{"id":33685,"date":"2023-06-14T16:31:39","date_gmt":"2023-06-14T14:31:39","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/art-put-to-the-testpalermo-as-a-training-ground-for-dialogue\/"},"modified":"2024-03-27T09:41:50","modified_gmt":"2024-03-27T08:41:50","slug":"art-put-to-the-testpalermo-as-a-training-ground-for-dialogue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/art-put-to-the-testpalermo-as-a-training-ground-for-dialogue\/","title":{"rendered":"Art Put to the Test. Palermo as a Training Ground for Dialogue"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei tratti pi\u00f9 marcati del volto recente di Palermo \u00e8 la vivacit\u00e0 di una generazione emergente che ha trovato l\u2019energia per organizzare in modo autonomo il proprio presente, e per occuparsi in prima persona della comprensione \u2013 o della costruzione \u2013 della propria fisionomia. Lo si pu\u00f2 evincere soprattutto dal proliferare degli spazi autogestiti dagli artisti. Ma questo fenomeno, seppure per certi versi nuovo in termini di consistenza numerica, non \u00e8 in grado di esaurire il discorso su quanto stia avvenendo sul piano delle relazioni, su cosa stia determinando l\u2019impegno a condividere studi, idee, percorsi, senza per questo rinunciare a intraprendere sentieri poetici individuali.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presenza di numerosi <em>artist-run space<\/em> non riesce a qualificare, di per s\u00e9, un clima culturale, semmai lo testimonia, e se leggessimo questo fenomeno dal solo orizzonte quantitativo, finiremmo per svilirlo a trend di sistema. In parte, sicuramente, si tratta anche di questo, di una tendenza diffusa ovunque come reazione all\u2019approccio speculativo-finanziario dilagante. Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro, ci sono spinte pi\u00f9 complesse.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intanto a Palermo c\u2019\u00e8 una storia legata agli ultimi vent\u2019anni che ci parla di diversi tentativi da parte degli artisti di contrapporsi all\u2019indifferenza cittadina, e ancor pi\u00f9 nazionale, attraverso la costituzione di realt\u00e0 progettuali ed espositive. Mi riferisco per esempio a Zelle \u2013 fondata da Federico Lupo nel 2005, poi trasformata in Van Holden Studio e ora in TOMO \u2013, che con la sua attivit\u00e0 di mostre e produzioni ha sempre rappresentato una comunit\u00e0 legata da interessi specifici, come il disegno, l\u2019editoria, il collezionismo di oggetti e audiovisivi vintage; penso a L\u2019A project space, aperto da Giuseppe Buzzotta e Vincenzo Schillaci nel 2009, che grazie ai rapporti instaurati con una rete nazionale e internazionale di spazi analoghi ha avuto una precisa incidenza nella trasformazione della scena palermitana; mi vengono poi in mente le esperienze condotte da Adalberto Abate, per lo pi\u00f9 animate da istanze politiche o comunque di impegno collettivo (da Ar\u011ba, nel 2003, con Giovanni Lo Verso, Domenico Pellegrino e Domenico Stassi, a Sacrosanctum e a Spazio Rivoluzione) e poi l\u2019attivit\u00e0 del Caff\u00e8 Internazionale, gestito da Stefania Galegati e Darrell Shines, che tra il 2015 e il 2018 ha portato avanti una realt\u00e0 in cui musica e arte trovavano continue occasioni di interazione.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I pi\u00f9 giovani, oggi, si collegano consapevolmente a queste storie, dalle quali hanno acquisito il modello dell\u2019autogestione ma anche alcune motivazioni di fondo: prima fra tutte l\u2019entusiasmo e la responsabilit\u00e0 di costruire un contesto adatto ad accogliere i loro pensieri e le loro opere, creando le condizioni per alimentare un dialogo interno alla citt\u00e0 e per stabilire connessioni autentiche con l\u2019esterno, facendo perno sulla secolare vocazione siciliana allo scambio e all\u2019accoglienza.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accoglienza, in Sicilia, non \u00e8 un ingrediente turistico, \u00e8 un modo di stare al mondo. E nel caso delle esperienze avviate in anni recenti proprio all\u2019insegna del concetto-motore dell\u2019ospitalit\u00e0, non si \u00e8 trattato di invitare grandi personaggi che potessero richiamare l\u2019attenzione, si \u00e8 trattato della realizzazione a pi\u00f9 mani di un habitat che potesse valere per s\u00e9 e per gli altri. \u00c8 qui che risiede il senso delle iniziative comunitarie di questi anni, forti per altro dell\u2019acquisizione del voler essere molto mobili ma non migranti, del voler creare una condizione che permetta non solo di rimanere, ma di poter ragionare su \u2018grandi imprese\u2019.