{"id":28239,"date":"2022-09-30T10:33:47","date_gmt":"2022-09-30T08:33:47","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=28239"},"modified":"2023-03-28T10:56:31","modified_gmt":"2023-03-28T08:56:31","slug":"francesco-arena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/francesco-arena\/","title":{"rendered":"Francesco Arena"},"content":{"rendered":"<p>Torre Santa Susanna 1978<br \/>\nVive e lavora a Cassano delle Murge<br \/>\nStudio visit di Lorenzo Madaro<\/p>\n<p>Vado a trovare Francesco Arena in un bollente pomeriggio agostano. Siamo a Cassano delle Murge, entroterra barese, dove l\u2019artista vive e ha studio da molti anni. Nello spazio vige un certo ordine. Opere recenti e passate convivono pacificamente facendomi comprendere come, in fondo, Arena lavori su alcuni temi fin dagli esordi: il tempo, la distanza, le misure. Sono convenzioni che consideriamo paradigmi, tracce che l\u2019uomo lascia per dare realt\u00e0 a quella che chiamiamo civilt\u00e0. In questo spazio Arena concepisce i lavori di piccolo formato, assemblaggi soprattutto, ma \u00e8 qui che ritrova la dimensione della progettualit\u00e0 e della riflessione. In una stanza pi\u00f9 piccola, la scrivania, il computer, i libri e una parete piena zeppa di foto, post-it, stratificazioni di memorie famigliari (la sua bimba) e professionali.<\/p>\n<p>Nella tranquillit\u00e0 della provincia, Arena evidentemente trova la giusta concentrazione per lavorare con impegno costante. Qui ha artigiani e collaboratori che partecipano alla nascita dei suoi lavori, ma da sempre Arena \u00e8 un viaggiatore instancabile, siamo a mezz\u2019ora dall\u2019aeroporto di Bari, perci\u00f2 costantemente vola per appuntamenti, mostre e sopralluoghi, anche per raggiungere le tre gallerie che lo rappresentano (Trisorio, Raffaella Cortese e Sprovieri). Sostenibilit\u00e0, \u00e8 evidentemente uno dei suoi principi nell\u2019organizzazione logistica del proprio lavoro, sia in termini di produzione che per quel che concerne il deposito. \u201cDon\u2019t stop\u201d, l\u2019adagio di Obrist, pare gli appartenga intimamente. E questo suo approccio ha sempre indicato una via opposta al pensiero dominante per il quale, per \u2018trottare\u2019 nel mondo dell\u2019arte, bisogna lavorare (e vivere) in determinate citt\u00e0 (le solite due\/tre). Dal Castello di Rivoli al MAXXI, dal Parco archeologico del Palatino a Roma e poi a New York, la Cina, e diverse geografie europee: Arena e il suo lavoro sono riusciti in questi vent\u2019anni di operativit\u00e0 a conquistare musei, fondazioni, fiere, collezionisti.<\/p>\n<p>Ma partiamo dal principio, perch\u00e9 ormai il suo percorso oltre a essere intenso (e complesso) \u00e8 anche lungo in termini cronologici.<\/p>\n<p>Siamo nel 2004 e con l\u2019opera <em>3,24 m<\/em> alla Galleria Monitor di Roma, Arena precisa i punti cardinali del proprio lavoro. Oggi, a distanza di quasi vent\u2019anni, i principi enunciati con quell\u2019opera, oggi al MAXXI, dedicata alla cella (di quelle esatte dimensioni, la scultura \u00e8 infatti una riproduzione in legno in scala 1:1) in cui fu tenuto prigioniero dalle BR Aldo Moro, risultano costantemente validi per leggere lo sviluppo del suo percorso. Il lavoro rimane difatti fedele a specifici principi gi\u00e0 avviati all\u2019epoca: l\u2019importanza concettuale delle dimensioni, uno sguardo sulla storia politica recente e una riflessione tangibile su un\u2019idea specifica di scultura, che guarda al minimal e che viene intesa come linguaggio che interroga s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Il lavoro di Arena oggi ha validit\u00e0 proprio per questa sua capacit\u00e0 di leggere la Storia recente, senza ricorrere al pur importante discorso della documentazione o della narrazione, senza dimenticare di investigare la forma come radice primaria del linguaggio della scultura. A suo dire la scultura \u00e8, come il corpo umano, dotata della capacit\u00e0 di occupare uno spazio definito e quindi di sottrarre spazio e al contempo di contenerlo. Nel dibattito odierno, che vede molti artisti rileggere il passato storico, sociale, politico e antropologico, Arena rimane lucido assertore di una via che non ha mai abbandonato, ovvero quella di una \u201cstoria che non ho vissuto\u201d (per dirla con il titolo di una preziosa mostra collettiva al Castello di Rivoli di qualche anno fa) che per\u00f2 sa leggere senza fronzoli, pescando da un immaginario visuale e formale legato al minimal e all\u2019arte povera.<\/p>\n<p>Ma Arena sa anche essere aereo, anzi, di recente perfino poeticamente ludico. Basti pensare all\u2019altalena che ha concepito per <em>Panorama<\/em>, la mostra promossa dal consorzio <em>Italics<\/em> con la curatela di Vincenzo De Bellis a Monopoli, nella sua Puglia. Sulla superficie bronzea dell\u2019asse, utilizzabile da adulti e bambini, nella chiesa sotterranea del castello (e installata di fronte a una straordinaria opera di Marisa Merz) c\u2019\u00e8 scritto: <em>Tutti i giorno presenti si somigliano fra loro, ogni giorno passato \u00e8 differente a modo suo<\/em>. Ancora una volta \u00e8 la letteratura a ispirarlo, insieme ad altre fonti, anche visive, naturalmente. Pensiamo all\u2019<em>Autoritratto<\/em> di Boetti o a certe influenze che gli derivano da Pascali o da Anselmo e, talvolta, queste parentele sono molto evidenti a livello formale.<\/p>\n<p>In ogni caso la via di Arena rimane sempre concentrata verso un percorso autonomo, rigoroso, capace di relazionarsi con i luoghi, trasformandoli talvolta (come fece al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Bartolomeo Pietromarchi), anche con ardite convivenze tra i materiali, da quelli duri e implacabili (e non modificabili) come la pietra, a quelli che vivono metamorfosi invisibili ma costanti. \u00c8 anche in questo binomio, che include un concetto caro ad Arena \u2013 ovvero la soglia \u2013 che vanno rintracciate altre radici del suo discorso artistico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/b_FrancescoArena-rotated.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28219\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/b_FrancescoArena-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"544\" height=\"725\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/b_FrancescoArena-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/b_FrancescoArena-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/b_FrancescoArena-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/b_FrancescoArena-rotated.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 544px) 100vw, 544px\" \/><\/a> <a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/c_FrancescoArena-rotated.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28221\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/c_FrancescoArena-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"544\" height=\"725\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/c_FrancescoArena-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/c_FrancescoArena-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/c_FrancescoArena-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/c_FrancescoArena-rotated.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 544px) 100vw, 544px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torre Santa Susanna 1978 Vive e lavora a Cassano delle Murge Studio visit di Lorenzo Madaro Vado a trovare Francesco Arena in un bollente pomeriggio agostano. 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