{"id":30812,"date":"2023-02-16T09:00:00","date_gmt":"2023-02-16T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=30812"},"modified":"2023-02-13T13:12:44","modified_gmt":"2023-02-13T12:12:44","slug":"matilde-de-feo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/matilde-de-feo\/","title":{"rendered":"Matilde De Feo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Caserta 1979<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Napoli<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di Marcello Francolini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni visita in uno studio d\u2019artista, che \u00e8 sempre anche una sosta nell\u2019attraversamento della citt\u00e0, spesso contribuisce a fare memoria dei luoghi propri dell\u2019artista, visto che lui li deve percorrere ogni giorno per raggiungerlo. Cos\u00ec \u00e8 per il caso specifico di Matilde De Feo, che ha fatto dei luoghi urbani le materie con cui compone e ridefinisce i paesaggi performativi. Non posso non ripensare ai diversi video che compongono <em>Desert Flower<\/em> (2018), primo capitolo e prima ipotesi di narrazione del nuovo paesaggio di Napoli, che poi rientrer\u00e0 nel pi\u00f9 grande progetto, ancora oggi in atto, dal titolo <em>Naples of Three of Three<\/em> (2018-2022). Tornando a quei video, le titolazioni localizzano i luoghi della citt\u00e0 attraverso il richiamo alle specifiche vie, che sono poi non solo strade, ma memoria della toponomastica storica: via stella, via dei tribunali, via Manzoni, via nuova Scampia, che viste dall\u2019alto racchiudono il contorno di Napoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un doppio sguardo esterno-interno concorre a ridefinire il paesaggio, dal modernismo pubblico di Loris Rossi, Cosenza, Di Salvo, Purini, all\u2019intimit\u00e0 privata di singoli interni. Le sue inquadrature non sono semplici trasposizioni di riprese, quanto pi\u00f9 dei veri e propri campi d\u2019accadimento, entro cui pi\u00f9 mezzi espressivi concorrono nel determinare la scena. Potremmo meglio definirle delle video-performance, intendendo cos\u00ec evidenziare la connessione, gi\u00e0 in fase di progettazione, tra l\u2019opera video e lo spazio, la relazione quindi tra corpi materiali e immateriali che si muovono attraversando scenografie reali o riportate, attraverso l\u2019impiego del video-mapping. Il documentario in presa diretta si traspone in una messa in scena teatrale, in cui ogni interno trasuda una memoria pittorica del pi\u00f9 tipico vedutismo napoletano, che corre dai Micco Spadaro ai Salvator Rosa, ai Falcone, ai Gigante, ai Costa, nello spontaneismo simbolico dei \u201csemplici\u201d. La distribuzione delle luci e il livello dei piani concorrono nell\u2019alterazione della realt\u00e0, in una meta-realt\u00e0 in cui i corpi delle persone divengono personaggi immateriali, secondo un processo di conversione dal concreto all\u2019astratto, dal particolare all\u2019universale. Sulle medesime intenzioni, muove anche la seconda ipotesi di paesaggio, quella richiamata per mezzo della memoria storica, come quel genere iconografico degli \u201cuomini illustri\u201d, a cui ben sembra legarsi <em>Ramondino\u2019s Apologue<\/em>, il secondo capitolo della trilogia. Uno storyboard di un ritratto animato di Fabrizia Ramondino, scrittrice e intellettuale, richiamata qui forse come immagine positiva dei frutti di una citt\u00e0 inquieta, dove proprio dagli squilibri sociali \u00e8 possibile che si sviluppi e prodighi un tale esempio di temperanza e di giustizia. Il lavoro qui assume l\u2019intero spazio come superficie espansa, dalla mappatura in 3d alla presenza dei marker di realt\u00e0 aumentata presentati come una serie di quadri da far muovere entro altri quadri (gli schermi dei telefonini). Rispetto ai precedenti lavori, che si mantenevano entro i limiti (seppur virtuali) della cornice, come nel caso pi\u00f9 prossimo di <em>Cantare in caso di pericolo<\/em> (2018-2019) o pi\u00f9 remoto di <em>Il mio corpo a maggio<\/em> (2014), qui siamo dinnanzi a una estensione dell\u2019opera nell\u2019esperienza concreta dello spazio. Purtroppo, non ci sono ancora ulteriori segnali certi per indicare ci\u00f2 come una trasformazione della ricerca dell\u2019artista che, vista la complessit\u00e0 dei mezzi impiegati nella produzione delle sue opere, deve muoversi entro i canali di un continuo <em>foundrasing<\/em>. Ci\u00f2 modifica il suo lavoro, la cui ideazione non pu\u00f2 prescindere dalla capacit\u00e0 di intessere relazioni fra diverse professionalit\u00e0, ma anche pu\u00f2 rallentarne la produzione vera e propria. A tal fine, non si dovrebbe per forza ricercare i soli canali ufficiali, ma forse estendersi ai nuovi palchi, intesi come le nuove realt\u00e0 aggregative che alcuni artisti delle nuove generazioni stanno riformulando a Napoli, cos\u00ec come in altri centri italiani. D\u2019altronde la sua \u00e8 una ricerca pienamente attuale, nel senso di una continua ridefinizione del paesaggio inteso secondo una visione performativa, ma anche nel senso di pensare lo spazio come relazione tra le soggettivit\u00e0 corporee e tecnologicamente mediate e i luoghi nella loro variet\u00e0 e densit\u00e0 simbolica. Eccoli questi paesaggi performativi, da intendersi come lo svolgimento di azioni, di atti. Tutta l\u2019immanenza della realt\u00e0, nella ricerca di De Feo, viene di volta in volta assurta in concetti universali sotto forma di figure e gesti che riecheggiano l\u2019essenza della pittura nella sua origine storica, come trasfigurazione di atti reali in atti simbolici. Come nel primo caso, quello degli \u201cAtti degli apostoli\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_MatildeDeFeo_Foto-Amedeo-Benestante.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_MatildeDeFeo_Foto-Amedeo-Benestante-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30824\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_MatildeDeFeo_Foto-Amedeo-Benestante-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_MatildeDeFeo_Foto-Amedeo-Benestante-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_MatildeDeFeo_Foto-Amedeo-Benestante-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_MatildeDeFeo_Foto-Amedeo-Benestante.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption>Foto Amedeo Benestante<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_MatildeDeFeo_foto-Amedeo-Benestante.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_MatildeDeFeo_foto-Amedeo-Benestante-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30826\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_MatildeDeFeo_foto-Amedeo-Benestante-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_MatildeDeFeo_foto-Amedeo-Benestante-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_MatildeDeFeo_foto-Amedeo-Benestante-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_MatildeDeFeo_foto-Amedeo-Benestante.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption>Foto Amedeo Benestante<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caserta 1979 Vive e lavora a Napoli Studio visit di Marcello Francolini Ogni visita in uno studio d\u2019artista, che \u00e8 sempre anche una sosta nell\u2019attraversamento della citt\u00e0, spesso contribuisce a fare memoria dei luoghi propri dell\u2019artista, visto che lui li deve percorrere ogni giorno per raggiungerlo. 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