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla prospettiva irrinunciabile di essere una fertile isola nel Mediterraneo, con tutta la portata storica, economica e geopolitica di tale assunto, questi giovani stanno lavorando sul proprio territorio con l\u2019ambizione di condividerlo con la generazione di cui sono parte, immaginandolo come un bene collettivo, materiale e immateriale.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Far\u00f2 qualche esempio, ma in un luogo in cui si stanno moltiplicando le forme associative, intorno a fulcri laboratoriali e a rivendicazioni civili, le figure da nominare sarebbero molte di pi\u00f9.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle energie trainanti \u00e8 sicuramente il duo Genuardi Ruta.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima ancora di occuparsi de L\u2019Ascensore, uno spazio particolarmente attivo nella valorizzazione della scena locale e nell\u2019interazione con il panorama europeo, Antonella Genuardi e Leonardo Ruta sono sempre stati un volano di aggregazione, fin dai tempi in cui trasformavano gli incontri dell\u2019Osservatorio Arti Visive<a href=\"#_edn1\" id=\"_ednref1\">[i]<\/a>, in cui si sono principalmente formati, in un ambiente familiare, dove assorbire il calore della comunit\u00e0 perfino nel vivo dei conflitti. Il fatto che dovunque ci si riunisse \u2013 dalle aule dell\u2019Accademia ai luoghi in cui si allestivano coralmente le mostre collettive \u2013 i due portassero del cibo da condividere con gli altri significava sigillare quei momenti comunitari mediante il ricorso a un elemento fondamentale della cultura mediterranea, la convivialit\u00e0, il vivere insieme un tempo speciale enucleato dal resto delle occupazioni quotidiane. Una sorta di rivisitazione del concetto di <em>otium<\/em>, per intenderci. L\u2019essere comunit\u00e0, se da una parte veniva indagato e discusso in seno all\u2019Osservatorio, anche sulla scorta degli spunti che provenivano dal dibattito filosofico e sociologico in atto, dall\u2019altra maturava nelle poetiche non solo di Genuardi Ruta, ma anche del duo Campostabile, di Gianfranco Maranto e di molti altri giovani che si interrogavano su come integrare l\u2019arte con la citt\u00e0, con i propri amici.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I primi esperimenti in tal senso sono avvenuti proprio nella periferica e fascinosa Villa Vincenzina, sede di L\u2019A project space, dove Buzzotta e Schillaci, un po\u2019 pi\u00f9 grandi di et\u00e0, avevano accolto l\u2019idea di ospitare una \u2018prova di mostra\u2019, ossia un progetto espositivo (Campostabile\/Maranto) che sceglieva di darsi il titolo di \u2018prova\u2019 proprio perch\u00e9 prendeva vita all\u2019interno di un\u2019esperienza collettiva, facendo delle opere il cardine della messa in comune di un tempo e soprattutto di un orizzonte di idee.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un caso che Genuardi Ruta, Campostabile e Maranto abbiano concepito una pittura che dialoga con lo spazio: le loro forme-luogo non sono il frutto di una pratica decorativa, sono sempre la costruzione di un alveo in cui possano coesistere i loro sguardi sul mondo, le loro storie, il loro paesaggio con quelli di chi vi entrer\u00e0 a far parte, da spettatore. Un habitat, per l\u2019appunto. Questo sentire ha creato una comunit\u00e0 che oggi \u00e8 soprattutto di natura intellettuale ed emozionale. Convivialit\u00e0, storia e paesaggio sono al centro di questa spinta comunitaria.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questi ragionamenti, e dall\u2019aver preso parte a quelle stesse vicende, nasce lo scorso anno La Siringe, a opera di Enzo Cal\u00f2, Gabriele Massaro e Davide Mineo. Aprono il loro spazio in pieno centro, in via Merlo; non lo restaurano, perch\u00e9 tutti i segni di quell\u2019ex sala di registrazione raccontano una sedimentazione di vissuti che non intendono obliare. La loro passione per tutto ci\u00f2 che un luogo pu\u00f2 significare \u00e8 alla base anche dei loro lavori personali, che per\u00f2, a oggi, non hanno ancora esposto in questa sede, preferendo dedicarla ai loro compagni di percorso, o a qualche coetaneo nato altrove capace di leggere e occupare uno spazio-situazione.