{"id":31440,"date":"2023-03-25T09:00:00","date_gmt":"2023-03-25T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=31440"},"modified":"2023-03-24T17:41:31","modified_gmt":"2023-03-24T16:41:31","slug":"annalisa-pintucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/annalisa-pintucci\/","title":{"rendered":"Annalisa Pintucci"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bari 1961<br>Vive e lavora a Bari<br>Studio visit di Lorenzo Madaro<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un piccolo ambiente del quartiere Madonnella a Bari \u2013 spazio sospeso tra i ritmi vorticosi della citt\u00e0 metropolitana e il vociare convulso della vita di fronte al mare, che coincide con un repertorio neo-vernacolare \u2013 ha studio Annalisa Pintucci, una delle artiste residenti in Puglia pi\u00f9 raffinate e interessanti, eppure spesso ignorata qui. Appartato lo studio, ma anche la sua personalit\u00e0, nonostante un\u2019attivit\u00e0 di ricerca anche intensa, sin dalla met\u00e0 degli Ottanta, mentre \u00e8 pi\u00f9 rarefatta l\u2019attivit\u00e0 espositiva, proprio per una sua attitudine schiva che la spinge anche a concentrarsi, a ordinare i suoi lavori in risme di fogli, tanto che durante il nostro studio visit me li fa vedere, spesso, come se fossero fotografie di famiglia, memorabilia di una vita intima, talvolta anche incorniciati come si fa con le immagini dei propri cari. Il 1995 \u00e8 l\u2019anno in cui avvia un dialogo con la galleria Marilena Bonomo di Bari, con cui collaborer\u00e0 a lungo. Seguono poi alcune mostre collettive significative, tra cui <em>Intramoenia Extrart<\/em>, percorso diffuso nei castelli di Puglia, curata da Giusy Caroppo con la direzione scientifica di Achille Bonito Oliva (2009) e, in tempi recenti, da Viasaterna a Milano (2015) a cura di Fantom con Perfect pictures. Ma \u00e8 in questo spazio ristretto che ogni giorno si dedica con una concentrazione estrema e un\u2019assoluta eleganza del segno e del gesto a un lavoro minuzioso, pittorico, in cui affiorano i suoi registri visivi sempre uguali e sempre diversi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tali sembrano essere oggi, infatti, i cicli su cui si concentra con pi\u00f9 impegno: con la <em>gouache<\/em> realizza palinsesti di immagini provenienti da un personale archivio, che si giostra soprattutto sulla bicromia. Come un\u2019antica amanuense, e liberandosi di ogni tipo di relazione con il contesto storico, sociale e culturale della stretta contemporaneit\u00e0, \u00e8 come se copiasse costantemente s\u00e9 stessa. Invero, nei suoi cicli si percepiscono sempre dei cambi di passo, processi minimi e a volte impercettibili, in cui si nota un cambiamento, una metamorfosi. Pietre intagliate, pesci, cascate, brani di paesaggio, bambini, pecore, fanciulli, visi: sono tutti elementi che appartengono a un immaginario caro alla pittura, che Pintucci preleva da un registro ampio in cui si confondono le epoche, si sovrappongono tra loro per formare un nuovo discorso in cui, con la cura di un miniaturista, esercita un ordine apparente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forza intima e sottesa alla sua ricerca sta nel non essere mai muscolare, nella sua capacit\u00e0 di relazionarsi con il micro (attenzione, non sono miniature ossessionate dal registro figurativo canonico, Pintucci non cerca mai la perfezione ma la suggestione, anzi il suggerimento), nell\u2019impegno praticato costantemente nel silenzio assordante di una citt\u00e0 che \u00e8 epicentro di storie e di culture e che oggi vive una dimensione totalmente periferica e straniante. Annalisa Pintucci \u00e8 una resistente, non soltanto per la capacit\u00e0 di reggere il peso di una citt\u00e0 che dopo anni gloriosi (pensiamo alla presenza stessa della Galleria Bonomo), oggi vive una decadenza profonda di progettualit\u00e0 nella stretta contemporaneit\u00e0; ma perch\u00e9 con costanza porta avanti il proprio discorso, la propria riflessione sulla genesi di alcune immagini che appartengono al complesso e immenso repertorio della storia dell\u2019arte. Quei suoi pesci non vengono forse \u2013 anche \u2013 dagli affreschi delle antiche catacombe romane? Quelle pecore non provengono forse \u2013 anche \u2013 da certi mosaici paleocristiani? Quei volti non provengono da un certo espressionismo occidentale? Eppure, Annalisa Pintucci, non \u00e8 una citazionista e nemmeno una nostalgica. In questo periodo l\u2019artista sta lavorando a un ciclo di lavori \u2013 privilegiando sempre la carta come supporto per le sue tempere e i suoi acquerelli \u2013 in cui associa dettagli vegetali, piante grasse ritratte in interni anonimi, associate a elementi decorativi, dettagli di pavimenti tradizionali di un \u201cSud del sud dei Santi\u201d, in cui l\u2019ambiente domestico \u00e8 il primo teatro antropologico in cui si svolge la fede, la vocazione e quindi la vita. I pattern astratti ritmano, nel pretesto del dittico, questi doppi dipinti, restituendo poi la vera e autentica vocazione della pittura di Annalisa Pintucci, ovvero la sua capacit\u00e0 di investigare s\u00e9 stessa, di essere un medium attraverso il quale indagare le radici proprie del linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sembra paradossale, ma il punto di debolezza del suo lavoro risiede proprio nella sua timidezza: ecco, Pintucci dovrebbe vincere il suo carattere schivo e cercare anche di relazionarsi con formati pi\u00f9 ampi, senza perdere la dimensione intimistica del suo tracciato operativo. Sarebbe interessante osservare i risultati di un simile tentativo. Nel panorama attuale rimangono di fondamentale importanza le ricerche di artisti come Annalisa Pintucci, perch\u00e9 attraverso la propria archeologia figurale riescono a tramutare l\u2019immagine in un percorso di anti-narrazione, evidenziano il valore iconico di oggetti, elementi provenienti dal repertorio naturalistico e di specifiche immagini appartenenti alla storia stessa delle immagini. Come accadeva alla ricerca di Francesco Clemente e Luigi Ontani, negli anni in cui Pintucci esordiva con impegno, il punto di forza del suo lavoro \u00e8 ancora concentrato sulla capacit\u00e0 delle immagini di generare senso, pensiero, evocazione di un mondo lontanissimo e ancora imperscrutabile in cui dovremmo immergerci.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns are-vertically-aligned-center is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/b_AnnalisaPintucci.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/b_AnnalisaPintucci-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31445\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/b_AnnalisaPintucci-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/b_AnnalisaPintucci-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/b_AnnalisaPintucci-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/b_AnnalisaPintucci.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/c_AnnalisaPintucci.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/c_AnnalisaPintucci-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31447\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/c_AnnalisaPintucci-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/c_AnnalisaPintucci-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/c_AnnalisaPintucci-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/c_AnnalisaPintucci.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bari 1961Vive e lavora a BariStudio visit di Lorenzo Madaro In un piccolo ambiente del quartiere Madonnella a Bari \u2013 spazio sospeso tra i ritmi vorticosi della citt\u00e0 metropolitana e il vociare convulso della vita di fronte al mare, che coincide con un repertorio neo-vernacolare \u2013 ha studio Annalisa Pintucci, una delle artiste residenti in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":31443,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-31440","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31440","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31440"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31440\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/31443"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31440"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31440"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31440"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}