{"id":30555,"date":"2023-01-27T09:00:00","date_gmt":"2023-01-27T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=30555"},"modified":"2023-01-26T15:47:26","modified_gmt":"2023-01-26T14:47:26","slug":"cleo-fariselli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/cleo-fariselli\/","title":{"rendered":"Cleo Fariselli"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cesenatico 1982<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Torino<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">studio visit di Alessandra Franetovich<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al diploma in Pittura conseguito all&#8217;Accademia di Brera, Fariselli ha affiancato una serie di workshop presso istituzioni improntate all&#8217;educazione non formale nel campo dell&#8217;arte contemporanea, quali la Fondazione Antonio Ratti di Como e la frequentazione ai laboratori della Fondazione Spinola Banna per l&#8217;arte a Torino, citt\u00e0 dove attualmente vive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo lavoro fa pensare alle scienze diagonali di Roger Caillois in quanto interseca diversi registri e discipline senza forzare i processi, ma assecondando quelle che possono essere definite energie inerenti alle cose. Una certa polifonia post-mediale e multi-direzionale \u00e8 associata all&#8217;elemento metamorfico, alla mitologia e al senso del fantastico che, anche quando \u00e8 costretto dentro forme chiuse e riconoscibili, genera un senso di stupore involontario, non totalmente calcolabile e, in virt\u00f9 di questo, potente e straniante (Caillois, <em>Nel cuore del fantastico<\/em>). Le forme delle sue opere scultoree sono talvolta antropomorfe, come nella serie di busti <em>Gran Papa <\/em>(2016) i cui volti umani sono riconoscibili ma inafferrabili poich\u00e9 realizzati in negativo, estraendo ciecamente materiale da un blocco di argilla. In altri casi si tratta di osservare concatenazioni fluide di materia da cui emergono elementi familiari e anatomici: in <em>Untitled (Ear)<\/em> (2018), i colori si immergono l&#8217;uno nell&#8217;altro, sfumandosi, creano iridescenze (che siano reali o immaginarie poco importa) suggerendo una percezione del lavoro come una porta socchiusa verso un percorso multisensoriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Muovendosi tra realt\u00e0 e finzione, l&#8217;immaginario dell&#8217;artista si inserisce in un filone di stringente attualit\u00e0 che trae linfa dal pensiero magico-critico e dal tema del re-incantamento; tra gli esempi, la recente edizione della Biennale di Venezia, <em>Il latte dei sogni<\/em>, curata da Cecilia Alemani, ma ben anticipata da teorie femministe sul post-umano, ecologiste, anti-patriarcali, tra cui quelle di Donna Haraway e Silvia Federici. Da questo filone trae il tema della relazione tra diverse entit\u00e0 (dove la natura \u00e8 organico e minerale, fenomeno atmosferico, mutazione continua) e la ricerca della dimensione archetipale, che per\u00f2 tratta con transdisciplinariet\u00e0 e muovendosi tra diversi media, includendo performance, teatro, sonoro, visuale e testuale. Le sue opere d&#8217;arte sono interpretabili come arcani attivatori di esperienze fisiche, sensoriali, mentali, in grado di porre l&#8217;osservatore al centro dell&#8217;operazione artistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ultima opera \u00e8 <em>Your Storm Our Dew<\/em>, vincitrice dell&#8217;Italian Council (2021) e presentata da Almanac, Torino. Il video affronta il senso di \u00abemergenza dilatata\u00bb che la societ\u00e0 umana esperisce vivendo nel mezzo di una pandemia e della crisi climatica. Un&#8217;ambientazione oscura, in stile teatro nero, apre la scena condotta da una voce over \u2013 a met\u00e0 tra il poetico favolistico e il documentario d&#8217;annata \u2013 intenta a calare l&#8217;osservatore in una processione di \u201cmeraviglie\u201d: le nuove forme di vita organica (i cui costumi abitano ora lo studio dell&#8217;artista) generatesi da un rinnovato stato delle cose, come in un nuovo Big Bang. \u00abWhen so many shadows overlap and their contours blur into one another, what happens within this vast dark space? what if new disturbing figures are born from these blended silhouettes?