{"id":30132,"date":"2022-12-15T09:00:00","date_gmt":"2022-12-15T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=30132"},"modified":"2022-12-15T08:46:31","modified_gmt":"2022-12-15T07:46:31","slug":"silvia-giambrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/silvia-giambrone\/","title":{"rendered":"Silvia Giambrone"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Agrigento 1981<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Roma e a Londra<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di <em>Daniela Bigi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio di Silvia Giambrone si trova al Pigneto, una di quelle zone popolari di Roma che da decenni ospita gli studi degli artisti e oggi \u00e8 riconosciuta a tutti gli effetti come un polo culturale cittadino. Per quanto l\u2019origine e la prima formazione di Silvia si situino nella Sicilia della Valle dei Templi, la sua attivit\u00e0 ha da subito fatto parte del tessuto romano, forse perch\u00e9 vi ha frequentato l\u2019accademia, oppure perch\u00e9 ha sempre partecipato alla vita della citt\u00e0, tra mostre, amicizie, gallerie, esperienze no-profit. Le sue performance, dure, con le palpebre appesantite dalle ciglia di piombo o con il colletto di merletto cucito sulla pelle \u2013 siamo alla fine degli anni Zero \u2013 possono essere considerate parte integrante di uno dei percorsi di lettura della storia artistica romana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo lavoro viene ascritto all\u2019ambito della ricerca e della pratica femminista (e bisogna riconoscere che la sua dedizione allo studio del pensiero femminista data molto prima della diffusa tendenza in atto). Le sue riflessioni sui simboli del potere patriarcale hanno assunto lungo il tempo i caratteri impermanenti dell\u2019azione \u2018sul\u2019 o \u2018con\u2019 il corpo ma anche le forme artigianali del collage, della scultura, della manipolazione dell\u2019oggetto. Del cucire, del ritagliare, del trasformare, del corrodere. La sperimentazione sulle forme, sulle tecniche, l\u2019esplorazione dei materiali, l\u2019interesse per il portato estetico dell\u2019opera hanno un peso significativo nella sua prassi concettuale e, a pensarci bene, la medesima attitudine la troviamo nella cura che rivolge alla parola, che sia letta, interpretata, scritta, trascritta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019universo simbolico di Giambrone \u00e8 fitto di rimandi letterari ed esperienziali alla storia femminile collettiva, che sente di dover ancora raccontare, indagare, magari con sguardi nuovi, provando a schivare l\u2019ortodossia. Muovendosi tra le opere del suo studio, ripensando parallelamente alle sue performance e ai suoi corti, ci si immerge nell\u2019atmosfera materiale e immateriale di un mondo domestico problematizzato. Il focus si appunta sulle relazioni, sulla violenza che le ha pervase e che spesso ancora le pervade; la questione che pi\u00f9 la coinvolge \u2013 ribadisce \u2013 \u00e8 l\u2019addomesticamento al potere patriarcale, la latenza di valori e comportamenti che sfuggono alla consapevolezza. Siamo in un \u201cterrain vague\u201d tra fascinazione e svelamento. Se il primo livello del discorso appare di immediata comprensione, affiora poi la parte pi\u00f9 interessante che risiede, a mio avviso, nell\u2019ambiguit\u00e0 incalzante che interroga, complica, oscura, destruttura. C\u2019\u00e8 tensione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parliamo a lungo. Ho bisogno di capire quanto il suo scavo risponda ancora, effettivamente, a una necessit\u00e0 e percepisco la sua determinazione, comprendo che la sua urgenza personale si intreccia con una rinnovata urgenza sociale, da studiare nei retaggi, s\u00ec, ma soprattutto nei suoi nuovi codici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ragioniamo sul lavoro per la Sala degli specchi della Reggia di Versailles, commissionatole da Dior. Nel luogo per eccellenza del potere che si autocompiace, i suoi specchi non riflettono, sono interamente ricoperti di cera e attraversati da spine di acacia che aggettano aggressivamente verso chi guarda. Per queste spine, che ricordando l\u2019iconografia cristologica rimandano inevitabilmente alla semantica della tortura, del dolore, introduce in realt\u00e0 il concetto di selvatico. Quegli specchi espropriati della funzione riflettente puntano dritto alla questione dell\u2019immagine, del suo potere, dei suoi servigi. E il selvatico aggiunge una prospettiva ulteriore, che stimola livelli di lettura meno frequentati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nello studio trovo parecchi specchi, di tante dimensioni, una specie di selva di spine che produce un effetto corale, pulsante di rabbia e di bellezza, di disagio e di mistero, di sofferenza e di lusinga, cos\u00ec come tragicamente morbido \u00e8 l\u2019incontro tra i <em>pattern<\/em> rassicuranti delle copertine per bambine e le frasi ricamate che vi campeggiano nel centro, tratte da un manuale di suggerimenti per la difesa dallo stupro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito di violenza e di addomesticamento, mi anticipa il lavoro che ha in cantiere per un museo milanese. Lo spunto, come sempre, \u00e8 autobiografico, ma l\u2019esito si discosta da quanto abbiamo visto fino a oggi. C\u2019\u00e8 una continuit\u00e0 tematica e di postura, c\u2019\u00e8 la stessa militanza poetica e la medesima metodologia di studio sociologico e filosofico, ma c\u2019\u00e8 anche un passaggio coraggioso, che mi conferma come i diversi premi ricevuti di recente non abbiano assolutamente minato l\u2019autenticit\u00e0 della sua ricerca e della sua spinta a condividerla.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_SilviaGiambrone.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_SilviaGiambrone-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30136\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_SilviaGiambrone-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_SilviaGiambrone-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_SilviaGiambrone-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_SilviaGiambrone.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_SilviaGiambrone.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_SilviaGiambrone-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30138\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_SilviaGiambrone-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_SilviaGiambrone-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_SilviaGiambrone-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_SilviaGiambrone.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agrigento 1981 Vive e lavora a Roma e a Londra Studio visit di Daniela Bigi Lo studio di Silvia Giambrone si trova al Pigneto, una di quelle zone popolari di Roma che da decenni ospita gli studi degli artisti e oggi \u00e8 riconosciuta a tutti gli effetti come un polo culturale cittadino. 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