{"id":33413,"date":"2023-06-05T09:00:00","date_gmt":"2023-06-05T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=33413"},"modified":"2024-03-20T11:14:23","modified_gmt":"2024-03-20T10:14:23","slug":"tra-ulivi-distrutti-e-progettualitaultimi-ragguagli-dallarte-contemporanea-in-puglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/tra-ulivi-distrutti-e-progettualitaultimi-ragguagli-dallarte-contemporanea-in-puglia\/","title":{"rendered":"Tra ulivi distrutti e progettualit\u00e0. Ultimi ragguagli dall\u2019arte contemporanea in Puglia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Puglia negli ultimi anni sembra, da lontano, un territorio vivo, pieno di energia, pronto ad accogliere istanze, presenze, finanche progettualit\u00e0: merito anche della nuova vita di piccoli centri, di un certo approccio \u2018radical chic\u2019 e di un <em>appeal <\/em>che ha permesso a Dior, per esempio, di scegliere nel 2021 piazza Duomo a Lecce come location per una delle sue sfilate pi\u00f9 importanti, oppure al consorzio Italics di individuare, complici le radici pugliesi del curatore Vincenzo De Bellis, Monopoli come centro storico in cui impiantare la seconda edizione di <em>Panorama<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Puglia, quindi, come spazio dall\u2019alto tasso tentacolare, in grado di incuriosire un pubblico sempre pi\u00f9 sofisticato, che \u2013 paradossalmente \u2013 la predilige perch\u00e9 caratterizzata da un\u2019identit\u00e0 primigenia che resiste (o almeno ci prova) alla frenesia di un turismo di massa che tenta di stravolgerla da almeno un decennio. Cosa \u00e8 accaduto, qui, in questi ultimi vent\u2019anni, a prescindere dagli slogan delle <em>maison<\/em> di moda?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se da un lato molti spazi pubblici sono ancora invasi da mostre di basso profilo, non \u00e8 comunque mancato l\u2019impegno da parte di alcune istituzioni come il Museo Castromediano di Lecce e la Fondazione Pascali di Polignano a mare nel coinvolgimento di nomi di ampio raggio; tuttavia, si deve soprattutto a realt\u00e0 private la costruzione di una prima rete di progettualit\u00e0. D\u2019altronde cos\u00ec \u00e8 stato anche in passato, in due occasioni specifiche che negli anni Settanta e Ottanta hanno portato il nome della Puglia fuori dai confini nazionali, con la Galleria Marilena Bonomo di Bari e lo Studio Carrieri di Martina Franca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non tutto ha funzionato, spesso i progetti hanno avuto un tempo limitato, anche con profili un po\u2019 vacanzieri (l\u2019estate \u00e8 naturalmente il periodo pi\u00f9 ambito di questo flusso, perch\u00e9 si riaprono le case del basso Salento o i trulli della Valle d\u2019Itria) e nell\u2019apparente silenzio di alcuni centri storici o di alcune campagne, tra ulivi che non ci sono pi\u00f9, perch\u00e9 distrutti dalla Xylella, e fichi d\u2019India, gli opening sono frequentati da collezionisti spesso non autoctoni. Tanti, a volte anche troppi, i progetti che in questi ultimissimi anni hanno costellato queste geografie: se da un lato, a Bari citt\u00e0 sono scomparse alcune gallerie private che avevano caratterizzato la programmazione espositiva (penso ad ArtCore in particolare), nel Salento si sono sviluppate tantissime realt\u00e0 (da Salgemma a Spazio Su, a Giardino Project e Studio Concreto, realt\u00e0 in grado di impegnarsi con attenzione), che propongono residenze, mostre, programmi di talk e altre iniziative, talvolta attingendo a finanziamenti pubblici, come nel caso di Kora, centro del contemporaneo a Castrignano de\u2019 Greci, altre volte impegnandosi con radicalit\u00e0 e con le proprie energie, come accade a Lecce con Progetto, lo spazio che l\u2019artista di New York, Jamie Sneider, ha avviato nel 2019 in un appartamento del centro storico della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da Micheal Dean a Dora Budor a Ser Serpas, in questi anni Sneider ha portato avanti una programmazione sistematica di mostre, focus e molto altro, non ospitando in maniera passiva artisti e opere concepite altrove, ma spesso innestando riflessioni <em>ad hoc<\/em> su questioni antropologiche, storiche e sociali del territorio, di volta in volta lette con cura dagli artisti coinvolti. Progetto \u00e8, nei fatti, una delle pochissime realt\u00e0 internazionali in Puglia in questo specifico momento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molto diverso, ma altrettanto significativo, \u00e8 l\u2019impegno di Anna Maria Enselmi, collezionista di Milano che ha fatto restaurare con cura uno dei palazzi pi\u00f9 belli di Lecce, ribattezzato Palazzo Luce, dove ha installato opere di Joseph Kosuth, Marzia Migliora, Luca Monterastelli, Vanessa Beecroft e molti altri, in stretto dialogo con una importante raccolta di design storico italiano, da Gio Ponti a Sottsass.