{"id":35051,"date":"2023-10-14T09:00:00","date_gmt":"2023-10-14T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=35051"},"modified":"2023-10-13T11:44:07","modified_gmt":"2023-10-13T09:44:07","slug":"andrea-bolognino-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/andrea-bolognino-2\/","title":{"rendered":"Andrea Bolognino"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Napoli 1991<br>Vive e lavora a Napoli e a Monaco di Baviera<br>Marcello Francolini<br>14 ottobre 2023<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scelta di voler tornare a rivedere Andrea Bolognino, giovane artista napoletano, gi\u00e0 ospite lo scorso anno del progetto Panorama, \u00e8 legata una serie di concause sollecitate dalla precedente analisi critica di Alessandra Troncone, che racchiudo qui in alcuni punti focali: segno, disegno e smaterializzazione tecnologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio questa volont\u00e0 di perseverare nel disegno per adeguarlo a una visione contemporanea rappresenta una peculiarit\u00e0 rara ma non del tutto isolata tra le ricerche delle nuove generazioni di artisti coevi a Bolognino, cos\u00ec come sembra emergere sempre pi\u00f9 in questo materiale \u2018panorama\u2019 (intendendo il corpus di tutti gli artisti studio-visitati), tale da poterla definire una tendenza. La morfologia prevalente del disegno svela per\u00f2 entro questa tendenza, una espansione oltre la linea di contorno, secondo una figurazione che sembra tradire la peculiarit\u00e0 nitida della forma per lasciarla indefinita e quindi aperta alle relazioni possibili stabilite dall\u2019osservatore. Qui il disegno viene impiegato come non-disegno, nel senso che la pratica si allarga a contenere in s\u00e9 il fondo e tutte le azioni che lo coinvolgono come spazio costruito: il frottage, l\u2019assemblaggio, l\u2019addensamento di altra materia; muta il concetto stesso di segno, dall\u2019azione diretta dell\u2019incidere si annette quella mentale del montaggio: proiezioni digitali, scansioni analogiche, video-frame, fotografia. In questo modo nuovo, il disegnare, diviene una prassi affine alla scultura, all\u2019installazione all\u2019ambiente, nel suo nuovo tentativo di ridefinizione del paesaggio contemporaneo come un paesaggio performativo, nel senso di essere nel suo giudizio, continuamente ridefinito dal suo osservatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un <em>modus operandi<\/em> che riflette anche l\u2019ultimissima ricerca dell\u2019artista. In un modo che potremmo definire \u2018naturamortista\u2019, l\u2019artista inizia a costruire delle direzioni di sguardo per l\u2019osservatore, attraverso l\u2019aggiunta di oggetti riconoscibili che si dispongono come motore attraverso cui riorientare le altre parti con il tutto. Questa nuova dimensione oggettuale di Bolognino lo svincola dal piano e la sua ricerca confluisce nei campi attigui del teatro e della coreografia, permettendo di costruire un disegno concreto che si espande alla scultura, alla scenografia, all\u2019installazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019opera <em>Il guscio <\/em>(2023), realizzata in occasione dello spettacolo teatrale <em>La vera, vera storia di Peter Pan<\/em>, con le scenografie curate da Lucrezia Longobardi e Nora De Blasio alle Officine San Carlo, il paesaggio si unisce visibilmente alla natura morta; Bolognino costruisce grosse teche di vetro contenenti terra, piante, oggetti trovati, gesso, argilla, colla, carta, dando vita a <em>tableaux vivants<\/em> di una vita vista al microscopio, come degli acquari che vivono animati dallo sguardo del fruitore. L\u2019idea dell\u2019oggetto permette di arrivare al disegno come restituzione formale privilegiata da Bolognino, il tratto unito alla variazione polimaterica delle superfici, genera quello che pu\u00f2 essere definito amplificazione del corpo. Il concetto di corpo come soggetto agito origina l\u2019opera <em>Corpo aumentato<\/em>, realizzata nel 2022 in dialogo con un elemento molto presente nella citt\u00e0 di Napoli, l&#8217;edicola votiva. Un ambiente abitato da statue di figure sacre il cui corpo, caratterizzato da mutilazioni, ferite e abrasioni, induce lo spettatore a riflessioni quasi riconducibili a suggestioni di coinvolgimento emotivo, porta Bolognino a riflettere sul corpo contemporaneo inteso come campo di battaglia ibridato, modificato e condizionato da tecnologie che lo rendono per forza di cose aumentato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per adesso questi ultimi esperimenti sono fermi allo stadio di test e non ancora esplicitati entro cicli di lavori coerenti e organizzati. Con ci\u00f2 non possiamo afferire l\u2019avvenuta espansione della sua ricerca, ma di sicuro abbiamo potuto osservare un affascinante potenziale che pu\u00f2 essere strutturato solo da un necessario approfondimento della simbologia da rappresentare. Quest\u2019ultima non pu\u00f2 essere lasciata al caso, ma mescolata, accresciuta da sempre pi\u00f9 strati di possibile interpretazione iconologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019artista plasma le sue figure attraverso elementi naturalistici e simbolici pregni di significati percettivi. Il corpo assume centralit\u00e0 dall\u2019unione di pi\u00f9 generi pittorici, paesaggio e natura morta e talvolta autoritratto. L\u2019utilizzo del disegno, della prospettiva e della profondit\u00e0 stabilisce un punto importante che pone Bolognino in una posizione interessante nel panorama dell\u2019arte contemporanea, restituisce il valore pittorico e atmosferico alla grafite e al carboncino, facendo coesistere il <em>medium<\/em> storico con la ricerca contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_AndreaBolognino_Il-Guscio.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_AndreaBolognino_Il-Guscio-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35053\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_AndreaBolognino_Il-Guscio-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_AndreaBolognino_Il-Guscio-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_AndreaBolognino_Il-Guscio-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/b_AndreaBolognino_Il-Guscio.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_AndreaBolognino_YBIAB.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_AndreaBolognino_YBIAB-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35055\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_AndreaBolognino_YBIAB-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_AndreaBolognino_YBIAB-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_AndreaBolognino_YBIAB-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/c_AndreaBolognino_YBIAB.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli 1991Vive e lavora a Napoli e a Monaco di BavieraMarcello Francolini14 ottobre 2023 La scelta di voler tornare a rivedere Andrea Bolognino, giovane artista napoletano, gi\u00e0 ospite lo scorso anno del progetto Panorama, \u00e8 legata una serie di concause sollecitate dalla precedente analisi critica di Alessandra Troncone, che racchiudo qui in alcuni punti focali: [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":35057,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[374,340,230],"class_list":["post-35051","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-studio-visit-2-0","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35051","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35051"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35051\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/35057"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35051"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35051"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35051"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}