{"id":35417,"date":"2023-11-04T09:00:00","date_gmt":"2023-11-04T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=35417"},"modified":"2023-11-02T11:11:25","modified_gmt":"2023-11-02T10:11:25","slug":"chiara-enzo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/chiara-enzo-2\/","title":{"rendered":"Chiara Enzo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venezia 1989<br>Vive e lavora a Venezia<br>Studio Visit di Elena Forin<br>4 novembre 2023<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho scelto Chiara Enzo perch\u00e9 ho visto il suo lavoro in due occasioni: la prima anni fa, quando stavo cercando di capire le ragioni che per tanto tempo mi avevano tenuta lontana dalla pittura; la seconda a Venezia, alla Biennale di Cecilia Alemani, dove mi sono ricordata di quel primo veloce sguardo che mi aveva colpita ma che non mi aveva fatto entrare pienamente nelle sue opere, come invece accade oggi. Non ho letto il testo del precedente studio visit di Stefano Coletto prima di andarla a trovare, non certo per mancanza di stima per l\u2019autore, ma per non essere influenzata da altri punti di vista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un momento in cui la pittura e il disegno hanno grande spazio, alcune ricerche intendono l\u2019immagine come un universo da restituire in maniera precisa. Enzo, tuttavia, non ha per obiettivo la resa minuziosa dei soggetti, che sono colti attraverso uno sguardo ravvicinato non per dovere di verit\u00e0, quanto per narrare episodi \u2500 marginali, enigmatici, quotidiani, dolorosi \u2500 di cui non si conoscono le cause e le proporzioni, e di cui solo parzialmente \u00e8 possibile misurare l\u2019impatto. In questa prospettiva, ogni sua opera \u00e8 il frammento di un tempo che si \u00e8 compiuto, e di cui viene condiviso un solo dettaglio, a cui \u00e8 affidato il racconto poetico di una storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche per questo i suoi lavori hanno bisogno di grande respiro: la densit\u00e0 non \u00e8 data dalla sola ricchezza visiva, ma anche dal peso di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 detto, ma di cui l\u2019opera comunque parla. La sua pratica prevede l\u2019impiego di materiali diversi che vengono scelti per creare sfide inedite nella definizione e nella resa delle immagini: al di l\u00e0 dei soggetti rappresentati e della posizione concettuale, la ricerca di Enzo riguarda il linguaggio stesso della rappresentazione e indaga la natura pi\u00f9 profonda dell\u2019identit\u00e0 pittorica. Tempere a guazzo, acquerelli, pastelli e matite sono messi alla prova su superfici dalla diversa capacit\u00e0 assorbente e che impongono situazioni di partenza ostili per l\u2019emergere dell\u2019immagine, che si fa strada attraverso stesure progressive nate dalla risoluzione graduale di problemi formali e di resa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al momento del nostro incontro molti dei suoi lavori sono dal corniciaio per la prossima personale a Milano da Zero\u2026 che si terr\u00e0 a fine anno. Sul tavolo c\u2019\u00e8 un\u2019opera a cui si sta dedicando, mentre alla parete sono appese alcune \u2018basi\u2019 che serviranno in futuro: le carte che utilizza sono di grana, tipologia, peso, composizione e colore diversi, e vengono montate su tavole di legno in modo che la stesura avvenga su superfici ben aderenti al supporto. La scelta dei soggetti \u00e8 precisa: molte delle sue opere ritraggono frammenti di pelle e porzioni di corpi su cui compaiono segni e imperfezioni. L\u2019epidermide \u00e8, del resto, la zona limite dell\u2019esperienza, il confine del corpo, del mondo sensoriale e dell\u2019identit\u00e0 fisica: scendere oltre la pelle cercando un livello di profondit\u00e0 ulteriore \u00e8 un percorso possibile solo in termini metaforici ed \u00e8 quindi il termine ultimo di un processo di conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una critica che le pu\u00f2 essere mossa sta nella ripetizione dei soggetti e delle tematiche. Guardando la sua produzione di anno in anno, pur essendo evidente la continuit\u00e0, emerge il valore di un profondo cambiamento: la ricerca del concetto di differenza ha compiuto un percorso piuttosto sorprendente nell\u2019avvicinare stati e temperature e nel generare un volume sempre pi\u00f9 ampio intorno al quadro. Per il mercato e il sistema di oggi, la lentezza di un procedere cos\u00ec meditato (che si traduce in una produzione controllata di opere) e la scelta delle piccole dimensioni (che rendono complessa l\u2019articolazione del valore attraverso coefficienti numerici) sono elementi di forte sfida. Per chi scrive, tuttavia, il valore di questa indagine \u00e8 radicata anche in tali aspetti, che non pertengono alle sole logiche della vendita o dei ritmi espositivi, ma alla concezione stessa dell\u2019opera, della sua aura, e della sua identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ragioni della potenza espressiva di Chiara Enzo stanno nella monumentalit\u00e0 generata da una scala tanto ridotta eppure cos\u00ec intensa. Il suo rigore ricorda, inoltre, quello di certi astrattisti che hanno sperimentato uguaglianza e ripetizione scandagliando il colore e il segno, la luce e il tempo. Quest\u2019ultimo valore \u00e8 per\u00f2 l\u2019unico legame con quelle indagini, che a livello formale hanno ben poco da spartire con la sua posizione filosofica di conoscenza del mondo attraverso la condivisione di frammenti precisi, le cui carenze e lacune sono colmate dall\u2019opera e dal vuoto che le \u00e8 intorno.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_ChiaraEnzo.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_ChiaraEnzo-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35419\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_ChiaraEnzo-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_ChiaraEnzo-300x300.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_ChiaraEnzo-150x150.jpg 150w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_ChiaraEnzo-768x768.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_ChiaraEnzo.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_ChiaraEnzo.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_ChiaraEnzo-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35421\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_ChiaraEnzo-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_ChiaraEnzo-300x300.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_ChiaraEnzo-150x150.jpg 150w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_ChiaraEnzo-768x768.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_ChiaraEnzo.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia 1989Vive e lavora a VeneziaStudio Visit di Elena Forin4 novembre 2023 Ho scelto Chiara Enzo perch\u00e9 ho visto il suo lavoro in due occasioni: la prima anni fa, quando stavo cercando di capire le ragioni che per tanto tempo mi avevano tenuta lontana dalla pittura; la seconda a Venezia, alla Biennale di Cecilia Alemani, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":35423,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[374,340,230],"class_list":["post-35417","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-studio-visit-2-0","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35417","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35417"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35417\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/35423"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}