{"id":29483,"date":"2022-11-22T09:00:00","date_gmt":"2022-11-22T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=29483"},"modified":"2022-11-21T20:21:17","modified_gmt":"2022-11-21T19:21:17","slug":"giulio-scalisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/giulio-scalisi\/","title":{"rendered":"Giulio Scalisi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salemi 1992<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di <em>Edoardo De Cobelli<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre che uno degli artisti italiani pi\u00f9 rappresentativi della sua generazione, Giulio Scalisi \u00e8 anche uno dei pi\u00f9 capaci a rappresentarla: a raccontarne i paradossi, le schizofrenie, le fissazioni, le dipendenze, senza per\u00f2 sottrarsi al desiderio di offrire un ritratto pi\u00f9 ampio della societ\u00e0 contemporanea. Nato a Salemi da famiglia siciliana, Scalisi vive e lavora a Milano da anni, nel suo studio che \u00e8 anche casa: a una scrivania, dove fa quasi tutto, scrive fumetti, una passione che l\u2019ha sempre accompagnato e che lo avvicina a varie riviste, una tra tutte \u201cFrankenstein Magazine\u201d, fin dal primo numero; ma principalmente lavora al computer, creando video, animazioni e scenari distopici, in cui ricrea universi immaginari governati da personaggi e regole proprie. Sono spesso vagabondaggi solitari, quelli dei protagonisti, figure che subiscono, pi\u00f9 che vivere, la loro condizione. Una condizione che riprende, portandole alle estreme conseguenze, le problematiche che viviamo oggi, come la distanza sociale o l\u2019irrazionalit\u00e0 di alcune teorie complottiste della rete. Gli universi di Scalisi si riversano tuttavia anche nel reale, attraverso una serie di opere fisiche: sculture, oggetti e poster esposti che riconosciamo all\u2019interno dei video. <em>A Gentlemen House<\/em>, mostra personale ospitata la scorsa estate alla Kunsthalle Lissabon, ne \u00e8 un esempio: narra la giornata tipica del protagonista, isolato nella sua abitazione a causa di una carenza esterna d\u2019ossigeno, dove svolge le sue attivit\u00e0 in totale solitudine, fatta eccezione per la dimensione virtuale del sociale, continuamente filtrata da un\u2019intelligenza artificiale. La giornata va ad analizzare tutti gli aspetti della vita quotidiana: <em>wellness<\/em> e <em>fitness<\/em>, <em>outfit<\/em> e <em>fashion<\/em>, rappresentazione social e idea di simulacro, l\u2019autocensura come mediazione, il <em>politically correct<\/em>\u2026 in un orizzonte che non lascia pi\u00f9 alcuna autorialit\u00e0 al protagonista, ormai esautorato da s\u00e9 stesso. La casa dove abita Paul Sebeth, <em>The Obelisk<\/em>, \u00e8 una costruzione a forma fallica, uno dei tanti cortocircuiti narrativi sarcastici attraverso cui Scalisi sollazza tanto s\u00e9 stesso quanto lo spettatore, in un mondo di fiction tra il serio e il faceto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sebbene il lavoro di Scalisi rientri nell\u2019ambito della fiction speculativa, ormai pratica artistica abituale, oltre che concetto teorico diffuso (e abusato) nella teoria dell\u2019arte contemporanea, \u00e8 giusto fare delle distinzioni: quello della fiction speculativa \u00e8 infatti un approccio sostanzialmente neutro, che assume valenza politica perch\u00e9 permette di ovviare alla reale depoliticizzazione dell\u2019arte contemporanea. Ma l\u2019artista pu\u00f2 avvalersene in questo senso o meno: piuttosto che immaginare futuri alternativi, Scalisi sembra far sua la teoria di Coleridge sulla \u201csospensione dell\u2019incredulit\u00e0\u201d: la creazione di uno scenario che fornisce i propri elementi semiotici e linguistici di interpretazione. Lo spettatore deve immergersi nell\u2019universo semantico dell\u2019opera per capirne i codici, calarsi nel personaggio. A quel punto, da un universo apparentemente utopico e straniante si coglieranno gli evidenti riferimenti al reale, che fanno del suo lavoro un\u2019opera pi\u00f9 vicina a noi di quanto possa a un primo sguardo apparire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo le mostre estive, l\u2019artista si \u00e8 dedicato a forme di narrativa alternative all\u2019arte contemporanea strettamente intesa. In particolare, ha scritto la sua prima storia a quattro mani con Dario Guccio su un\u2019idea di Mariuccia Casadio, per poi realizzare una narrazione a puntate, la prima delle quali \u00e8 apparsa sull\u2019ottavo numero di \u201cFrankenstein Magazine\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se proprio dovessimo trovare un limite nella pratica dell\u2019artista, non sarebbe frutto di una sua mancanza, quanto piuttosto della debolezza del sistema dell\u2019arte italiano. La sua visionariet\u00e0 trova, infatti, piena espressione nella capacit\u00e0 tecnica di creazione tanto attraverso il disegno quanto l\u2019animazione digitale. Stenta per\u00f2 il riconoscimento a livello istituzionale, che \u00e8 forse pi\u00f9 facile raggiungere all\u2019estero, come testimoniato dalla sua attivit\u00e0 espositiva.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/b_Giulio-Scalisi.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/b_Giulio-Scalisi-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29487\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/b_Giulio-Scalisi-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/b_Giulio-Scalisi-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/b_Giulio-Scalisi-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/b_Giulio-Scalisi.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/c_Giulio-Scalisi.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/c_Giulio-Scalisi-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29489\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/c_Giulio-Scalisi-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/c_Giulio-Scalisi-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/c_Giulio-Scalisi-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/c_Giulio-Scalisi.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salemi 1992 Vive e lavora a Milano Studio visit di Edoardo De Cobelli Oltre che uno degli artisti italiani pi\u00f9 rappresentativi della sua generazione, Giulio Scalisi \u00e8 anche uno dei pi\u00f9 capaci a rappresentarla: a raccontarne i paradossi, le schizofrenie, le fissazioni, le dipendenze, senza per\u00f2 sottrarsi al desiderio di offrire un ritratto pi\u00f9 ampio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":29485,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-29483","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29483","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29483"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29483\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29485"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29483"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29483"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29483"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}