{"id":30985,"date":"2023-03-01T09:00:00","date_gmt":"2023-03-01T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=30985"},"modified":"2023-02-27T16:07:23","modified_gmt":"2023-02-27T15:07:23","slug":"josephine-sassu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/josephine-sassu\/","title":{"rendered":"Josephine Sassu"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emsdetten (Germania), 1970<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Banari<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di Nicolas Martino<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Josephine Sassu, artista, ha studiato all&#8217;Accademia di Belle Arti \u201cMario Sironi\u201d di Sassari, fucina di molti giovani talenti emersi nella seconda met\u00e0 degli anni Novanta e \u2018registrati\u2019, proprio allora, in presa diretta da Giuliana Altea e Marco Magnani (curatori nel 1999 dell&#8217;importante mostra <em>Atlante. Geografia e storia della giovane arte italiana<\/em>, testimoniata dal catalogo edito da Politi e tenuta al Masedu &#8211; Museo d&#8217;arte Contemporanea di Sassari). A differenza di altri suoi coetanei che si sono trasferiti a Milano, Londra o Berlino, Sassu ha deciso di rimanere a vivere e lavorare in Sardegna, dove oggi affianca all&#8217;attivit\u00e0 artistica quella didattica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel ripercorrere il suo lavoro, attraverso le opere che sono in studio, i cataloghi e le opere che Josephine mi fa vedere online, viene subito in mente il riferimento a Italo Calvino, alla sua leggerezza e all&#8217;ironia come tratto caratteristico della produzione culturale post-moderna. L&#8217;atro riferimento, immediatamente artistico, \u00e8 al genio infantile di Pino Pascali, con il quale Sassu condivide anche una certa passione per i mass media e soprattutto per l&#8217;impronta che la cultura di massa ha lasciato nelle diverse generazioni. Quelle cresciute, per esempio, con la tv a colori, i cartoni animati dei Barbapap\u00e0, le merendine Motta e i giocattoli della Lego. Un immaginario raccontato \u2013 con grande successo \u2013 dalla trasmissione Rai <em>Anima mia<\/em> condotta da Fabio Fazio e ideata, tra gli altri, da Tommaso Labranca. Molte sue opere sono, quindi, giocattoli \u2013 come gi\u00e0 quelle dell&#8217;artista scomparso prematuramente nel 1968 \u2013 che uniscono alla dimensione ludica quella inquietante di un mondo che spesso \u2013 come nelle favole \u2013 \u00e8 altro da quello che sembra: una fata \u00e8 anche una strega, un giardino pu\u00f2 diventare una foresta che inghiotte, un orsetto, come nel film <em>Gremlins<\/em>, pu\u00f2 trasformarsi in un mostro. Il lavoro della Sassu si muove al confine tra ci\u00f2 che \u00e8 quotidiano e familiare e l&#8217;<em>Unheimliche<\/em>, il perturbante di freudiana memoria, in uno spazio liminare che spesso, per\u00f2, \u2013 quando siamo bambini \u2013 non ha confini ben definiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una recente mostra, negli spazi del museo di arte ambientale \u201cOrganica\u201d nel parco del Limbara, a cura di Giannella Demuro, risulta particolarmente interessante per \u2018entrare\u2019 nel lavoro dell&#8217;artista. Il titolo, <em>Se non posso ritornare scimmia provo a diventare giardino<\/em>, esprime il senso del paradosso di marca dadaista, e al tempo stesso sintetizza l&#8217;interesse per il ritratto come auto-analisi: in una serie di fotografie di grandi dimensioni Sassu si \u00e8 ritratta con il volto coperto, di volta in volta, di elementi vegetali diversi, dando vita a una sorta di progressiva auto-trasformazione in giardino. Se da un lato questo lavoro esprime l&#8217;interesse per il narcisismo patologico che scaturisce dalla mania di massa dei selfie, dall&#8217;altro entra nel cuore di una ricerca contemporanea che rimette in discussione i confini, stabiliti molti secoli fa, tra i diversi regni naturali \u2013 quello minerale, animale e umano \u2013 evocando un\u2019unit\u00e0 del vivente che si d\u00e0 in modi diversi ma senza gerarchie, in una continua metamorfosi che sembra attraversare, sempre di pi\u00f9, tutto ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 probabilmente intorno a questa capacit\u00e0 di tenere insieme nello stesso registro temi seri e leggeri, o se vogliamo quelle che una volta si sarebbero chiamate <em>high culture<\/em> e <em>low culture<\/em>, che risiede l&#8217;importanza di questa pratica artistica, all&#8217;interno di una ibridazione delle culture che mette fuori gioco austerit\u00e0 e seriosit\u00e0 d\u2019altri tempi. Insomma, un\u2019attitudine simile a quella di certa pop-filosofia che si occupa di temi cosiddetti leggeri perch\u00e9 l\u00ec trova la chiave di volta per comprendere i fenomeni emergenti del contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D&#8217;altra parte, proprio questa attitudine, ci porta a pensare che tutto il lavoro ne potrebbe guadagnare ulteriormente se trovasse l&#8217;occasione di trasformarsi in pratica didattica diffusa sul territorio, ovvero se si facesse essa stessa, sempre di pi\u00f9, metodo pedagogico rivolto s\u00ec alle generazioni di artisti pi\u00f9 giovani, ma anche alla cittadinanza tutta che ne guadagnerebbe in salute e autonomia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_JosephineSassu.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_JosephineSassu-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30997\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_JosephineSassu-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_JosephineSassu-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_JosephineSassu-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_JosephineSassu.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_-JosephineSassu.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_-JosephineSassu-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30999\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_-JosephineSassu-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_-JosephineSassu-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_-JosephineSassu-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_-JosephineSassu.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emsdetten (Germania), 1970 Vive e lavora a Banari Studio visit di Nicolas Martino Josephine Sassu, artista, ha studiato all&#8217;Accademia di Belle Arti \u201cMario Sironi\u201d di Sassari, fucina di molti giovani talenti emersi nella seconda met\u00e0 degli anni Novanta e \u2018registrati\u2019, proprio allora, in presa diretta da Giuliana Altea e Marco Magnani (curatori nel 1999 dell&#8217;importante [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":30995,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-30985","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30985","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30985"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30985\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30995"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30985"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30985"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30985"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}