{"id":35452,"date":"2023-11-10T09:00:00","date_gmt":"2023-11-10T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=35452"},"modified":"2023-11-14T11:23:12","modified_gmt":"2023-11-14T10:23:12","slug":"alberto-tadiello-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/alberto-tadiello-2\/","title":{"rendered":"Alberto Tadiello"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Montecchio Maggiore 1983<br>Vive e lavora a Sedico<br>Studio visit di Stefano Coletto<br>10 novembre 2023<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Incontro Alberto Tadiello nel suo ex panificio, diventato atelier e abitazione. L\u2019ho conosciuto durante i laboratori allo IUAV di Venezia, nei primi anni Duemila. Arrivo con la lettura del testo di Paola Nicolin, che riassume le tappe del suo percorso; la formazione universitaria, le residenze, i premi, le mostre in Italia e all\u2019estero. Introducendo alcune opere, Paola riporta le parole di Alberto, virgolettati che evidenziano il registro poetico dell\u2019artista. Domanda diretta: \u00abMi dici come nasce questa tua capacit\u00e0 di spiegare le tue opere?\u00bb. Risposta: \u00abIn parte dalle letture, dalla saggistica, dal pensiero filosofico, in parte da una certa \u2018paternit\u00e0 culturale\u2019, penso a Garutti per esempio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alberto \u00e8 sicuramente una delle figure pi\u00f9 interessanti nell\u2019arte contemporanea italiana della sua generazione. La sua ricerca attraversa e si nutre di un impasto sinestetico di scultura e suono, in una visionaria trasfigurazione elettrico-macchinica delle forme e dei sistemi organici. \u00abCi sono tre esperienze di incontro con le tue opere che vorrei riportare in luce: una foglia secca esposta in una stanza bianca con le sole fragili nervature e senza lamine; un albero in un chiostro a Venezia legato e storto, con il tronco in tensione rispetto alla sua linea di crescita, e la mostra nel 2005 alla galleria A+A con il progetto RMN, l\u2019inizio della ricerca sul suono\u00bb. L\u00ec c\u2019erano subwoofer distribuiti nello spazio con emissioni a bassa frequenza di suoni generati dai grafici delle maree, che come vibrazioni variabili riempivano le stanze, arrivavano ai corpi che si muovevano tra i vuoti generati da linee in forma di tondini di ferro disposti nella galleria. Pausa. Mi fa ascoltare <em>13<\/em> un segmento tratto dall\u2019album <em>Hospice<\/em> dei The Antlers, lavoro appena presentato al Festival del Paesaggio ad Anacapri. Alberto si colloca nel gruppo di artisti che hanno lavorato e lavorano con il suono emersi a inizio 2000; ognuno con una propria identit\u00e0. Non escludono l\u2019oggetto, la scultura, la dimensione installativa, l\u2019indagine dello spazio; da Alessandro Sciaraffa a Michele Spanghero, da Nico Vascellari a Micol Assa\u00ebl, da Invernomuto a Francesco Fonassi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se gli chiedo da dove arriva la passione per il suono, accenna ai corsi di fisarmonica passando attraverso il postrock di Montreal, quindi John Cage, Giacinto Scelsi&#8230; Tantissimo ascolto. Penso che nel suo lavoro si trovi meno Francisco Lopez e pi\u00f9 Brandon LaBelle, installazioni alla Alva Noto ma senza la parte performativa e optocinetica, alcuni lavori di Ceal Floyer, Iannis Xenakis, l\u2019uso delle voci alla Susan Philipsz, ma sempre altro dal proprio corpo. Si tratta di rimandi liberi, tutti da verificare. \u00abMa un artista che hai visto di recente?\u00bb, \u00abCally Spooner, in una mostra recente alla Galleria Zero\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 2015 Alberto si trova costretto a ripensare il suo lavoro e la sua pratica artistica. L\u2019impressione monumentale delle opere, quali <em>Tarantolata<\/em>, <em>Taraxacum<\/em>, <em>HL<\/em>, lascia spazio ad angoscianti, espressioniste forme in figura di volti urlanti (<em>Inoculati<\/em>), oppure dispositivi enigmatici a parete con suoni balbettanti nel vuoto (<em>Blind<\/em>, <em>Play Mode<\/em>). Tutto sembra partire da quei disegni del 2007 realizzati con una Bic fissata su un trapano; cerchi ossessivi, graffianti, tecnologici o post umani: \u00ab\u00e8 il macchinico che trasferisce energia sul foglio, che poi ho assimilato come tecnica fino ai lavori recenti\u00bb: direttamente dalla testa alla carta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parliamo di progetti recenti: ricerche sulle vocalit\u00e0 animali. Accenno al recente concerto di Bjork, a cui ho assistito, preceduto da particolari versi di animali, quindi a <em>Biophilia<\/em>, il documentario con il naturalista David Attenborugh; Alberto cita un volume letto di recente <em>Suoni fragili e selvaggi<\/em> di David George Haskell e mi racconta di registrazioni degli anni Settanta di versi di megattere e capodogli. \u00abTi faccio ascoltare ancora qualcosa\u00bb. Alcuni minuti di una successione indefinita di grida, versi graffianti, stridori, dove intuisci la presenza di un corpo, ma del cui apparato di emissione non riconosci la natura, se animale, elettronico, umano; qualcosa che arriva alle viscere che agita, impaurisce, ma porta lontano, all\u2019amigdala del nostro sistema limbico. Si tratta del progetto per il prossimo <em>Sound Corner<\/em> all\u2019Auditorium Parco della Musica di Roma, curato da Anna Cestelli Guidi, in programma per novembre 2023. Alimenta riflessioni sul magico, l\u2019animismo, l\u2019immaginale, negli orizzonti delle riflessioni sul transpecismo, tema centrale di una parte del dibattito contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le vicende personali sembrano allinearsi agli incubi contemporanei tra pandemia, crisi climatica, conflitti. Il suo lavoro sembra farsi ermetico, fatto di segnali da una partizione del sensibile che potrebbe lasciare spiazzati, parlando a pochi. \u00abE se questo luogo fosse ora un limite per te?\u00bb Ne parliamo. Chiedo ad Alberto due immagini, una foto della legnaia e una dell\u2019orto, estremi di confine dello studio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il suono innervato nelle sculture o liberato nello spazio con installazioni e speakers \u00abtoccava il corpo prima di vedere e di essere visti\u00bb, (cfr. I. Bonacossa, F. Stocchi, A. Tadiello, <em>Trenta dita<\/em>, in <em>Alberto Tadiello. High Gospel<\/em>, catalogo della mostra, Museo di Arte di Villa Croce, Mousse Publishing, 2013, p. 20) alla ricerca di ci\u00f2 che precede lo sguardo, con queste ricerche Alberto costruisce un suono che interroga la mente, la corteccia prefrontale, scossa dal sentire ci\u00f2 che precedeva il suo costituirsi: \u00abDove mi trovo?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/d_ATadiello.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/d_ATadiello-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35615\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/d_ATadiello-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/d_ATadiello-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/d_ATadiello-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/d_ATadiello.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/e_ATadiello.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/e_ATadiello-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35617\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/e_ATadiello-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/e_ATadiello-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/e_ATadiello-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/e_ATadiello.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Montecchio Maggiore 1983Vive e lavora a SedicoStudio visit di Stefano Coletto10 novembre 2023 Incontro Alberto Tadiello nel suo ex panificio, diventato atelier e abitazione. 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