{"id":33832,"date":"2023-06-23T12:42:59","date_gmt":"2023-06-23T10:42:59","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=33832"},"modified":"2023-06-23T12:44:00","modified_gmt":"2023-06-23T10:44:00","slug":"giuliana-storino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/giuliana-storino\/","title":{"rendered":"Giuliana Storino"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Manduria 1986<br>Vive e lavora a Milano<br>Studio visit di Lorenzo Madaro<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un cavalletto a dondolo, risme di fogli, terra, vuoto, appunti, ordine e disordine: nello studio di Giuliana Storino a Milano (dove insegna all\u2019Accademia di Brera) tutto \u00e8 sospeso nel tempo dilatato dell\u2019attesa. Percorrerlo \u00e8 come entrare in una dimensione altra, in cui per\u00f2, a ben guardare, vige un preciso metodo. Mi dice subito che la sua ricerca \u00absi orienta verso lo spazio e l\u2019installazione e si articola attraverso una interdisciplinarit\u00e0 dei mezzi e dei linguaggi\u00bb. \u00c8 cos\u00ec, lo si comprende osservando le opere esposte nelle mostre personali e collettive degli ultimi tempi. Tra le personali recenti vanno annoverate: <em>Cavalletto a dondolo, l\u2019istante vuoto<\/em>, a cura di Alessandro Mescoli, CRAC di Castelnuovo Rangone (Mo) e <em>Il sole \u00e8 nuovo ogni giorno<\/em>, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, Museo archeologico di Santa Scolastica, a Bari nel 2021, mentre, tra le collettive: <em>Toys. Giocare \u00e8 un\u2019arte<\/em>, a cura di Maria Mancini, Associazione culturale Bianca Pilat a Milano nel 2022, <em>Esperienze a contatto: Italia e Corea<\/em>, sempre a cura di Maria Mancini, negli spazi della Fondazione Centro Arti visive di Pietrasanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 una dimensione legata a una declinazione intima e manuale (cio\u00e8 di impegno con le mani, come pratica da intendere per la sua forza intrinseca di spazio delicato e privato), nel lavoro di Giuliana Storino, anche quando esso si relaziona con un approccio installativo ed esce fuori dalla bidimensionalit\u00e0 per farsi forma nello spazio, come nel caso dei suoi cavalletti a dondolo ricoperti da un delicato strato di inchiostro dato con una penna Bic blu. Nel suo impegno quotidiano si rivela l\u2019interesse per la ciclicit\u00e0, sia quella del gesto che quella della natura, fonte primaria di interesse, come dimostrano le sue perlustrazioni attorno alle metamorfosi, tema caro al suo lavoro. Cambia pelle il lavoro di Storino, soprattutto nelle opere su carta, realizzate con le terre setacciate in differenti geografie, in grado di generare monocromi stratificati che intendono provocare suggestioni perfino olfattive. L\u2019artista si dedica a una rilettura dell\u2019arte in base alla natura e ai suoi cicli, senza diventare narrativa riesce piuttosto a far confluire terre, respiri, tracce e segni naturali nella dimensione totemica delle cose. Anche quando lascia temporaneamente il rapporto con i materiali della terra e approda, per esempio, alle installazioni con tubi fluorescenti e metallo \u2013 \u00e8 il caso, ad esempio, di <em>The Sun Is New Every Day<\/em>, tra i lavori pi\u00f9 poetici della sua mostra barese di due anni fa, a stretto contatto con il passato archeologico dello spazio in cui ha allestito la personale che l\u2019ha riportata temporaneamente in Puglia \u2013, la familiarit\u00e0 feconda con lo stupore e la ciclicit\u00e0 delle cose della natura \u00e8 sempre manifesta. Se ciclica \u00e8 la natura, tale \u00e8 anche la capacit\u00e0 di Storino di generare opere appartenenti a specifici cicli che costantemente rigenera. Lavorare con gli elementi primari della natura significa riconnettersi a una condizione primigenia in cui tutto cambia e rinasce in un momento che \u00e8 eterno e costante insieme, riallacciandosi a una dimensione filosofica della vita, e poi dell\u2019arte, in cui lavorare vuol dire riflettere, generare un pensiero, spaziare, evadere dal reale per poi ritornarci. D\u2019altronde, cosa rappresenta un cavalletto a dondolo se non l\u2019estrema e persistente ricerca dell\u2019arte attorno alle ragioni proprie del suo essere e del suo agire? Ricoprirlo di lievi segni tracciati con una penna Bic vuol dire effettuare la riappropriazione lenta di un simbolo, di un archetipo che riguarda la genesi stessa delle cose dell\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sar\u00e0 stimolante osservare le evoluzioni del suo lavoro, soprattutto quando la sua ricerca verr\u00e0 declinata in una chiava ancor pi\u00f9 installativa. Le grandi colonne fluorescenti installate nel cortile interno di Santa Scolastica a Bari, due anni fa, assieme a una traccia sonora, in grado di riflettere non soltanto i passi convinti dello spettatore ma anche l\u2019architettura e lo spazio attorno costantemente in movimento, hanno aperto una ulteriore strada di riflessione nel lavoro di Giuliana Storino. Orientandosi verso la scala ampia, uscendo fuori dagli spazi intimi dello studio di Milano, l\u2019artista potr\u00e0 costruire nuovi spazi del pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sar\u00e0 una sfida, che non dovr\u00e0 per\u00f2 farle perdere la dimensione trasognante e lirica del suo lavoro, partendo sempre dalla filosofia (magari da Eraclito, una fonte essenziale delle sue riflessioni, come evidenzia anche il titolo del neon citato), dalla natura e proseguendo verso un confronto \u2013 che per certi versi l\u2019artista ha gi\u00e0 avviato \u2013 con i supporti tecnologici (proiezioni, ologrammi, tracce sonore ripensate anche in una chiave 3D) che potranno farla avanzare verso successive prospettive di crescita.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiulianaStorino.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiulianaStorino-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33834\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiulianaStorino-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiulianaStorino-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiulianaStorino-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_GiulianaStorino.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiulianaStorino.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiulianaStorino-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33836\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiulianaStorino-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiulianaStorino-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiulianaStorino-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_GiulianaStorino.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Manduria 1986Vive e lavora a MilanoStudio visit di Lorenzo Madaro Un cavalletto a dondolo, risme di fogli, terra, vuoto, appunti, ordine e disordine: nello studio di Giuliana Storino a Milano (dove insegna all\u2019Accademia di Brera) tutto \u00e8 sospeso nel tempo dilatato dell\u2019attesa. 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