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019impegno collegiale di singole professionalit\u00e0, artisti e curatori <em>in primis<\/em>, che ha caratterizzato e tuttora contrassegna lo scenario pugliese con innesti anche oltre i confini regionali e nazionali, nasce, invece, con uno spirito preciso: per far fronte comune a un contesto che rimane, a prescindere da ci\u00f2 che ho raccontato finora, comunque periferico e senza un sistema in grado di dare una visione a lungo termine. Perci\u00f2 ci si mette assieme, ci si associa, per cercare di combattere la solitudine della periferia. Nessun oblio passatista, ovviamente, in ballo. E neppure un ripiegamento verso una retorica di un Sud estremo e arretrato da superare a tutti i costi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niente di tutto ci\u00f2 alla base delle scelte intraprese da due realt\u00e0 al centro di questo contributo, ma, anzi, un doppio impegno, dentro e fuori i territori, con una militanza anche radicale nell\u2019impostazione. Da un lato verso la didattica, con P.I.A. a Lecce, che in questi anni ha di fatto garantito l\u2019incontro con gli artisti e un vero e proprio corso di formazione per giovani artisti (e non solo) in un territorio che non ha potuto contare su istituzioni di alta formazione artistica adeguate ai tempi e alle emergenze del presente, neppure in ambito universitario. P.I.A. difatti \u00ab\u00e8 una scuola indipendente e sperimentale, di ricerca e produzione per artist\u0259 e curator\u0259 con sede a Lecce. La prima in Italia in cui le due figure professionali sono chiamate a lavorare in tandem alla formalizzazione di opere e mostre. Attualmente ospitata nella project room del Museo Castromediano di Lecce, il museo pubblico pi\u00f9 antico di Puglia, la scuola fondata nel 2017 da Valeria Raho e Jonatah Manno \u00e8 un laboratorio di sperimentazione e ricerca per studenti e studentesse che intendono consolidare le proprie conoscenze nel campo della produzione artistica e culturale, per un avvio di carriera nel settore\u00bb. Curatrice la prima e artista il secondo, insieme, hanno quindi generato un impegno ad ampio raggio, in grado di evidenziare anzitutto un metodo. \u00abNella nostra scuola \u2013 proseguono Raho e Manno \u2013 la trasmissione del sapere artistico si basa su tre pilastri: prossemica, condivisione, cura. La dimensione dello stare insieme risponde per noi a uno statuto. Il nostro obiettivo, in qualit\u00e0 di mentori di questa maieutica, \u00e8 quello traghettare coloro che prendono parte al programma di studio verso la possibilit\u00e0 di abitare e occupare spazi comuni. All\u2019interno del processo di lavoro \u2013 proseguono i due direttori di P.I.A. \u2013tutto \u00e8 volto alla collaborazione e alla nascita di sodalizi tra artist\u0259 e curator\u0259, che vanno ben al di l\u00e0 delle attivit\u00e0 pratiche che la scuola richiede. Attraverso la scuola cerchiamo di dar vita a una comunit\u00e0 intergenerazionale di professionisti che possano riconoscersi e coltivare ricchezza nella loro diversit\u00e0 di approcci, visioni, poetiche\u00bb. Lavorare assieme, quindi, vuol dire proprio questo, motivo per cui in questi anni sono stati coinvolti diversi artisti come mentori, da Francesco Arena a Liliana Moro, e curatori. <strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altro focus del presente articolo \u00e8 dedicato a Like a Little Disaster, avviato nel 2014 da Giuseppe Pinto e Paolo Modugno a Polignano a mare, e concentrato soprattutto sul fronte curatorialeespositivo. \u00abLike a Little Disaster \u2013 affermano entrambi \u2013 \u00e8 un\u2019entit\u00e0 curatoriale multipla con un&#8217;unica visione. Indaghiamo il concetto di perdita dell\u2019individualit\u00e0\/unicit\u00e0 attraverso la costante comunicazione\/interazione con l\u2019altro. Secondo noi il s\u00e9 esiste solo in quanto parte di un gruppo pi\u00f9 grande. Attraverso la scomparsa dell\u2019Io e il divenire Noi, composto da diversi background, pensieri, motivazioni inconsce, desideri e paure, tentiamo di riflettere e interpretare la societ\u00e0 presente e futura. Ci muoviamo in quel flusso naturale dove avere un\u2019identit\u00e0 definita e fissa \u00e8 sempre meno necessario. Il confronto, la critica, e il contrasto delle idee \u00e8 una costante del processo collaborativo. L\u2019ego non \u00e8 un punto fisso, una struttura invariante, ma un essere di circolazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi anni il duo ha lavorato mettendosi in relazione con artisti, altri curatori, altre realt\u00e0 no-profit internazionali, avanzando proposte, lavorando con nomi esordienti di differenti geografie ma senza trascurare un grande maestro storicizzato come Antonio Trotta, a cui \u00e8 stata dedicata nel 2016 una mostra preziosa, sempre a Polignano. \u00abLa dinamica delle varie identit\u00e0 che si fondono nella creazione di un\u2019unica esperienza si manifester\u00e0 anche nel progetto che inauguriamo tra qualche settimana \u2013 anticipano Pinto e Modugno; <em>An Insurmountable Tension to the Level of an Incommensurability<\/em>, che coinvolger\u00e0 oltre venticinque artisti riuniti a lavorare a uno scenario decolonizzato dall\u2019essere umano, abitato da oggetti\/soggetti ibridi, riottosi a ogni classificazione, a nodi di una rete proliferante chimere, che mettono in discussione i concetti di soggettivazione, oggettivazione e assoggettamento, la classificazione degli esseri e la gerarchia degli attori e dei valori. Sar\u00e0 un ambiente fatto di molteplici connessioni tentacolari mai del tutto chiuse, in grado di mettere in moto conseguenze inattese. Gli artisti stanno lavorando a opere che non sono solo fine o scopo di un processo di produzione, ma mezzi, o strumenti che potenziano la facolt\u00e0 di immaginare uno spazio di co-evoluzione multiforme, attraverso il quale ricercare la cultura nella natura e viceversa, il contingente nel permanente, l\u2019identit\u00e0 nella differenza e in cui sperimentare nuove alleanze. Il progetto avr\u00e0 luogo, come tutti gli altri negli ultimi due anni, sia nel nostro spazio di progetto di Polignano a Mare, sia nel settecentesco Palazzo San Giuseppe, ex sede del Museo Pino Pascali, e nell\u2019annessa chiesa di San Giuseppe\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una Puglia che promette, quindi, che resiste facendosi strada, in attesa di poter consolidare il sistema dei musei e un processo pi\u00f9 strutturato da parte delle istituzioni sull\u2019arte del nostro tempo. Tra paradossi e desideri, fallimenti e sogni, provincialismo che resiste e ossessioni internazionali, oltre i muretti a secco e i coni dei trulli c\u2019\u00e8 ancora voglia di fare, con impegno e resistenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Puglia negli ultimi anni sembra, da lontano, un territorio vivo, pieno di energia, pronto ad accogliere istanze, presenze, finanche progettualit\u00e0: merito anche della nuova vita di piccoli centri, di un certo approccio \u2018radical chic\u2019 e di un appeal che ha permesso a Dior, per esempio, di scegliere nel 2021 piazza Duomo a Lecce come [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":33409,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[209],"tags":[364,232],"class_list":["post-33413","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-quaderni-darte","tag-qai5","tag-quaderni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33413","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33413"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33413\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33409"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33413"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33413"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33413"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}