corto-circuiti capaci di generare nuovi immaginari.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_PaoloPuddu.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_PaoloPuddu-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36477\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_PaoloPuddu-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_PaoloPuddu-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_PaoloPuddu-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/2_PaoloPuddu.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_PaoloPuddu_Foto-Amedeo-Benestante.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_PaoloPuddu_Foto-Amedeo-Benestante-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36479\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_PaoloPuddu_Foto-Amedeo-Benestante-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_PaoloPuddu_Foto-Amedeo-Benestante-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_PaoloPuddu_Foto-Amedeo-Benestante-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3_PaoloPuddu_Foto-Amedeo-Benestante.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nin\u00ec Sgambati e Paolo Puddu, Detto tra le righe, installazione site specific presso Museo Madre, Napoli. Courtesygli artisti e Fondazione Donnaregina per le Arti contemporanee \/ Museo Madre, Napoli, fotoAmedeo Benestante<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli 1986Vive e lavora a Napoli e a Portico di CasertaStudio visit di Alessandra Troncone16 gennaio 2024 Il lavoro di Paolo Puddu si caratterizza per un\u2019attenzione costante alle sollecitazioni provenienti dal mondo esterno, trasfigurate in oggetti scultorei e installazioni che, pur nella resa minimalista, conservano un affascinante grado di ambiguit\u00e0. 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