{"id":33855,"date":"2023-06-27T09:00:00","date_gmt":"2023-06-27T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=33855"},"modified":"2023-06-26T16:45:11","modified_gmt":"2023-06-26T14:45:11","slug":"giovanni-longo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/giovanni-longo\/","title":{"rendered":"Giovanni Longo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Locri 1985<br>Vive e lavora a Roma e a Locri <br>Studio visit di Marcello Francolini<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per analizzare la ricerca artistica di Giovanni Longo bisogna entrare nel magazzino dei suoi oggetti semantici, che sembra coincidere con il limite geografico di Locri, sotto lo sguardo vigile di Mannella e Abadessa, i colli da cui cade, sotto l\u2019arsura calabra, tutto ci\u00f2 che ha la briga di galleggiare tra le fiumare occasionali di una natura dominante. Ma se ammettiamo fenomenologicamente, che l\u2019immagine \u00e8 un modo di proiettare la nostra esperienza sull\u2019impulso esterno, \u00e8 chiaro che Locri \u00e8 direttamente proporzionale, nel lavoro di Longo, a Roma, giacch\u00e9 ci\u00f2 che si fruisce nel presente sociale del tessuto urbano viene combinato nell\u2019occasionalit\u00e0 dei residui espansi della campagna. E cos\u00ec, al limite del dilemma italiano tra strapaese e stracitt\u00e0, Longo opera come un guaritore nel tentativo di colmare uno spazio sempre pi\u00f9 vacuo entro cui l\u2019essere del XXI secolo perde sempre pi\u00f9, nella sua iper-razionalit\u00e0, la capacit\u00e0 di meravigliarsi dinnanzi alla caotica natura frattale. Quella magica attivit\u00e0 che \u00e8 l\u2019analogia, capace di farci rivedere le cose in altre cose, com\u2019\u00e8 d\u2019altro canto in <em>Morph<\/em> (2022) che appunto richiamandosi al <em>morphing<\/em> cinematografico allude a quella capacit\u00e0 di trasformazione liquida e graduale tra due immagini. La capacit\u00e0 di flettere il materiale povero, diventa occasione per proiettare cos\u00ec forme in altre forme, com\u2019\u00e8 per una schiena flessa a partire da qualcosa nel tipo di legno che rimanda alla colonna vertebrale, ma la stessa capacit\u00e0 di flessione \u00e8 l\u2019arco, una tra le prime forme architettoniche desunte dalle curvature di rocce o altri organici, e cos\u00ec via in un\u2019espansione continua di senso a partire dal medesimo materiale che cos\u00ec estratto diviene puro segno. Ed \u00e8 cos\u00ec per tutta la serie <em>Seamless<\/em> che, da reminiscenze anatomiche ricostruisce uno spazio archetipale. A questo punto della ricerca, potendo avere sottocchio i lavori precedenti, Longo sembra aver ormai fatto esperienza della forma analogica per entrare in un territorio completamente simbolico, dove la ricerca della forma finale ascende verso concetti pi\u00f9 universali, iniziando cos\u00ec a scoprire territori estetici meno desueti \u00e8 pi\u00f9 originali. Prendiamo, ad esempio, un\u2019altra delle <em>Seamless<\/em>, <em>Collapse<\/em> (2022), potendola confrontare con <em>These Are Not My Legs (Goat)<\/em> (2016), un\u2019opera precedente della serie <em>Fragile Skeletons<\/em>, notiamo come la simil-gabbia toracica nel gioco di analogia zoomorfica del 2016 diviene una forma vibratile astratta nel 2022. Forse, la stessa vibrazione della foglia alla pressione del vento? Cos\u00ec vorrei meglio intendere, ch\u00e9 partito da un processo di semplice analogia trasformativa, Longo sta giungendo a un processo di astrazione della forma. Una complessit\u00e0 riscontrabile anche nell\u2019utilizzo congiunto di pi\u00f9 materiali naturali-artificiali, la cui vibrazione tattile e materica espande ancor di pi\u00f9 l\u2019opera, prima tenuta pi\u00f9 vincolata a una monocromia organica. Eppure, niente ha illuminato la mia visita pi\u00f9 di una parola datami da Longo durante la conversazione: evasione-del-materiale. Come se una certa estetica fosse ancorata all\u2019emigrazione, se fosse contenuta come controprova di quell\u2019abbandono delle proprie terre, che tra coloro che sono migrati e divenuti artisti si manifestasse quasi come una contingenza necessaria. Quella terra povera diventa arte povera, nel senso che lo scarto residuale si illumina sotto nuova luce, trasformandosi in nuova materia concettualmente manipolabile. In questa prospettiva si potrebbe rivedere il materiale-Locri, alla luce di quel materiale-Borgofranco di Ivrea, materiale-Garessio, materiale-Bari, materiali-Biella, e non certo per una netta corrispondenza agli Anselmo, Penone, Pascali, Zorio, quanto pi\u00f9 a questa capacit\u00e0 di proiettare dal proprio immaginario mnemonico forme ricondensate dalle propriet\u00e0 energetico-organico-materico della propria terra, da intendersi come unico punto ancorabile in un continuo fluire informazionale. Sotto l\u2019egida di questa evasione-del-materiale, la ricerca di Longo appare coerente con tante altre ricerche di artisti comparsi in questa mappatura che il progetto Panorama porta avanti nell\u2019ultimo biennio, dove ancora una volta il nomadismo culturale sembra di contraltare, produrre negli artisti, una resistenza <em>glocale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiovanniLongo.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiovanniLongo-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33857\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiovanniLongo-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiovanniLongo-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiovanniLongo-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiovanniLongo.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiovanniLongo.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiovanniLongo-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33859\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiovanniLongo-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiovanniLongo-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiovanniLongo-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiovanniLongo.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Locri 1985Vive e lavora a Roma e a Locri Studio visit di Marcello Francolini Per analizzare la ricerca artistica di Giovanni Longo bisogna entrare nel magazzino dei suoi oggetti semantici, che sembra coincidere con il limite geografico di Locri, sotto lo sguardo vigile di Mannella e Abadessa, i colli da cui cade, sotto l\u2019arsura calabra, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":33861,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-33855","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33855","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33855"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33855\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33861"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33855"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33855"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33855"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}