\u00bb. Simili premesse muovevano la mostra personale <em>Dancing<\/em>: una palla da discoteca che ruota su s\u00e9 stessa riflettendo la luce di un faretto. Oltre alla mancanza di un&#8217;atmosfera da locale notturno, a caratterizzare il tutto \u00e8 la forma irregolare della sfera specchiante, costituita da un agglomerato di frammenti rotti, che immerge il fruitore in un ambiente dissonante, a tratti allarmante ma tutto sommato conciliante. Come sostenuto dall&#8217;artista, l&#8217;abitudine al disastro sta diventando cifra comune e un&#8217;opportunit\u00e0 per evolversi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcune ricerche che si strutturano attorno al filone del pensiero magico-critico possono apparire come esiti inconsapevoli di trattazioni complesse, dai risultati atemporali, escapisti e naif soprattutto quando, cercando di controvertire la normativit\u00e0 che soggiace al pensiero umano, l&#8217;artista non offre elaborazioni verso nuove futurologie, ma al contrario dimostra che queste non appartengono alla sua poetica tesa, invece, verso una via immaginifica. Ci\u00f2 pu\u00f2 risultare problematico da accettare perch\u00e9 disattende una presa diretta sulla Storia, cui si appellano invece ricerche coeve apertamente femministe e politicizzate. Cos\u00ec si interpreta la scelta di Fariselli di lasciare zone d&#8217;ombra, spazi aperti dove intromettersi e in cui \u00e8 l&#8217;osservatore a trovare da s\u00e9 la contestualizzazione del lavoro entro una cornice storica, sociale, politica fortemente complessa come quella attuale, trasformando opere come <em>Your Storm Our Dew <\/em>e<em> Dancing<\/em> in un&#8217;espressione di allarme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Affrontando la metamorfosi delle forme come modello di trasfigurazione dell&#8217;umanit\u00e0 in entit\u00e0 altre, il suo lavoro mette in luce un punto essenziale, ossia il bisogno di credere all&#8217;esistenza di una dimensione non materiale e quindi alla volont\u00e0 di abbandonarvisi. In questo immergersi nell&#8217;altro e nell&#8217;altrove risiede una carica politica quasi invisibile ma altrettanto sovversiva che sorvola l&#8217;aderenza alle istanze concrete proponendosi invece di costruire un immaginario di conoscenza trans-storico.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/d__CleoFariselli_Foto-Silvia-Mangosio.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"878\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/d__CleoFariselli_Foto-Silvia-Mangosio-878x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30563\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/d__CleoFariselli_Foto-Silvia-Mangosio-878x1024.jpg 878w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/d__CleoFariselli_Foto-Silvia-Mangosio-257x300.jpg 257w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/d__CleoFariselli_Foto-Silvia-Mangosio-768x896.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/d__CleoFariselli_Foto-Silvia-Mangosio.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 878px) 100vw, 878px\" \/><\/a><figcaption>Foto Silvia Mangosio<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/b__CleoFariselli.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/b__CleoFariselli-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30561\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/b__CleoFariselli-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/b__CleoFariselli-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/b__CleoFariselli-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/b__CleoFariselli-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/b__CleoFariselli.jpg 1778w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cesenatico 1982 Vive e lavora a Torino studio visit di Alessandra Franetovich Al diploma in Pittura conseguito all&#8217;Accademia di Brera, Fariselli ha affiancato una serie di workshop presso istituzioni improntate all&#8217;educazione non formale nel campo dell&#8217;arte contemporanea, quali la Fondazione Antonio Ratti di Como e la frequentazione ai laboratori della Fondazione Spinola Banna per l&#8217;arte [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":30557,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-30555","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30555","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30555"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30555\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30557"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30555"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30555"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30555"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}