{"id":32720,"date":"2023-05-06T09:00:00","date_gmt":"2023-05-06T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=32720"},"modified":"2023-05-08T16:48:31","modified_gmt":"2023-05-08T14:48:31","slug":"nico-angiuli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/nico-angiuli\/","title":{"rendered":"Nico Angiuli"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adelfia 1981<br>Vive e lavora a Bari e a Berlin<br>Studio visit di Stefano Coletto<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nico Angiuli lo incontro per la prima volta nel 2010. Arriva dall\u2019Accademia di Roma e si iscrive allo IUAV di Venezia, quel dipartimento di Arti visive che a pochi anni dalla nascita stava innovando lo scenario della formazione artistica in citt\u00e0 e non solo. Nico, gi\u00e0 dal 2006, sa che l\u2019artista pu\u00f2 camminare, attraversare confini e incontrare mondi e persone. Avvia la collaborazione con Stalker\/ON con iniziative tra Albania, Grecia e Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intanto si avvicina alla figura Pino Pascali, mitico artista, innovatore e ironico tra arte povera e influenze pop. Vince un premio-acquisto alla Fondazione Bevilacqua La Masa nel 2011 con <em>Incarnatio duabus rotis rotatis<\/em>, immaginando la morte di Pascali come mai avvenuta e produce le opere rimaste nei suoi taccuini, quindi materiali poveri, sculture effimere come dispositivi del quotidiano. Assegnatario di un atelier alla Giudecca, inizia la sua ricerca con letture e performance teatrali sulla resistenza dei corpi al potere, potere che gli uomini esercitano su altri uomini attraverso il lavoro.<em> S<\/em>ono gli anni di <em>Ma vai a lavorare!<\/em>, <em>Le piastrelle sono intenzioni<\/em><em>, La danza degli attrezzi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma servono bandi, commissioni pubbliche per avere pi\u00f9 tempo per le ricerche e pi\u00f9 fondi per migliorare la formalizzazione. Arriva la produzione a pi\u00f9 mani e teste di <em>The Tools\u2019 Dance &#8211; Collective Performance<\/em> (videoarchivio dei gesti in agricoltura 2010-2017), grazie al supporto di MIbact e Care of, a cura di Martina Angelotti. Quindi i premi Italian Council nel 2019 per <em>The Human Tools<\/em>: una videoinstallazione costruita sulle forme di schiavit\u00f9 generate dagli strumenti dell\u2019intelligenza artificiale. Quindi la menzione al premio della VAF Foundation, il grant di Connecting Cultures di Milano, ancora Cantica 21, il progetto EMARE European Media Art Platform della Fondazione Onassis, per cui ha realizzato <em>Amazon Dance, <\/em>ovvero come i processi regolativi matematici dei software impattano sui lavoratori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I film di Nico sono stati presentati in luoghi quali la 16\u00b0 Quadriennale di Roma, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il Mart di Rovereto; viene selezionato per residenze presso Citt\u00e0 dell\u2019Arte della Fondazione Pistoletto, Bau Project a Bolzano, Dena Foundation a Parigi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Angiuli \u00e8 un artista nomade e non ha mai avuto un atelier stabile; i luoghi del lavoro e delle persone, nei contesti anche pi\u00f9 marginali, sono la sua palestra. Fuori dal ricovero casalingo recupera gli attrezzi, le parole, le immagini dei suoi racconti, riassemblati direttamente nei luoghi delle mostre, come per la personale alla galleria di Marina Bastianello a Mestre, o negli appartamenti dove soggiorna. Da alcuni anni a Berlino, ci racconta di essere stato selezionato per un atelier, guarda caso, un nuovo lavoro \u201csu chi lavora\u201d. \u00abSi tratta dello ZK\/U Center for Art and Urbanistics di Berlino, nel quartiere Moabit dove convivono artisti, movimenti e gruppi internazionali. Per offrire maggiore spazio alle iniziative locali berlinesi, nel 2018 \u00e8 stato lanciato St\u00e4ndige Vertretung (SV), in collaborazione con ConstructLab, Refunc e StudioC. Da allora, il project space scultoreo ha offerto opportunit\u00e0 di produzione, lavoro ed esposizione ai lavoratori culturali berlinesi e ha fornito un riparo e una nuova sfera pubblica a molti lavoratori culturali indipendenti, collettivi e iniziative berlinesi in situazioni precarie. Con il coordinamento di Lena Wegmann, da marzo a giugno 2023 