{"id":30890,"date":"2023-02-21T09:00:00","date_gmt":"2023-02-21T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=30890"},"modified":"2023-02-20T11:21:34","modified_gmt":"2023-02-20T10:21:34","slug":"antonella-pagnotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/antonella-pagnotta\/","title":{"rendered":"Antonella Pagnotta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salerno 1961<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Salerno<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di Marcello Francolini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al limite del confine della citt\u00e0 di Salerno, dove la presenza massiva di antichi forni ricorda la preminenza dell\u2019agricoltura, una porzione fuori tempo di borgo ottocentesco ospita lo studio dell\u2019artista Antonella Pagnotta. Il dato anagrafico \u00e8, da subito, inversamente proporzionale alla freschezza sempiterna della sua ricerca, le cui investiture plurime di materiali e colori e di artefatti, funzionano come ottimo <em>anti-age<\/em>. D\u2019altronde la sua stessa presenza vanifica qualsiasi tentativo di previsione cronologica. Antonella si mantiene tale attraverso tutte le altre \u2018antonelle\u2019 che proliferano nei suoi mondi subalterni. Lo studio \u00e8 come una grande e complessa macchina catottrica, in cui la sua immagine, rispecchia in altre sue mille immagini. Sotto l\u2019arco dinnanzi all\u2019ingresso, se ne sta la serie dei <em>Sette giorni della creazione<\/em> (2022), sette volti, altrettante \u2018antonelle\u2019, per sette opere, in cui l\u2019immagine \u00e8 congegnata secondo la sovrapposizione di zone dipinte su sette lastre sovrapposte. Il volto immanente, potremmo dire, giacch\u00e9 ci\u00f2 che realmente si vede \u00e8 una rielaborazione dell\u2019occhio per sovraimpressione di zone colorate su diversi piani, secondo un\u2019astrazione proiettiva dei concetti tramutati in forma, per mezzo dell\u2019intuizione dell\u2019autoritratto. Cos\u00ec il limite del proprio volto diviene uno spazio altrui, spersonalizzato, entro cui compiere rielaborazione di concetti e valori universali, nel tentativo di creare nello spazio interiore, uno spazio plurale, collettivo. L\u2019artista, cos\u00ec, pone al centro della sua ricerca l\u2019azione del ritrarre, qui intesa come espansione del concetto sia in riferimento al ri-trarre che al pro-trarre, intendendo con ci\u00f2 asserire entrambi i movimenti di distanziazione e di avvicinamento verso la, o rispetto alla, \u201ccosa\u201d. Gli <em>Euclidei<\/em> (2021) sono, ad esempio, un trittico a proposito della forma pura dei triangoli euclidei, nati sulle pratiche della divisione dei terreni fertili nell\u2019antico Egitto. Tutto \u00e8 sempre a partire dall\u2019autoritratto, tre calchi in cartapesta, ottenuti dalla scansione tridimensionale dell\u2019artista. Il profilo frontale \u00e8 accentuato dal busto intagliato in corten su misura del busto reale dell\u2019artista. Ogni figura, a modo dei <em>Trionfi <\/em>della tradizione rinascimentale, sembra disporsi secondo un\u2019allegoria di cui ogni elemento, in relazione agli altri, ne determina il significato specifico: dai materiali sul volto, all\u2019immagine stratigrafica su diversi livelli di vetro, che, come copricapo, cinge la testa. Su questo piano di ricerca \u00e8 interessante il secondo trittico, non ancora esposto, che indaga il senso simbolico della trinit\u00e0 (2022) attraverso possibili sigilli che divengono qui i copricapi di altrettante personificazioni, forse di spirito, anima e corpo per mezzo, sempre, di altrettante \u2018antonelle\u2019. Il percorso \u00e8 intrecciato come se la ricerca dovesse sfociare ogni volta entro ambiti diversi, il ch\u00e9 da un lato mostra una produzione prolifera e attiva, ma a volte l\u2019eccessiva variet\u00e0 lascia indietro, e in modo non totalmente espresso, ricerche che non cercano perfezioni. Ad esempio, v\u2019\u00e8 la serie di lavori dei <em>Panni stesi al sole<\/em> (2016-\u201918), una serie di tele dalle tonalit\u00e0 effervescenti venute fuori dagli oli sapienti della tradizione futurista di Balla e Cangiullo, dove vengono riformulate immagini di foto personali dell\u2019artista messe a nudo, come il sangue della prima notte nuziale, agli sguardi dei vicini nei sobborghi spagnoli della tradizione napoletana. Il teatro e l\u2019azione drammatica sono sempre centrali e determinanti nella ricerca di Pagnotta, come si evince dai suoi cataloghi, nelle azioni determinanti di <em>Corpo comune<\/em> (2012) e <em>Passare al bosco<\/em> (2014). In queste due azioni vi \u00e8 la scelta del proprio s\u00e9 come spazio collettivo. Il suo corpo che diviene materia per altri artisti che lo rimpiegano per azioni di video-art. Corpo come spazio che agisce ma che \u00e8 anche agito. In questa doppia possibilit\u00e0 trovano spazio altrettante serie che riguardano invece il corpo proprio, con le sue qualit\u00e0 e intelligenze particolari, come le serie dei <em>Cinque sensi <\/em>(2021) e dei <em>Quattro temperamenti <\/em>(2022). Ogni lavoro \u00e8 in s\u00e9 un microcosmo enciclopedico, a ogni denotazione corrispondono qualit\u00e0, colori e materiali che rimandano e amplificano il concetto stesso. Formulazioni complesse alla cui base non pu\u00f2 che esservi una ricerca continua e metodica, che di certo converge verso gli sforzi congiunti di questo XXI secolo, di ricucire i cocci lasciati sull\u2019uscio del vecchio millennio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_AntonellaPagnotta-Lo-Studio.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_AntonellaPagnotta-Lo-Studio-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30894\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_AntonellaPagnotta-Lo-Studio-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_AntonellaPagnotta-Lo-Studio-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_AntonellaPagnotta-Lo-Studio-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_AntonellaPagnotta-Lo-Studio.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_AntonellaPagnotta-particolare-dello-studio.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_AntonellaPagnotta-particolare-dello-studio-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30896\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_AntonellaPagnotta-particolare-dello-studio-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_AntonellaPagnotta-particolare-dello-studio-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_AntonellaPagnotta-particolare-dello-studio-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_AntonellaPagnotta-particolare-dello-studio.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salerno 1961 Vive e lavora a Salerno Studio visit di Marcello Francolini Al limite del confine della citt\u00e0 di Salerno, dove la presenza massiva di antichi forni ricorda la preminenza dell\u2019agricoltura, una porzione fuori tempo di borgo ottocentesco ospita lo studio dell\u2019artista Antonella Pagnotta. 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