{"id":29033,"date":"2022-10-29T09:00:00","date_gmt":"2022-10-29T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=29033"},"modified":"2022-10-28T13:56:18","modified_gmt":"2022-10-28T11:56:18","slug":"stefania-zocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/stefania-zocco\/","title":{"rendered":"Stefania Zocco"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ragusa 1980<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Londra<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di <em>Daniela Bigi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di incontrare Stefania Zocco per ragionare sui progetti che la stanno impegnando in questi mesi, mi \u00e8 capitato di vedere degli interventi che ha realizzato recentemente in due spazi indipendenti siciliani. Uno a Palazzolo Acreide, su una grande vetrata al secondo piano della palazzina liberty in cui Davide Bramante ha fondato l\u2019artist-run space San Sebastiano Contemporary; l\u2019altro a Palermo, nel giovane La Siringe, anch\u2019esso gestito da artisti. Faccio questa premessa perch\u00e9 Stefania vive a Londra da diversi anni, vi si \u00e8 trasferita dopo l\u2019Accademia per seguire un MA in pittura presso il Royal College of Art e ormai lavora l\u00ec, ma i suoi rapporti con la Sicilia sono rimasti invariati, continua a essere considerata parte attiva di quella comunit\u00e0 artistica, anche perch\u00e9 la sua esperienza di co-fondatrice, con Francesco Lucifora, del C.o.C.A. di Modica, il suo intervento \u2013 insieme a Sebastiano Mortellaro \u2013 nel glorioso Montevergini a Siracusa e altre battaglie analoghe condotte lungo il tempo, hanno contribuito a definirla come un\u2019artista che, pur concentrata nello specifico di una ricerca legata alle relazioni tra corpo e paesaggio, coinvolge il proprio stesso corpo, la propria personale energia in progetti di portata collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua formazione nel disegno per l\u2019architettura e nella scenografia e il suo interesse per la pittura hanno trovato un punto di incontro in una pratica incentrata sulla linea come strumento di conoscenza e di restituzione del paesaggio, che \u00e8 il vero fulcro della sua indagine: come registrarlo, come prenderne coscienza, come leggerne gli elementi costitutivi, le criticit\u00e0, come intervenirvi, come sentirsene parte. Un paesaggio che \u00e8 inizialmente quello originario dell\u2019abusivismo edilizio, della grande architettura barocca e degli ordinati appezzamenti agricoli, o quello delle scenografie teatrali e degli spazi espositivi, e che via via, seguendo il filo delle relazioni che il corpo intrattiene con il proprio habitat, \u00e8 diventato il paesaggio che esprimiamo quando interagiamo con i dispositivi tecnologici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una serie di oli su tela appesi uno accanto all\u2019altro su una parete dello studio \u2013 ma lo aveva gi\u00e0 fatto sia a San Sebastiano Contemporary sia a La Siringe, seppure su scala e con materiali differenti \u2013 compaiono dei paesaggi astratti che altro non sono che la registrazione delle tracce che le nostre dita lasciano quotidianamente sugli <em>screen<\/em> dei nostri <em>devices<\/em>, raccontando molto, a nostra insaputa, delle nostre esistenze in rapporto alla tecnologia. Si tratta di una fitta rete di segni che nell\u2019immaginazione dell\u2019artista assume la forza di qualcosa di arcaico, come i rituali di quella magia domestica alla quale alcune donne, nel Sud, affidavano la guarigione delle malattie e la divinazione del futuro. D\u2019altro canto, in sintonia con alcuni giovani filosofi, le interessa leggere il nostro rapporto con i dispositivi digitali come un affidarsi ai poteri dei metalli e dei minerali, alcuni anche rari, e questo assume ai suoi occhi i caratteri di una ritualit\u00e0 sconosciuta, che sente di dover indagare perch\u00e9 di fatto l\u00ec risiede il grosso del nostro presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi dice che lavorando preferibilmente con la pittura, le piace riflettere sul fatto che quando, tra non molto, il sistema <em>touch screen<\/em> verr\u00e0 sostituito da altri pi\u00f9 sofisticati e smaterializzati diventando irrimediabilmente obsoleto, l\u2019antica tecnica artigianale della pittura a olio potr\u00e0 ancora raccontare l\u2019oggi, potr\u00e0 testimoniare di quel sistema \u2013 o di qualsiasi altro successivo \u2013 per il fatto stesso di poterlo rappresentare, a conferma di come il corpo umano, con le sue abilit\u00e0 messe a punto lungo un percorso sconfinato, non pu\u00f2 che continuare a costituire uno dei poli cardine nella dialettica con la tecnologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trovo dunque che il senso del suo lavoro vada individuato proprio in questo indagare equilibri sostenibili, nel ricercare paesaggi autentici, che ci appartengano, tra memoria, Storia, corpo e tecnologia, tra l\u2019idea che abbiamo di noi stessi e la verit\u00e0 di quello che stiamo diventando, senza fanatismi e senza moralismi. Il suo valore, oltre che nella spiccata originalit\u00e0 della sua pittura astratta, spesso <em>site-specific<\/em>, va individuato nel dialogo non esplicitato ma sostanziale tra gli elementi portanti di una visione mediterranea e certa fascinazione tipicamente anglosassone per il racconto antiretorico del quotidiano. \u00c8 nella gestione di questo complesso equilibrio che si giocano sia i possibili rischi sia il grande potenziale del suo lavoro.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_Stefania-Zocco.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_Stefania-Zocco-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29038\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_Stefania-Zocco-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_Stefania-Zocco-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_Stefania-Zocco-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_Stefania-Zocco.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_Stefania-Zocco.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_Stefania-Zocco-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29040\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_Stefania-Zocco-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_Stefania-Zocco-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_Stefania-Zocco-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_Stefania-Zocco.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ragusa 1980 Vive e lavora a Londra Studio visit di Daniela Bigi Prima di incontrare Stefania Zocco per ragionare sui progetti che la stanno impegnando in questi mesi, mi \u00e8 capitato di vedere degli interventi che ha realizzato recentemente in due spazi indipendenti siciliani. 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