{"id":33515,"date":"2023-06-10T09:17:57","date_gmt":"2023-06-10T07:17:57","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=33515"},"modified":"2023-06-10T09:24:22","modified_gmt":"2023-06-10T07:24:22","slug":"eugenia-vanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/eugenia-vanni\/","title":{"rendered":"Eugenia Vanni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siena 1980<br>Vive e lavora a Siena<br>Studio visit di Angel Moya Garcia<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco fuori Siena, in quello che era lo studio del padre e adiacente al casolare in cui vive, troviamo lo spazio in cui lavora quotidianamente Eugenia Vanni. Diplomata in Pittura all\u2019Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente specializzata in Arti visive e Studi curatoriali alla NABA di Milano, \u00e8 stata visiting artist per il corso di Incisione presso l\u2019Acad\u00e9mie Royale des Beaux Arts di Bruxelles. Attualmente insegna Pittura presso la LABA di Firenze e Visual Research per il master in Digital Media Arts e Multimedia Arts presso l\u2019Istituto Marangoni di Firenze, mentre ha fondato con l\u2019artista Francesco Carone il Museo d\u2019inverno a Siena. Il concetto di manualit\u00e0 e il fare artistico alla luce della pratica quotidiana fungono da fil rouge nel suo lavoro. Questi aspetti hanno attraversato varie tecniche come la pittura e l\u2019incisione, che sono i due linguaggi esplorati con maggiore attenzione. La messa in scena del fare pittorico, il quadro come entit\u00e0 fisica e il tentativo di riappropriarsi, e di non dare per scontati, determinati passaggi pittorici, rappresentano le sue principali urgenze. Nella maggior parte della sua produzione pi\u00f9 recente, emerge l\u2019interesse sul processo e sullo spazio pittorico, con un approccio di natura concettuale che mette in discussione alcuni elementi del fare pittura e delle tecniche pittoriche. Negli ultimi quadri monocromi, ad esempio, dipinge il bordo per rivelare il fronte. In questo modo, la campitura di colore monocroma, non dipinta ma realizzata grazie alla stoffa industriale gi\u00e0 colorata che viene tirata sul telaio, si confonde con il bordo, che \u00e8 invece dipinto a olio e rappresenta un immaginario lino grezzo sottostante. Questa continuit\u00e0 illusoria consente alla superficie di poter diventare pittorica proprio quando non lo \u00e8 ed \u00e8 proprio in quello spazio che si determina l\u2019opera. Si tratta di uno spostamento del baricentro della rappresentazione in cui l\u2019esplorazione dei confini della pittura si afferma attraverso l\u2019inserimento di indizi o tracce che possono portare chi ne fa esperienza a interrogarsi sul fare stesso della pittura.<strong> <\/strong>Gli interrogativi sulle tecniche e la trasformazione delle gocciolature o delle ditate sui bordi, che solitamente non sono altro che macchie o schizzi da correggere, diventano veri e propri soggetti dell\u2019opera, ma soprattutto si configurano come desiderio di sfondare la tela e di dilatare lo spazio di azione del quadro seguendo e attualizzando le ricerche sull\u2019estensione della tela del Novecento. In questo modo viene sottolineato come la pittura e le sue tecniche rimangano ancora oggi un campo con tante possibilit\u00e0 aperte, mentre in un momento di confusione sull\u2019immagine e sulla pittura, si tratta di ritrovare il rigore rispetto alla rappresentazione e all\u2019osservazione. Parallelamente alla pittura sta portando avanti una ricerca sull\u2019incisione, in modo specifico sulla matrice trovata o spontanea, realizzando una nuova serie di stampe calcografiche gi\u00e0 iniziata nel 2011, in cui utilizza taglieri da cucina appartenuti a persone diverse come matrici. Un momento di condivisione come la preparazione di un pasto diventa testimonianza di frammenti di vita decifrati dall\u2019inchiostro insinuato nei solchi. Il concetto di matrice trovata lo individuiamo inoltre in un\u2019altra serie, realizzata tramite la stampa xilografica, in cui una tavola di legno tarlata diventa formalmente un cielo stellato una volta inchiostrata e passata al torchio, rivelando aspetti invisibili del mondo. Rivelare testimonianze nascoste, lasciare una memoria dell\u2019invisibile e portare l\u2019attenzione verso ci\u00f2 che generalmente viene ignorato diventa una prassi da veicolare attraverso un processo intellettuale sullo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un processo che potrebbe rimanere fin troppo celato e che emerge in modo non del tutto evidente o leggibile per coloro che non sono specializzati in pittura e in incisione o per coloro che non hanno uno sguardo abbastanza educato. Bucare lo spazio, il fallimento degli stili, interrogarsi su dove sia il limite della tecnica o l\u2019indagine sul confine tra la messa in scena e come questa possa essere dichiarata, rischiano di essere interpretati in modo riduttivo, facendo prevalere una lettura della ricerca come mera finzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le opere per\u00f2 hanno un valore estetico ineccepibile, mentre il livello di ricerca intellettuale si aggiunge come un ulteriore strato di lettura, riuscendo in questo modo a innescare un meccanismo d\u2019indagine sulla pittura, sulle tecniche pittoriche e sul fare manuale del pittore. Bisogna evidenziare infine come anche le didascalie siano un elemento importante per poter decodificare i lavori, dove il titolo solitamente corrisponde alla tecnica e al processo di realizzazione, aprendo cos\u00ec a qualunque suggestione e a qualsiasi possibile interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_EugeniaVanni.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_EugeniaVanni-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33518\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_EugeniaVanni-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_EugeniaVanni-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_EugeniaVanni-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/b_EugeniaVanni.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_EugeniaVanni.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"748\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_EugeniaVanni-1024x748.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33520\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_EugeniaVanni-1024x748.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_EugeniaVanni-300x219.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_EugeniaVanni-768x561.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/c_EugeniaVanni.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siena 1980Vive e lavora a SienaStudio visit di Angel Moya Garcia Poco fuori Siena, in quello che era lo studio del padre e adiacente al casolare in cui vive, troviamo lo spazio in cui lavora quotidianamente Eugenia Vanni. 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