{"id":28869,"date":"2022-10-25T09:00:00","date_gmt":"2022-10-25T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=28869"},"modified":"2023-04-03T15:51:45","modified_gmt":"2023-04-03T13:51:45","slug":"paolo-bini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/paolo-bini\/","title":{"rendered":"Paolo Bini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Battipaglia 1984<br>Vive e lavora a Salerno e a Cape Town (Sud Africa)<br>Studio visit di Marcello Francolini<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:9px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si giunge allo studio di Paolo Bini tenendosi la citt\u00e0 di Salerno alle spalle, per immergersi nella campagna dolcemente piana tra Pontecagnano e Battipaglia, in quell\u2019orizzonte vasto di terra che per tipicit\u00e0 geografica, serv\u00ec il grande sbarco degli Alleati nel \u201943. La strada corre simmetrica a una variet\u00e0 multicolore di campi erbosi e la velocit\u00e0 d\u2019automobile crea delle linearit\u00e0 orizzontali come delle sintesi visive che, in definitiva, non sembrano cos\u00ec distanti dalle opere dell\u2019artista che troviamo una volta giunti sul posto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo Bini ha costruito il suo stile attraverso la ridondanza di un\u2019astrazione minimale che fa della linea uno spazio di condensazione della materia e del segno. Le sue opere si compongono come un processo scultoreo che aggiunge porzione su porzione di nastri di carta su cui, gesto su gesto, addiziona diversi tratti: addensati, aggrumati, stesi, giustapposti. Certo che a incontrare le opere di Bini non si direbbe subito qualcosa \u2018a proposito del paesaggio\u2019, cos\u00ec credo come, a prima vista, non si direbbe nulla sui <em>Due amici<\/em> (1502) di Giorgione che sia \u2018a proposito del sostentarsi in amore dell\u2019amicizia\u2019. L\u2019uno, produce opere che nascondono nell\u2019astratta linearit\u00e0 esperienze di paesaggio, l\u2019altro, nasconde nel doppio ritratto l\u2019immagine di un concetto, perci\u00f2 cos\u2019\u00e8 veramente figurativo o veramente astratto? Bisogna fare luce sul meccanismo di funzionamento piuttosto che sul processo formale, per meglio entrare nei vivi significati di un\u2019opera. A una recente serie di lavori presentati a Cape Town, in Sud Africa, in occasione della mostra <em>Paolo Bini: nuova luce e terra d\u2019Africa<\/em>, appartiene <em>Viola con i colori dei fiori di Fraschhoek<\/em> (2022). Un\u2019opera la cui titolazione ci d\u00e0 le coordinate geografiche precise entro cui cercare i riferimenti alle correlazioni di fiori-colori che l\u2019artista ricompone, decostruendo l\u2019immaginazione sino allo stadio primario dell\u2019indeterminato<em>.<\/em> Svolgendo lo sguardo sulla serie completa dei lavori esposti, essa prende le mosse dalla volont\u00e0 di elaborare un catalogo dei fenomeni naturali, come sottende la stessa titolazione \u201cnuova luce e terra\u201d: albe, tramonti, mezzod\u00ec, mezzenotti, radure, flore, orizzonti su terra e su mare. Secondo un movimento che va a ritroso verso la percezione primaria, dall\u2019esterno verso l\u2019interno, dal paesaggio esteriore a quello interiore, Bini ricostruisce un proprio modello linguistico di restituzione di quel sussulto emotivo che sempre infonde l\u2019uomo dinnanzi alla vastit\u00e0 caotica e stupefacente della natura. Sembrano i suoi schemi analoghi a quegli \u201cschemi di nuvola\u201d (1785), di Alexander Cosenz, per cui pi\u00f9 che ritrarre il paesaggio, si organizza la tavola con una certa disposizione di elementi, tale da indurre lo spettatore a una rievocazione del paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli ultimissimi lavori sembrano andare ancor di pi\u00f9 in tale direzione, com\u2019\u00e8 per <em>Orizzonte<\/em> (2022), esposto in occasione della mostra <em>Panorama Monopoli 2022<\/em> (a cura di Vincenzo De Bellis). Un lavoro completamente nuovo e foriero, forse, di una nuova ricerca in atto. La percezione \u00e8 qui ricercata al di l\u00e0 del dato sensibile, la tela quasi del tutto monocromatica \u00e8 attraversata da una linea bassa d\u2019orizzonte, come un accenno di primo rumore nel nulla. Uno squarcio fuxia-violaceo, come l\u2019ultimo barlume di tramonto, prepara lo spettatore alla notte. In effetti, a ben pensare, \u00e8 nella notte che il non-vedere apre la mente al trascendente, al sovra-sensibile capace di produrre interpretazioni sul mondo. A questa trasformazione pittorica si aggiunge una costante ricerca sui materiali, che credo lo condurr\u00e0 vieppi\u00f9 verso una conquista ambientale del suo lavoro. La sostituzione della carta alla pellicola in pvc permette di mutare le sue superfici in campi d\u2019accadimento. Questa nuova concezione di lavori porta con s\u00e9 una nuova programmazione concettuale. Possono disporsi ora, questi lavori, ad accogliere una determinata luce a una determinata ora, in determinate condizioni ambientali, termiche, prospettiche. La via dell\u2019installazione non \u00e8 nuova nel percorso dell\u2019artista, ma di certo i precedenti tentativi erano per lo pi\u00f9 sviluppi scultorei dei suoi motivi pittorici, una reiterazione del suo segno nello spazio reale. Con questa nuova ipotesi ambientale, l\u2019opera diventa occasione viva e dinamica e mai definita, anzi aperta e in continua variazione di forme che reagiscono e agiscono a contatto reale con la luce e con il punto prospettico dello sguardo dello spettatore.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_PaoloBini.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_PaoloBini-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28874\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_PaoloBini-683x1024.jpg 683w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_PaoloBini-200x300.jpg 200w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_PaoloBini-768x1152.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_PaoloBini-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_PaoloBini.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_PaoloBini.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_PaoloBini-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28876\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_PaoloBini-683x1024.jpg 683w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_PaoloBini-200x300.jpg 200w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_PaoloBini-768x1152.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_PaoloBini-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_PaoloBini.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Battipaglia 1984Vive e lavora a Salerno e a Cape Town (Sud Africa)Studio visit di Marcello Francolini Si giunge allo studio di Paolo Bini tenendosi la citt\u00e0 di Salerno alle spalle, per immergersi nella campagna dolcemente piana tra Pontecagnano e Battipaglia, in quell\u2019orizzonte vasto di terra che per tipicit\u00e0 geografica, serv\u00ec il grande sbarco degli Alleati [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":28872,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-28869","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28869","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28869"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28869\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/28872"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28869"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28869"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28869"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}