{"id":35630,"date":"2023-11-14T09:00:00","date_gmt":"2023-11-14T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=35630"},"modified":"2023-11-13T13:01:47","modified_gmt":"2023-11-13T12:01:47","slug":"paolo-pibi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/paolo-pibi\/","title":{"rendered":"Paolo Pibi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oristano 1987<br>Vive e lavora a Torino<br>Studio visit a cura di Osservatorio Futura (Francesca Disconzi e Federico Palumbo)<br>14 novembre 2023<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo Pibi si forma da autodidatta in Sardegna, dove inizia a collaborare a distanza con alcune gallerie di Milano, citt\u00e0 in cui vive dal 2012 al 2022, condividendo il percorso con altri giovani artisti.<br>Nella pratica di Pibi una particolare rilevanza viene data alla ricerca sul metodo. Essa parte da una riflessione sulla \u2018novit\u00e0\u2019 in pittura e sull\u2019apporto che un artista pu\u00f2 dare in termini di sviluppo della stessa. A partire da questa inclinazione, circa quindici anni fa, Pibi mette a punto un processo del tutto personale e meditativo che ha origine nel momento in cui si ritrova davanti alla tela bianca e deve realizzare un\u2019opera. L\u2019artista mette da parte il tradizionale approccio alla pittura, fatto di ricerche iconografiche e successiva formalizzazione, e mette a punto l\u2019incontro e la fusione di diverse correnti psicologiche e meditative, insieme con la sociologia e la teoria della percezione della forma, approdando a un inedito flusso istintivo, in cui l\u2019immagine viene visualizzata e si materializza nella testa dell\u2019artista e non presenta alcun appiglio con l\u2019esterno. Pibi, nel suo processo, per certi versi terapeutico, abbandona dunque qualsiasi influenza con la dimensione circostante e con il contesto, portando a galla il rimosso, molto spesso legato a eventi autobiografici. Questo automatismo comporta un continuo ripensamento: seppur non percepibile, i lavori sono una stratificazione di immagini diverse che si sommano man mano, spesso cambiando drasticamente rotta, fino a raggiungere un esito per lui soddisfacente. Tale pratica, che lascia da parte qualsiasi teoria di costruzione e composizione dell\u2019immagine, non dichiara il suo processo, facendoci invece pensare a un\u2019opera figlia solamente di tecnicismi, pulizia e precisione formale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo e la metodologia che porta la costruzione di ogni singola opera hanno per noi un valore nel contesto attuale contemporaneo. L&#8217;atmosfera e l\u2019immaginario che la pittura di Pibi crea sono un invito, una finestra (<em>\u2018A\u2019 Train<\/em>, 2023) che mette l\u2019osservatore di fronte a un\u2019immagine che pu\u00f2 a sua volta stimolare un processo terapeutico e determinare riflessioni, connettendolo intimamente con l\u2019opera. Inoltre, questo processo offre spunti di riflessioni circa la costruzione di un\u2019immagine pittorica non influenzata da riferimenti esterni e sposta l\u2019attenzione sulla dimensione interiore e sull\u2019atto pittorico in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019evoluzione della pratica di Pibi \u00e8 riscontrabile, a partire dal 2019, in un diverso approccio ai materiali. Questo interesse si traduce nello studio del supporto, che lo porta a dipingere sul retro della tela, a pensare a lavori pi\u00f9 installativi o a provare supporti diversi (<em>Window 2830<\/em>, 2018; <em>Overlay #5<\/em>, 2022). In particolare, \u00e8 proprio nell\u2019ultimo periodo che Pibi sperimenta l\u2019uso della tavola e del taglio laser di essa. L\u2019intervento della macchina \u00e8 un\u2019azione particolare, che va a integrare l\u2019automatismo della pratica di Pibi con quello meccanico di uno strumento che necessita una progettazione estranea ed esterna, da ragionare a priori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un limite che ci sentiamo di sottolineare \u00e8 che l\u2019aspetto metodologico non \u00e8 stato ancora codificato e messo nero su bianco. Questo offrirebbe una fondamentale e approfondita chiave di lettura che, al contrario, mancando, rischia di far fermare la comprensione dell\u2019opera alla sua superficie. Inoltre, il rischio principale \u00e8 quello di essere associati a correnti del passato (realismo magico, metafisica, anacronismo, surrealismo, etc.), somiglianze puramente formali e\/o di atmosfere, in realt\u00e0, che nulla hanno a che fare con il processo, riconducibile, paradossalmente, all\u2019istintualit\u00e0 dell\u2019astrattismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che pi\u00f9 ci convince \u00e8 invece la potenzialit\u00e0 della sua pratica, capace di andare oltre il contemporaneo e di muoversi in una dimensione altra. \u00c8 inoltre apprezzabile la tecnica e di conseguenza la riconoscibilit\u00e0 dei lavori che rimangono fedeli a una dimensione trasognata, misteriosa e atavica.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a 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