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlano di \u00abcreazione e contemplazione di ideali fisicamente esistenti\u00bb; rivisitano concetti che altre generazioni hanno combattuto: \u00abun \u2018bello\u2019 intenso non levigato e imbalsamato, piuttosto grezzo e vivo [\u2026]\u00bb. Parlano di \u2018resistenza\u2019, di \u2018cassa di risonanza libera\u2019<em>. <\/em>L\u2019essere comunit\u00e0 \u00e8 dunque progetto, \u00e8 risposta all\u2019atomismo dilagante attraverso ipotesi di risemantizzazione delle esistenze a partire dalla \u2018coltivazione\u2019 collettiva dell\u2019arte.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi mesi dopo La Siringe nasce Parentesi Tonde, fondata da cinque artisti e una curatrice (Francesca Baglieri, Antonio La Ferita, Alberto Orilia, Roberto Orlando, Rossella Poidomani e con loro Ilaria Cascino). L\u2019attivit\u00e0 espositiva \u00e8 di nuovo soltanto un punto di applicazione, non \u00e8 il fine; \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 per s\u00e9 e per gli altri, ma soprattutto \u00e8 un input per la sperimentazione di nuove pratiche. Due di loro, parallelamente, condividono anche uno studio insieme ad altri giovani professionisti, tra cui una scenografa: un grande <em>open space <\/em>in cui ciascuno ha una propria area, ma fondamentalmente lavora gomito a gomito con gli altri. Lo hanno chiamato Officine Ouragan. Dibattono sugli esiti di quanto fanno, mettono in comune abilit\u00e0 manuali, competenze teoriche, rapporti con le maestranze; hanno in programma di aprirsi a sperimentazioni in ambiti affini, cercando nuovi punti di intersezione.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con una visione di tipo organicistico, consapevoli del loro potenziale di artisti nel ridisegno dei contesti abitativi, sociali, nel ripensamento della fruizione del patrimonio monumentale, nella salvaguardia del paesaggio, della riappropriazione delle tradizioni e nella scrittura dei \u2018riti\u2019 del futuro, il gruppo di Parentesi Tonde coniuga contemplazione e politica urbana, e al contempo difende e promuove le singolarit\u00e0 autoriali. Va detto, infine, che in questo clima gioca un ruolo molto significativo la connessione con l\u2019Accademia di Belle Arti, con la quale la maggior parte di questi artisti ha un legame di reciprocit\u00e0 che va ben oltre il ciclo formativo. In tutta la sua complessit\u00e0, l\u2019Accademia costituisce infatti un laboratorio estremamente propositivo, dove si lavora in gruppo, intergenerazionalmente, costruendo comunit\u00e0 trasversali in rapporto costante sia con la citt\u00e0 che con il mondo dell\u2019arte. Tra i tanti cantieri progettuali, \u00e8 giusto ricordarne almeno alcuni in cui si costruisce da tempo una dimensione comunitaria: oltre al gi\u00e0 citato Osservatorio, c\u2019\u00e8 il progetto di scambio D\u00fcsseldorf-Palermonel grande capannone Haus Der Kunst, gestito, tra gli altri, da artisti\/docenti<a id=\"_ednref2\" href=\"#_edn2\">[ii]<\/a> che organizzano un fitto calendario espositivo coinvolgendo anche studenti ed ex studenti; il ciclo <em>Cielo Raso<\/em>, curato da un gruppo di artisti\/docenti<a id=\"_ednref3\" href=\"#_edn3\">[iii]<\/a> in un\u2019aula di Villa Filippina; il progetto espositivo Polizzi Generosa Arte Contemporanea<a id=\"_ednref4\" href=\"#_edn4\">[iv]<\/a> e moltissime altre iniziative, come la recentissima <em>Young Vulcano.<\/em><\/p>\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_edn1\" href=\"#_ednref1\">[i]<\/a> L\u2019Osservatorio Arti Visive \u00e8 un organismo di ricerca e di progettazione curatoriale dell\u2019Accademia di Palermo fondato nel 2008 da Daniela Bigi, Gianna Di Piazza e Toni Romanelli.<br\/><a id=\"_edn2\" href=\"#_ednref2\">[ii]<\/a> Alessandro Bazan e Daniele Franzella, che fanno parte del comitato scientifico.<br\/><a id=\"_edn3\" href=\"#_ednref3\">[iii]<\/a> Francesco Albano, Marcello Buffa, Marcello Faletra, Stefania Galegati, Rosa Persico.<br\/><a id=\"_edn4\" href=\"#_ednref4\">[iv]<\/a> Coordinato da Sandro Scalia ed Emilia Valenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei tratti pi\u00f9 marcati del volto recente di Palermo \u00e8 la vivacit\u00e0 di una generazione emergente che ha trovato l\u2019energia per organizzare in modo autonomo il proprio presente, e per occuparsi in prima persona della comprensione \u2013 o della costruzione \u2013 della propria fisionomia. 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