{"id":29769,"date":"2022-12-08T09:00:00","date_gmt":"2022-12-08T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=29769"},"modified":"2022-12-07T10:50:29","modified_gmt":"2022-12-07T09:50:29","slug":"stefano-spera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/stefano-spera\/","title":{"rendered":"Stefano Spera"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Monza 1983<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Monza<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di <em>Francesca Guerisoli<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo sette anni a Lissone, un anno fa Stefano Spera si \u00e8 trasferito a Monza. Per lungo tempo ha condiviso lo studio con Giuseppe Buffoli e Danilo Volo, nel quartiere Isola di Milano, artisti con cui ha anche condiviso progettualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stefano Spera \u00e8 tra gli artisti che indagano il rapporto tra reale e virtuale da quando non esisteva ancora il metaverso. Parte di quella generazione di mezzo nata nell&#8217;analogico e che ha avuto la possibilit\u00e0 di vivere consapevolmente il passaggio al digitale, oltre dieci anni fa aveva gi\u00e0 sperimentato gli universi virtuali, eleggendo a suoi riferimenti culturali privilegiati Jean Boudrillard e Marshall McLuhan. Tra i progetti realizzati, figura una mostra completamente digitale, <em>Perspective<\/em> (2012), alla Galleria Cart di Monza, che consisteva nella creazione di un mondo ibrido composto da spazi virtuali monzesi esplorati con il suo avatar in Second Life e uniti, attraverso la memoria, nella dimensione della pittura, restituendo paesaggi distorti e imprecisi che contrastavano con la dimensione del virtuale, dove tutto \u00e8 preciso, pulito, perfetto. Lo spazio della pittura, arcaica, riflessiva, diventa un momento di raccordo, una dimensione sospesa in cui reale e virtuale si incontrano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa tensione di ricerca tra reale e virtuale, digitale e pittura emerge costantemente nel suo lavoro cos\u00ec come nelle mostre, che chiamano sempre in causa la percezione e la sua distorsione. Spera crea tavole che hanno l\u2019obiettivo di creare uno sfalsamento nello spazio dell&#8217;opera, con l&#8217;ausilio di effetti prospettici che distorcono lo spazio reale. L&#8217;uso del grigio \u00e8 funzionale a contestualizzare la dimensione del virtuale. Per esempio, nel lavoro <em>Virtual Museum, MOMA #2 (Snapshot)<\/em>, del 2014, attraverso esplorazioni in Google Street View presso vari musei, Spera restituisce la dimensione virtuale alle opere d&#8217;arte: il pubblico pu\u00f2 visitare gli spazi che rappresentano una mostra che c&#8217;\u00e8 stata. L&#8217;aspetto della documentazione, e come tale documentazione viva attraverso la rete, \u00e8 un altro elemento di attenzione: \u00abQuello che oggi c&#8217;\u00e8 sulla rete ha quasi pi\u00f9 valore di ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 stato. Se \u00e8 documentato in rete, esiste; facciamo pi\u00f9 affidamento su questo che non sulla memoria\u00bb. Questa nota mi ha riportato alla mente uno spettacolo teatrale appena visto al Piccolo Teatro, <em>Carbonio<\/em>, di Pier Lorenzo Pisano, vincitore del 56\u00b0 Premio Riccione, che esprimeva proprio tale considerazione: non so pi\u00f9 cosa ricordo, perch\u00e9 ho visto cos\u00ec tanti video di documentazione che quella \u00e8 divenuta la mia memoria. Al MAC di Lissone, nel 2015, con l&#8217;installazione<em> G.A.P.<\/em>, nella mostra <em>Out of Frames<\/em>, Spera aveva lavorato a livello digitale sulla memoria di una mostra precedente, di Francesco Fossati, ricreando l\u2019ombra delle strutture che aveva generato il suo lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi lavori precedenti sono pi\u00f9 narrativi rispetto agli attuali, che appaiono pi\u00f9 criptici, come la sua ultima personale, <em>Anchor Points<\/em>, tenuta a Udine presso la galleria SMdot a novembre 2021, tutta giocata sulla figura di Hermes, messaggero che oggi rappresenta simbolicamente la rete, nonch\u00e9 divinit\u00e0 che protegge gli affari (quindi la fonte, e ancora la rete), e come <em>Tanto qualcosa ti resta addosso<\/em>, progetto realizzato nel 2018 da Villa Arte Contemporanea con la collaborazione dell&#8217;artista Giuseppe Buffoli, che si interroga sull\u2019esperienza estetica mediata dal virtuale in relazione alle possibilit\u00e0 e ai limiti della pittura. Nelle ultime mostre entrano in gioco elementi fisici, virtuali e temi filosofici e finanziari che restituiscono la complessit\u00e0 di un ragionamento che negli anni \u00e8 andato sempre pi\u00f9 in profondit\u00e0, di pari passo con l&#8217;evoluzione dei mondi virtuali e la diffusione delle criptovalute. Nel decennio scorso la tecnologia era vissuta ancora con distacco, mentre oggi \u00e8 pi\u00f9 integrata e il linguaggio dell\u2019artista ripercorre questo solco. Allo stesso modo, se nel 2011 Spera era tra gli artisti della collettiva <em>Neoludica. Art Is a Game. 2011-1966<\/em>, prima mostra di videogiochi approdata come evento collaterale della Biennale di Venezia, sul rapporto arti visive e videogioco, oggi dai videogiochi l&#8217;indagine si sposta sugli NFT. Si tratta, per Spera, di un&#8217;evoluzione logica del suo lavoro, sebbene si accosti a questi ultimi in modo critico, soprattutto in relazione al tipo di mercato che si \u00e8 sviluppato: \u00abPer me \u00e8 una grande bolla speculativa. Chi compra non \u00e8 il classico collezionista, alcuni sono legati al mondo delle criptovalute e credono in quel tipo di prodotto. Se decidi di entrarci, devi farlo con una serie, non con un singolo lavoro\u00bb. Non ci rimane che attendere di vedere che cosa ci proporr\u00e0 un artista con un&#8217;esperienza cos\u00ec profonda sulla relazione tra realt\u00e0 e virtuale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_StefanoSpera.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_StefanoSpera-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29772\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_StefanoSpera-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_StefanoSpera-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_StefanoSpera-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/b_StefanoSpera.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_StefanoSpera.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_StefanoSpera-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29774\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_StefanoSpera-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_StefanoSpera-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_StefanoSpera-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/c_StefanoSpera.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Monza 1983 Vive e lavora a Monza Studio visit di Francesca Guerisoli Dopo sette anni a Lissone, un anno fa Stefano Spera si \u00e8 trasferito a Monza. 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