sono ospite degli spazi dello Z\/KU. Con il progetto Pfand Stra\u00dfe stiamo attivando un processo comunitario che porti i raccoglitori di bottiglie e lattine ad allearsi. Dando cos\u00ec forma ad una entit\u00e0 riconoscibile sul piano sociale, dei diritti e di ipotetiche collaborazioni con universit\u00e0 e spazi di ricerca sulla citt\u00e0 e sulle pratiche di economia circolare\u00bb. Il suo lavoro produce consapevolezza, ma non incita alla rivoluzione utopistica e violenta: individua corpi ai margini del sociale e ne racconta la resistenza come micro azioni anarchiche. Solo su questa scala si pu\u00f2 salvare chi rischia di soccombere. Per i suoi recenti progetti Nico si ispira all\u2019autore di <em>Weapons of the Weak: Everyday <\/em><em>Form<\/em><em> of Peasant Resistance <\/em>(1985), il politologo e antropologo statunitense James C. Scott. In questi mesi \u00e8 impegnato in un workhop a Termoli, <em>Part-Time Resistance, <\/em>al MACTE Museo di Arte Contemporanea di Termoli con il team di Caterina Riva, Nadia Vitone, Amalia Vitale, Marta Federici per il <em>PAC202<\/em><em>0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco, Nico si sente un uomo da bandi, \u2018bandito\u2019 come si definisce. La sua \u00e8 una sfida lanciata al sistema dell\u2019arte contemporanea; come pu\u00f2 mantenersi una ricerca di questo tipo? Foto, disegni, video, performance, regie\u2026 Il suo lavoro ha il difetto che pu\u00f2 apparire a volte troppo ludico rispetto alla seriet\u00e0 delle questioni affrontate, eccede in leggerezza nel mettere in narrazione stereotipi comuni. Rischia di fissare solo appunti del sociale che indaga nel suo palcoscenico di disegni in forma di performance. Ma sono pochissimi gli artisti che lavorano con la sua coerenza, umilt\u00e0 e ostinazione insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E alla fine l\u2019artista lavora? Questa \u00e8 ancora la domanda che, ironicamente, oppure \u2018pascalianamente\u2019, circonda la pratica di Nico, che brilla senza abbagliare, che interroga pratiche relazionali ed estetiche, ma non si rifugia in comunit\u00e0 o nelle facili identit\u00e0 di mero attivismo, bens\u00ec le mette in gioco, ne racconta le trasformazioni, partecipandole. Cos\u00ec ogni pratica artistica sul lavoro interroga il lavoro dell\u2019artista, come ogni opera d\u2019arte interroga il significato dell\u2019arte. Nico incarna anche questo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/b_NicoAngiuli.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/b_NicoAngiuli-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32724\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/b_NicoAngiuli-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/b_NicoAngiuli-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/b_NicoAngiuli-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/b_NicoAngiuli.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/c_NicoAngiuli.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/c_NicoAngiuli-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32726\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/c_NicoAngiuli-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/c_NicoAngiuli-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/c_NicoAngiuli-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/c_NicoAngiuli.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adelfia 1981Vive e lavora a Bari e a BerlinStudio visit di Stefano Coletto Nico Angiuli lo incontro per la prima volta nel 2010. Arriva dall\u2019Accademia di Roma e si iscrive allo IUAV di Venezia, quel dipartimento di Arti visive che a pochi anni dalla nascita stava innovando lo scenario della formazione artistica in citt\u00e0 e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":32722,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-32720","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32720","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32720"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32720\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/32722"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32720"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32720"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32720"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}