{"id":31877,"date":"2023-04-16T09:00:00","date_gmt":"2023-04-16T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=31877"},"modified":"2023-04-11T11:59:09","modified_gmt":"2023-04-11T09:59:09","slug":"francesco-bertele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/francesco-bertele\/","title":{"rendered":"Francesco Bertel\u00e9"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cant\u00f9 1978<br>Vive e lavora a Canzo<br>Studio visit di Alessandra Troncone<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio di Francesco Bertel\u00e9 a Canzo, nella provincia comasca, \u00e8 luogo di ricerca e produzione, ma anche di archiviazione: lo spazio destinato ai lavori in corso (con tanti progetti in divenire che coinvolgono i media pi\u00f9 diversi) trova un contrappeso nei numerosi scaffali che accolgono elementi di varia natura destinati a rientrare in futuri processi creativi, facendo dello studio stesso una possibile <em>Wunderkammer<\/em>. Nonostante l\u2019esistenza di uno studio \u2018fisico\u2019 (anche soggetto di <em>Frommystudiotomystudio<\/em>, progetto presentato a Napoli nel 2014), l\u2019artista sostiene un\u2019idea di \u2018studio diffuso\u2019 in relazione alla sua pratica: \u00abPer me lo studio \u00e8 dentro il mondo\u00bb, e guardando al suo lavoro tale affermazione suona ancora pi\u00f9 convincente, laddove l\u2019aspetto relazionale arriva a rivestire un ruolo di prima importanza, sia appunto nello spazio fisico sia in quello virtuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi progetti si articolano in una dimensione installativa che include, in alcuni casi, anche una componente multimediale e performativa che invita lo spettatore a una possibile immersione a livello percettivo: esempi sono <em>L\u2019\u00eele flottante<\/em>, presentato alla Biennale internazionale di Sinop in Turchia nel 2012; <em>Vasto mondo<\/em>, per la mostra di riapertura del Centro Pecci di Prato, <em>La fine del mondo<\/em> nel 2016; <em>A lingua trova a gente<\/em>, per la mostra <em>A House Halfway <\/em>alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2017; e il progetto <em>Hic sunt dracones<\/em>, vincitore dell\u2019Italian Council nel 2018, installazione interattiva immersiva in realt\u00e0 virtuale che restituisce un\u2019esplorazione dell\u2019isola di Lampedusa, compiuta dall\u2019artista in scalata lungo i suoi confini geologici, oggetto di una riflessione che inevitabilmente coinvolge anche aspetti politici. La dimensione esplorativa costituisce, in effetti, un aspetto portante della pratica di Bertel\u00e9, sia per quanto concerne i luoghi fisici sia il vivere in comunit\u00e0. La centralit\u00e0 delle relazioni \u00e8 alla base della nascita di realt\u00e0 co-partecipate per la produzione culturale, in collaborazione con altri artisti e professionisti, di cui Bertel\u00e9 si \u00e8 fatto promotore negli anni, come Mobeel a Venezia e Carrozzeria Margot a Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Autorialit\u00e0 diffusa, impatto del digitale sulla realt\u00e0 fisica, riposizionamento dell\u2019artista nel contesto di una possibile committenza civica che promuove l\u2019incontro tra le esigenze di uno specifico territorio e la capacit\u00e0 dell\u2019arte di generare valore in termini estetici e sociali, sono alcuni dei punti che rendono la pratica di Bertel\u00e9 estremamente stratificata, capace di intercettare urgenze del nostro tempo anche grazie alla propensione dell\u2019artista a muoversi tra contesti molto diversi tra loro. In questo momento \u00e8 impegnato a indagare il concetto di \u201cluogo denso\u201d, quale sintesi spaziale ed emotiva di connessione con il tutto. <em>Else Space <\/em>\u00e8 un progetto di espansione della <em>wunderkammer<\/em> in termini digitali, che innesca cortocircuiti tra la dimensione reale e quella virtuale seguendo format diversi. Nell\u2019ambito di questo progetto, il 6 ottobre 2022 \u00e8 stato realizzato al museo Madre un evento performativo dell\u2019artista che nell\u2019occupazione di spazi fisici e virtuali proponeva una fluidit\u00e0 di interazione e discussione sul rapporto tra tecnologie digitali e immaginazione sociale. Altro progetto in corso \u00e8 <em>The In\/Visibility Regime<\/em>, una produzione pittorica che parte da immagini dal fortissimo impatto mediatico, sottoposte a un processo di edulcorazione, in grado di dissimularne la componente pi\u00f9 drammatica e, al tempo stesso, rendendole permanenti contro la caducit\u00e0 cui sono soggette dalla circolazione in rete. Infine, \u00e8 in corso la preparazione di un libro dedicato a <em>Flamingo Loophole<\/em>, una palestra di arrampicata pubblica, realizzata da Bertel\u00e9 a Biha\u0107, in Bosnia, nel 2022, come parte del progetto Balkan Rope di Mediterranean Hope, operazione artistica profondamente innestata in pratiche sociali e umanitarie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La complessit\u00e0 dei temi trattati e il ricorso a tecnologie che gi\u00e0 includono possibilit\u00e0 di fruizione multiple possono generare in alcuni casi un senso di spaesamento che ha come conseguenza la non messa a fuoco dell\u2019oggetto di indagine, con il rischio che il pubblico tenda a rimanere sulla superficie piuttosto che affondare nei livelli sottostanti. D\u2019altra parte, tale processo vuole farsi specchio dei meccanismi con cui quotidianamente subiamo le immagini, con l\u2019obiettivo di innescare una consapevolezza anche rispetto alla continua esposizione del nostro corpo a fini commerciali e politici (da cui anche la volont\u00e0 dell\u2019artista di cancellare l\u2019immagine del proprio volto da internet). La ricerca di Bertel\u00e9, nella sua densit\u00e0 e trasversalit\u00e0, si configura in questo senso come un\u2019operazione implicitamente critica, tesa a risvegliare da quel torpore che rischia di appiattire le nostre capacit\u00e0 emotive e cognitive.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/b_FrancescoBertele.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/b_FrancescoBertele-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31893\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/b_FrancescoBertele-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/b_FrancescoBertele-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/b_FrancescoBertele-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/b_FrancescoBertele.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/c__FrancescoBertele.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/c__FrancescoBertele-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31895\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/c__FrancescoBertele-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/c__FrancescoBertele-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/c__FrancescoBertele-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/c__FrancescoBertele.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cant\u00f9 1978Vive e lavora a CanzoStudio visit di Alessandra Troncone Lo studio di Francesco Bertel\u00e9 a Canzo, nella provincia comasca, \u00e8 luogo di ricerca e produzione, ma anche di archiviazione: lo spazio destinato ai lavori in corso (con tanti progetti in divenire che coinvolgono i media pi\u00f9 diversi) trova un contrappeso nei numerosi scaffali che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":31891,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-31877","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31877","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31877"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31877\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/31891"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31877"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31877"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31877"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}