{"id":30723,"date":"2023-02-10T09:00:00","date_gmt":"2023-02-10T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=30723"},"modified":"2023-02-07T10:52:36","modified_gmt":"2023-02-07T09:52:36","slug":"eva-frapiccini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/eva-frapiccini\/","title":{"rendered":"Eva Frapiccini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recanati 1978<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Torino e a Recanati<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di Marco Trulli<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eva Frapiccini \u00e8 laureata in Arti visive presso il DAMS di Bologna, allo IED di Torino, e ha conseguito il dottorato Practice-Led in Fine Art, History of Arts &amp; Cultural Studies presso la University of Leeds. Attualmente \u00e8 docente per la cattedra di Fotografia all\u2019Accademia di Belle Arti di Brera. Nella sua formazione \u00e8 riuscita a conciliare la laurea in Estetica con l\u2019interesse per la fotografia documentaria, per poi distaccarsi da quest\u2019ultima verso progetti artistici \u201clens-based\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo lavoro di ricerca fotografica attraversa questioni nodali della storia della Repubblica Italiana (l&#8217;antimafia, il terrorismo) e si \u00e8 dispiegato in progetti di lungo corso che sono stati esposti presso musei e istituzioni internazionali. Nel 2020 ha esposto al MAXXI il progetto vincitore della I edizione dell\u2019Italian Council,<em> Il Pensiero che non diventa Azione avvelena l&#8217;Anima<\/em>. Il suo progetto partecipativo, <em>Dreams\u2019 Time Capsule<\/em>,\u00e8 stato ospitato in diverse istituzioni e centri d\u2019arte nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Originaria di Recanati, vive e lavora ormai da anni a Torino pur mantenendo uno studio nelle Marche in cui passa parte dell\u2019anno. Il suo lavoro si caratterizza per l\u2019utilizzo della fotografia come strumento di archiviazione (ricorre anche ad altri mezzi come audio o video) utile a creare display accessibili e interattivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi lavori si configurano spesso come architetture mobili, strutture aperte che attivano la partecipazione dell\u2019osservatore e che richiedono un gesto di responsabilit\u00e0 da parte di chi guarda. L\u2019interesse per la fisicit\u00e0 come elemento di appropriazione, lo studio della scala tra visitatori e opera, l\u2019attraversamento e movimento all\u2019interno dello spazio, sono tutti elementi che ricorrono nei suoi lavori. Il progetto condotto dall\u2019artista sulla mafia, ad esempio, si struttura in un archivio estraibile di foto di oggetti (l\u2019agenda di Borsellino, taccuini di appunti di Pio La Torre o ritagli di giornale con annotazioni di Libero Grassi) in scala 1:1 e fronte\/retro. Ogni osservatore pu\u00f2 scegliere un\u2019immagine da estrarre e osservare, ognuno pu\u00f2 scegliere in quale frammento della storia entrare. Ed \u00e8 proprio la responsabilit\u00e0, la dimensione etica dell\u2019impegno antimafia che l\u2019artista sottolinea con questo lavoro e che la spinge a realizzare risorse accessibili al pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La necessit\u00e0 di aderire alla realt\u00e0 la conduce a fotografare anche il paesaggio post sisma nelle Marche e in Abruzzo del 2016. Il risultato \u00e8 <em>The Spirit of Resistance<\/em>,in cui emerge il legame intimo e profondo con i luoghi della sua infanzia e la certezza dell\u2019irreversibilit\u00e0 dell\u2019accaduto. Le fotografie stampate su teli di pvc traforato, assumono una consistenza eterea e rimandano all\u2019idea di transitoriet\u00e0, come i teli che coprono i palazzi in restauro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altro aspetto ricorrente della sua ricerca \u00e8 quello della mobilit\u00e0 dei lavori che, spesso, diventano dei corpi in grado di assumere forme diverse nello spazio e nel tempo. <em>Dreams\u2019 Time Capsule<\/em>, ad esempio, \u00e8 un progetto che l\u2019artista porta avanti dal 2011, raccogliendo in diverse parti del mondo i sogni delle persone attraverso l\u2019allestimento di uno spazio <em>pop up<\/em>. Una capsula gonfiabile \u00e8 il luogo in cui l\u2019artista accoglie le persone, lo spazio in cui addentrarsi per raccontare i propri sogni. Proiettato in una dimensione temporale di lunga durata e con pi\u00f9 di 2300 sogni archiviati, il progetto ci consente di mappare gli stati d\u2019animo delle persone in contesti geografici diversi, spesso attraversati da problemi sociopolitici rilevanti. I sogni registrati e archiviati vengono \u2018restituiti\u2019 dall\u2019artista alle persone dopo alcuni anni. Questa proiezione nel tempo costruisce un patto con ogni persona che prende parte all\u2019azione, una promessa che sfida il tempo e che testimonia anche la determinazione dell\u2019artista nel condurre a termine i propri progetti oltre le prospettive di breve durata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per i dieci anni del progetto, Frapiccini ha realizzato <em>Dust of Dreams <\/em>(2022), \u2018traduzione\u2019 dell\u2019archivio onirico sotto forma di installazioni video e interventi performativi in diverse istituzioni e centri d\u2019arte italiani tra Genova e Torino. La riscrittura dei sogni in questa forma ibrida funziona come messa in scena cui seguir\u00e0 una nuova versione installativa di archivio sonoro fruibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fondo si legge la preoccupazione dell\u2019artista nell\u2019uscire dalla dimensione bidimensionale della fotografia e reinventare l\u2019esperienza della fruizione fotografica cos\u00ec appiattita dalla presenza pervasiva dei social, per ricostruirne le coordinate con l\u2019ausilio del linguaggio installativo e performativo, definendo spazi fisici di interazione. La fluidit\u00e0 di questi progetti, che si trasformano nello spazio e nel tempo, costituisce allo stesso tempo un rischio e una grande sfida per l\u2019artista, in grado di fare da regista di macchine sceniche complesse.<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_EvaFrapiccini_Foto-GIovanni-Di-Giugno.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_EvaFrapiccini_Foto-GIovanni-Di-Giugno-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30735\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_EvaFrapiccini_Foto-GIovanni-Di-Giugno-768x1023.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_EvaFrapiccini_Foto-GIovanni-Di-Giugno-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_EvaFrapiccini_Foto-GIovanni-Di-Giugno-1153x1536.jpg 1153w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/b_EvaFrapiccini_Foto-GIovanni-Di-Giugno.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><figcaption>Foto GIovanni Di Giugno<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_EvaFrapiccini_Foto-Silvia-Aresca.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_EvaFrapiccini_Foto-Silvia-Aresca-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30737\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_EvaFrapiccini_Foto-Silvia-Aresca-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_EvaFrapiccini_Foto-Silvia-Aresca-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_EvaFrapiccini_Foto-Silvia-Aresca-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/c_EvaFrapiccini_Foto-Silvia-Aresca.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption>Foto Silvia Aresca<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recanati 1978 Vive e lavora a Torino e a Recanati Studio visit di Marco Trulli Eva Frapiccini \u00e8 laureata in Arti visive presso il DAMS di Bologna, allo IED di Torino, e ha conseguito il dottorato Practice-Led in Fine Art, History of Arts &amp; Cultural Studies presso la University of Leeds. 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