{"id":28425,"date":"2022-10-14T09:00:00","date_gmt":"2022-10-14T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=28425"},"modified":"2023-04-03T15:42:47","modified_gmt":"2023-04-03T13:42:47","slug":"jacopo-benassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/jacopo-benassi\/","title":{"rendered":"Jacopo Benassi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Spezia 1970<br>Vive e lavora a La Spezia<br>Studio visit di Marco Scotti<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:45px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A pochi passi dalla stazione di La Spezia, dietro quelle che sembrano le vetrine oscurate di un negozio, si apre lo studio di Jacopo Benassi. Un artista oggi completamente immerso in un percorso che trova nell\u2019immediatezza la sua forza, partendo dalla fotografia, posta come elemento fondante, per rileggere la lezione delle sottoculture musicali e trovare un\u2019attitudine trasversale. Etica ed estetica punk, libert\u00e0 di muoversi tra i linguaggi senza preoccuparsi troppo delle tecniche: \u00abLa fotografia \u00e8 l\u2019unica cosa che so fare, ma ora non voglio preoccuparmene pi\u00f9. La macchina \u00e8 sempre davanti a me, riprendo tutto quello che faccio, e tutto, anche il suono, \u00e8 mediato dalla fotografia\u00bb. \u00abSenza la macchina fotografica non potrei fare nulla\u00bb. Questo \u00e8 il punto di partenza, per un percorso che \u00e8 stato influenzato da tutto quello che ha incontrato, a partire dal club B-Tomic, gestito da Benassi per anni con alcuni amici e sotto il quale ha avuto il primo spazio dove lavorare, a <em>fanzine<\/em> soprattutto (e l\u2019attivit\u00e0 editoriale rimane ancora oggi importantissima, e spesso autoprodotta). Ora lo studio \u00e8 un luogo di sperimentazione: \u00abPer me \u00e8 fondamentale, \u00e8 anche lo spazio dove vivo e cos\u00ec non smetto mai di lavorare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua ricerca attuale continua a essere articolata e multiforme. Una serie iniziata quasi un anno fa riflette sulla sovrapposizione, lavorando sull\u2019idea di parete a partire da Gordon Matta-Clark: \u00abmi sono chiesto dove finisse l\u2019opera, interrogandomi sul momento, quando viene incorniciata. Avevo paura non fosse pi\u00f9 mia, cos\u00ec ho iniziato a lavorarci, tagliando i vetri, rompendo le cornici. \u00c8 un lavoro su quello che sono, non recito\u00bb. Dalle pareti di cartongesso, staccate e rotte, \u00e8 stato un percorso fatto di prove, che ha portato alle installazioni per l\u2019importante mostra <em>Vuoto<\/em> al Centro Pecci nel 2020, con riflessioni sull\u2019idea di accatastare e imballare le opere, togliendole dalla visione del pubblico. \u00abQui entra la pittura, per la mia ultima mostra ho iniziato a dipingere La Spezia attraverso gli occhi di Agostino Fossati, un pittore dell\u2019Ottocento. Non ho tecnica, ho preso dei particolari o degli sfondi, ho agito velocemente come faccio sempre: levando la pittura, cancellando, il quadro poi mi appariva. Un processo contrario al restauro. Poi li sovrapponevo alle stampe fotografiche, stratificandoli, nascondendoli, li tenevo insieme con delle cinghie dando a tutto un senso di forza ma anche di fragilit\u00e0\u00bb. Si tratta spesso di immaginare quello che non \u00e8 oggettivamente visibile, arrivando dentro all\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrando nello studio troviamo solo una parete destinata ai lavori recenti, per il resto i cavalletti sono le tracce del lavoro pittorico mentre, come quinta, un muro \u00e8 interamente destinato alle chitarre sfasciate durante le performance. \u00abSe fossi venuto solo due giorni fa, il mio studio sarebbe stato completamente diverso, avresti visto Lori Goldston \u2013 musicista americana che ha partecipato anche ad <em>Unplugged in New York<\/em> dei Nirvana \u2013 che provava insieme a me. E io non faccio musica, o meglio la faccio automaticamente cadendo sugli strumenti. E mi piace modificarli, non solo nel suono, renderli quasi delle sculture\u00bb. Ieri, infatti, \u00e8 andato in scena nella sede di Fondazione Carispezia l\u2019ultimo appuntamento di <em>Cortile<\/em>, la serie di incontri collaterali alla mostra in corso, con la Goldston appunto e il gruppo danese dei Larsen. Questi momenti performativi accompagnano <em>Matrice<\/em>, a cura di Antonio Grulli, un\u2019esposizione interamente costruita attraverso il dialogo con la sua citt\u00e0 e progettata in ogni suo aspetto. Ma una mostra la troviamo anche nel bagno dello studio, ribattezzato FBI \u2013 Fondazione Benassi Iacopo e unica stanza a essere ricoperta di suoi scatti, affiancati da interventi di artisti ospiti: dopo Andrea Renzini, \u00e8 stato Francesco de Grandi a intervenire pittoricamente sul coperchio del WC.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 sicuramente una sfida per l\u2019artista capire come mettere ancora pi\u00f9 a fuoco il ruolo dell\u2019immagine fotografica all\u2019interno di dinamiche performative e installative, senza perdere la forza e l\u2019efficacia portata dall\u2019immediatezza, dalla consapevolezza di volersi porre come indifferente a certe complessit\u00e0 tecniche. Il percorso della ricerca \u00e8 chiaro, cos\u00ec come la necessit\u00e0 di Jacopo Benassi di non fermarsi, di spostare i confini rispetto a quanto gi\u00e0 raggiunto. La spinta \u00e8 sempre legata al prendere atto dell\u2019imperfezione, con urgenza: \u00abio sono sempre in una fase attiva, butto fuori pezzi di me, \u00e8 come se manipolassi me stesso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abOra non riesco quasi a fare foto, ne scatto pochissime\u00bb: c\u2019\u00e8 anche il peso di un archivio enorme, per\u00f2 dalla fotografia sembra che Benassi non riesca a staccarsi. \u00abE anche di performance in fondo non ne mastico tanto, ho iniziato con Kinkaleri, che sono stati come genitori per me in questo ambito\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec il performativo non pu\u00f2 prescindere dalla presenza della fotocamera, destinata a riprendere l\u2019artista mentre \u00e8 in scena, con un controllo totale di Benassi sull\u2019immagine, sia questa realizzata grazie ad automatismi oppure delegata ad altre persone che rinunciano per\u00f2 completamente alla loro autorialit\u00e0. \u00abPrima mettevo le mie macchine sui cavalletti, ora d\u00f2 la camera in mano a qualcuno ma per me non cambia nulla: progetto una situazione e l\u2019immagine che ne deriva \u00e8 mia. Anche tecnicamente, do in mano alle persone macchine senza teleobiettivo, e io devo semplicemente essere al centro dello scatto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_JacopoBenassi.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_JacopoBenassi-819x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28458\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_JacopoBenassi-819x1024.jpg 819w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_JacopoBenassi-240x300.jpg 240w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_JacopoBenassi-768x960.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/b_JacopoBenassi.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_JacopoBenassi.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_JacopoBenassi-819x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28460\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_JacopoBenassi-819x1024.jpg 819w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_JacopoBenassi-240x300.jpg 240w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_JacopoBenassi-768x960.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c_JacopoBenassi.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Spezia 1970Vive e lavora a La SpeziaStudio visit di Marco Scotti A pochi passi dalla stazione di La Spezia, dietro quelle che sembrano le vetrine oscurate di un negozio, si apre lo studio di Jacopo Benassi. 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